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domenica 20 luglio 2014

RAVENNA 2019 la città ideale



Mi piace chiudere le mie umili analisi su Ravenna Capitale della Cultura, assai lontane dall’essere esaustive, con una notizia letta non molto tempo fa. Il patrimonio artistico e culturale di proprietà dello Stato in Emilia-Romagna vale 16,9 miliardi di euro, 4000 euro per abitante. A dirlo è la Ragioneria dello Stato, risulta che quasi tutto il patrimonio è costituito dagli Archivi di Stato. Quello di Bologna, da solo, vale 4,86 miliardi di euro. Una cifra altissima, per fare un paragone  la Pinacoteca bolognese che ospita quadri dei Carracci, di Guido Reni, del Guercino e di Raffaello, solo per citarne qualcuno  è valutata  solo 45 milioni di euro. In Romagna abbiamo una serie di biblioteche eccelse: la Malatestiana a Cesena, la Gambalunga a Rimini, la  Classense a Ravenna  e poi chissà quante altre che non conosco con la loro ricchezza di antichi codici manoscritti, incunaboli, edizioni a stampa di pregio, autografi, manoscritti musicali, ricchissimi carteggi e chissà quanto altro. A Ravenna vi è pure l’ Archivio Arcivescovile, raccoglie i documenti della Diocesi  che risale al II secolo, una continuità documentaria  già a partire dalla metà del V secolo relativa al patrimonio della Chiesa Ravennate testimoniata dai papiri. L’Archivio ha subito nei secoli molte dispersioni, i papiri, alcuni sono andati perduti,  altri sono conservati presso la Biblioteca Vaticana e in varie biblioteche d'Europa e America. Nonostante ciò l’Archivio possiede ancora cinque papiri, innumerevoli pergamene, mappe, disegni e manoscritti, inoltre uno studioso  ha scoperto nell’Archivio  un testo poetico risalente al periodo 1170/1220, cioè la prima poesia mai scritta! Vi pare poco? C’è dell’altro. A Ravenna all’epoca di Teoderico è stato scritto il Codex Argenteus, una Bibbia manoscritta in lingua gotica, realizzata su pergamena color porpora e scritta con caratteri in argento ed oro. Il manoscritto è anche noto con il nome di Bibbia d'argento. Oggi è conservato, dopo varie traversie, in Svezia. Il manoscritto conteneva in origine 336 fogli, ma solo 187 si sono conservati; dal 2011 l’UNESCO lo ha inserito nell’Elenco delle Memorie  del Mondo. Sono appassionata d’arte, avrete notato che ho deturpato i monumenti, i mosaici con la mia “arte”, ma  con l’immagine del Codice d’Argento non ho proprio il coraggio di farlo…la scrittura è la memoria, è tenere in vita chi c’era prima di noi.

immagine, pagina del Codex Argenteus 

giovedì 17 luglio 2014

RAVENNA 2019 la città ideale



Ravenna è terra di mosaici, di mare ma anche di pinete, il pino fruttifero è nello stemma della città. Le pinete sono due, quella di Classe a sud, quella di San Vitale a nord. Nei tempi ormai andati la popolazione vi trovava sostegno economico, con la raccolta della legna, delle pigne, dei pinoli, delle erbe commestibili, dei funghi e degli asparagi. Ancora oggi, al mattino presto a maggio si raccolgono gli asparagi e in agosto le more. Fra i pini  coi loro alti fusti e la chioma ad ombrello crescono, i carpini, l'olivello, il ligustro, il prugnolo, il sorbo, il nespolo e una variegata moltitudine di uccelli è veramente molto rilassante passeggiare o andare in bicicletta fra i sentieri, cercando di riconoscere dal cinguettio il volatile, a volte può sgusciare fuori all’improvviso una grossa biscia nera regalandoti una forte emozione. La pineta di San Vitale è caratterizzata da zone basse e da “staggi”,  cioè zone più alte in questo modo molti  alberi hanno il tronco parzialmente nell'acqua. Accanto a questa pineta si trova l’Oasi di Punta Alberete, è una foresta allagata, che ricorda che Ravenna era una palude. Il percorso è un “anello obbligato” da percorrere in  religioso silenzio, fra gli alberi sommersi oppure fluttuanti, altri si specchiano nell’acqua moltiplicandosi. Questi laghetti d’acqua, sono chiamati “chiari”, si alternano a verdeggianti praterie, questa è la zona degli “staggi” cioè le zone dove la sabbia si è accumulata. Fra salici, ontani, frassini e pioppi, le rare piante palustri si fanno notare ugualmente con le loro appariscenti fioriture: Orchidea, Iris giallo, Campanellino e Ninfea bianca. Pesci, bisce, rane, tartarughe (fra cui la testuggine palustre) ma anche tante nutrie (io mi ci sono abituata ormai trovo belle anche loro). Non dimenticate il binocolo e la macchina fotografica per gli appassionati della natura qui si trovano rare specie di  uccelli come l’Ibis, l’Airone, la Spatola, la Garzetta e il Martin pescatore.


immagine di Teoderica, la Pineta 

lunedì 14 luglio 2014

RAVENNA 2019 la città ideale


Sono sicura che avrò dimenticato tante cose su Ravenna, ad esempio non ho citato il Piccolo Museo delle Bambole e di altri giocattoli fra cui bambole di porcellana, di panno,   piccoli negozi e cucine, costruzioni, animaletti di peluche e cavallini. Inoltre non vi ho scritto che la via Cavour è la via dello “struscio” e delle vetrine, né vi ho detto che l’offerta alberghiera è assai buona. Non posso però non scordarmi che Ravenna è la città delle biciclette, dove il turista le può affittare gratuitamente. Con la bicicletta ci si può recare alla Darsena o anche alla spiaggia. Purtroppo qui c’è una nota dolente, le piste ciclabili molto spesso sono “tronche”, finiscono all’improvviso, anche il cittadino ravennate è un bel po’ indisciplinato con le due ruote, pure io, ma che ci volete fare in un mondo dove chi rispetta le regole è sempre più nella gabbia dei divieti, la bicicletta è un respiro di libertà. La Darsena è un quartiere di Ravenna assai bello, la cementificazione selvaggia non ne ha fatto scempio, forse perché era considerato un quartiere malfamato, si è costruito in altre zone che oggi sono anonime e grigie. La Darsena ha un ulteriore caratteristica, dalla stazione parte il canale Corsini, ultima testimonianza  del forte legame della città con l’acqua. Treni e barche e pista ciclabile per il mare questo è un biglietto da visita importante per la candidatura di Ravenna, speriamo che sia attuabile per il 2019. Questa zona è poi tutta da riqualificare, abbellendola con verde e mosaici. Dalla stazione proseguendo per la Darsena si giunge ad uno spiazzo con un’elegante costruzione che evoca modernamente il Mausoleo di Teoderico è il Pala de Andrè, Palazzo delle Arti e dello Sport  voluto dalla famiglia Ferruzzi e da Raoul Gardini. La costruzione si integra al paesaggio esaltandolo, ricco di simboli e scodelle mosaicate di grandi artisti, è una cattedrale laica.Presenta all’entrata una grande opera di Alberto Burri, rappresenta la carena di una nave rovesciata ma l’immaginario popolare  vi vede due mani che si incontrano. Due mani che si incontrano… amicizia un  bel motivo per la candidatura  diRavenna.        


immagine di Teoderica, La Darsena

martedì 8 luglio 2014

RAVENNA la città ideale



Adesso andiamo a visitare il Duomo, il Museo Arcivescovile e il Battistero Ortodosso. Torniamo indietro, facciamo i nostri acquisti, un souvenir è sempre attraente, non importa che qualcuno li consideri paccottiglia, il valore non è la cosa ma ciò che rappresenta per noi e Ravenna val bene un ricordo. Questa volta non passiamo per via Diaz, prendiamo la via Mariani, passiamo davanti al teatro di Ravenna dedicato a Dante Alighieri, proseguiamo, possiamo svoltare a destra in quella via chiamata un tempo “delle Melarance” e luogo di ritrovo della famosa e tragica “setta degli accoltellatori”, oggi si chiama via Mentana, qui sulla destra c’è una deliziosa bottega di un tempo: una drogheria già questa attività non esiste più, qui c’è un’ulteriore attrattiva in più, l’arredamento è di fine ‘800 in stile liberty, era l’arredamento della farmacia dei domenicani, che avevano la loro chiesa poco distante. Dopo questo negozio vi è una rifornita cartoleria in stile vecchia Inghilterra, poi una coltelleria con strani armi ed infine una vetrina con la tipica stampa romagnola su disegni di Tonino Guerra, dalla parte opposta di via Mentana locande ed un forno da poco aperto che sforna delizie da fine del mondo. Ma dirigiamoci al Duomo, prima di arrivarci incontreremo maestosi palazzi, ognuno ha la sua storia, a volte tragica. Ci troveremo in una grande piazza, contornata di Palazzi, oggi parcheggio, domani non si sa, qui se avete fame troverete un ristorante con una buona cucina a prezzi modici: “Scaì”. Se volete assaggiare il rito domenicale di un tempo dei romagnoli, qui lo potete fare: passatelli in brodo, lesso misto, zuppa inglese, ottima anche la pizza. Siccome ci siamo fermati a fare shopping e  a mangiare ci dirigiamo verso il Giardino delle erbe dimenticate che è proprio qui sulla piazza a rilassarci fra le antiche piante, al Duomo andremo nel pomeriggio.   


immagine di Teoderica, La Fauna del Museo Arcivescovile