lunedì 11 gennaio 2010

PEOPLE

NESTORE


Mi sentivo come un uccello in gabbia, che sbatteva le ali disperato, tentando stupidi voli che andavano a cozzare contro le inferriate della gabbia, la quale diveniva sempre più angusta. Non sapevo più dove aggrapparmi, avevo smesso di mangiare, di dormire, di leggere; al lavoro ero come un' automa, la cosa che più mi era facile, era fumare.
Il mio corpo si attaccava disperatamente alla vita, e trovò due fili a cui agganciarsi.
Un filo fu il web.
L' altro filo fu Nestore.
Nestore lo avevo incontrato sulle pagine del mio quotidiano preferito, lui vi scriveva ed io mi ritrovavo in quelle righe.
Avevo notato che i suoi articoli erano pubblicati soprattutto la domenica ed io avevo iniziato ad aspettare quel giorno con trepidazione. Un giorno trovai un suo scritto in cui lui parlava di una sua compagna la cui vita l' aveva trasformata .....non più donna ma scimmia. La mia mente vacillò, pensai che quella scimmia ero io, trovai che in quelle righe
c' era la mia situazione e perciò non ero sola in mezzo al mare di dolore, qualcun altro stava come me.
Poi piano, piano, le cose mutarono, i mesi passarono, arrivò l' estate, il sole, il mare, la vita.
Continuai ad aspettare l' uscita degli scritti di Nestore, ma non più con la dolorosa, folle eccitazione di esserne parte.
In autunno arrivò una e-mail, inizialmente pensai ad uno scherzo, era di Nestore. Aveva letto nel web un mio commento su di lui, lo aveva trovato in un blog dove io andavo spesso a scrivere le mie impressioni. Nestore si era incuriosito della sua fan e mi aveva rintracciato.
Siamo diventati amici di web, ma per me è un amico e basta.
Nestore assomiglia fisicamente a Trentalance ed è una carpa del Fiume Giallo, la quale fa più fatica delle altre carpe in quanto nuota controcorrente.
Nestore è un uomo della nebbia e del sole, mi piace immaginarlo a bordo della sua Mini Minor color carta da zucchero, mentre percorre la strada della sua vita evitandone i segnali di indicazione, perchè Nestore preferisce essere libero.
Ciao Nestore, questa mattina ho letto la lettera che tu hai pubblicato per il tuo amico di penna milanese, io ho voluto fare questo racconto per te......sai ho i neuroni specchio sempre accesi.



Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

24 commenti:

Eva Prunella Grandiflora ha detto...

Io mi sento un po' Nestore e un po' scimmia...la mia estate tuttavia non è ancora arrivata.
Un abbraccio
Eva

Gaetano Barbella ha detto...

Nestore potrebbe essere inteso come una sorta di coppa del Graal, dunque la "Coppa di Nestore".

La coppa di Nestore è un reperto archeologico rinvenuto nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno, sull'isola d'Ischia, dall'archeologo tedesco Giorgio Buchner. Risale al 725 a.C. circa. Costituisce il più antico esempio pervenuto di un brano poetico in scrittura contemporanea.

«Io sono la bella coppa di Nestore,
chi berrà da questa coppa
subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona»

Vi sono interpretazioni alternative, e comunemente accettata dagli studiosi, che trovano appoggio al fatto che c'è attrazione, da parte tua Paola, per il web che trova appoggio nell'immaginazione virtuale.

Alcune di queste si avvalgono di correzioni del testo suddetto, per spiegare l'effetto umoristico dell'incoerenza che si percepisce tra il primo rigo e gli altri. Per alcuni studiosi il primo rigo dovrebbe leggersi "La coppa di Nestore può esser buona, ma...", oppure "Coppa di Nestore, va' via!". Una terza ipotesi è che il testo sia il risultato di una sfida durante un simposio: qualcuno scrisse il primo rigo, poi toccò a un secondo aggiungere un secondo verso e così via.

Già da qui ci si avvia per capire abbastanza del tuo Nestore del quale ti piacciono i suoi "articoli" pubblicati soprattutto la "domenica".

Qui io intravedo tutto un camuffamento dietro un certo "intellettuale" cui piacerebbe la "donna scimmia". Può mai essere? Semmai una "femmina" cui non dispiace ripetere, ossia adeguarsi a lui senza vergogna.

Di Nestore sappiamo che era figlio del re di Pilo Neleo e di Cloride. Divenne re dopo l'uccisione del padre e dei fratelli da parte di Ercole. Famoso per essere il più vecchio e più saggio combattente sotto le mura di Troia. Ancora oggi molti modi di dire lo citano come sinonimo di più vecchio e saggio.

Ma ci piace più che il nome di Nestore ricorra anche nell'iscrizione poetica incisa su una coppa detta appunto di Nestore, il più antico documento di lingua greca, coevo ai poemi omerici. Quella che io ho posta accanto a quella del Graal all'inizio.

In realtà di Nestore piace molto di più il giovane guerriero greco, talché assomiglierebbe al porno divo Trentatrelance - diremo fra noi, mister trentatre [...], un po' meno di quel John Holmes (vero nome John Curtis Estes), che purtroppo morì di grave malattia trasmessa col sesso. È una vera spina nel fianco di questi "mister". E c'è ben ragione di stimarli delle "Carpe del Fiume Giallo" che fanno più fatica delle altre carpe in quanto nuotano controcorrente. Altra chiara sottigliezza, in relazione "Trentatrelance", un eccezionale gladiatore dell'arena del sesso.

Ma il web ha questo di bello, che rende libera l'immaginare, nella nebbia e nel sole, ma non da imporsi alla realtà e mortificarla per quella che è, magari non a l'altezza di Mister Nestore. Giusto in una dinamicità stimolante di una "Mini Minor".

Ciao,
Gaetano

giardigno65 ha detto...

somiglia a trentalance ed è una carpa ? che forza !

sara ha detto...

Ciao Signora impegnata,
post e musica sempre degni di attenzione.

teoderica ha detto...

Prunella spero bene che non sia arrivata l' estate per te......tu sei nella primavera non dimenticarlo, può essere una primavera un po' stanca per il momento......ma è maggio il mese del vino e delle rose non dimenticarlo.
:-)

teoderica ha detto...

Gaetano tu mi vizi in maniera scandalosa, mi regali commenti che danno lustro ai miei raccontini, tu me li adorni. In quanto alla coppa meravigliosa e magica, ti dirò che il nome è stato scelto proprio per la coppa, infatti questo Nestore ha un filo che lo lega al poeta di quelle poesie che ho messo accanto ai tuoi disegni, capisci sono coppe magiche e delicate e proprio per questo, perchè nuotano controcorrente soffrono di più. Non sapevo però...Una terza ipotesi è che il testo sia il risultato di una sfida durante un simposio: qualcuno scrisse il primo rigo, poi toccò a un secondo aggiungere un secondo verso e così via......e questa è una sorpresa che calza a pennello col mio racconto di amicizia nata virtualmente e un po' magica.Trentalance....il prendersi in giro, l' essere liberi, l' essere dolci ma ruvidi, lo scherzo, la goliardia.........anche la mini minor, è piccola, scattante, dinamica come dici tu.....insomma Gaetano hai capito tutto, anzi sei andato oltre.
Il web.....sììììììì mi piace,rende libera l' immaginazione, non so se hai sentito ma ora cerco di abbinare la "musica giusta"ai post....e mi diverto un sacco, faccio il disegno, scrivo il post e cerco la musica adatta.....sìììììììììì viaggiare.
Ciao Gaetano..... ^_^

teoderica ha detto...

Che ne dici di un Trentalance ....tinca?
Ciao giardino allo zen-zero.

teoderica ha detto...

Ciao Sara....anche a me piacciono tanto i Gun's Roses, fanno proprio bene quando ci si "scervella" troppo.
:-)

pietro d. perrone ha detto...

Storia abbastanza vicina ad un'autobiografia immaginaria.
Vera ed immaginaria, così sembra.
Nestore sembra un nome d'arte che nasconde una persona reale.
La scimmia, un sentimento, una paura di apparire, un disagio di rappresentarsi.

Ma non badare alla mia fantasia malferma.

L'amico del web che ti parla è una carpa del fiume giallo, un colibrì affaticatissimo, che sbatte le alucce prima di andarsene a rincattucciare al tepore delle coltri di questa serata piuttosto fredda ed umida.

L'amico del web. Bella definizione. Una volta c'era l'amico di posta. Ricordi? Non ti è mai capitato? Io scrivevo con una ragazza canadese, che mi mandò anche qualche foto del suo splendido Quebec in autunno, rosso, oro, giallo...
Allora, a quei tempi, chissà, forse andavo alle scuole medie, quasi 40 anni fa, forse 37 o 38 anni fa. Allora, a quei tempi non c'era la potenza delle immagini del web. Il Quebec era un luogo immaginario sulle carte geografiche alle pareti dell'aula scolastica. Erano grandi, quelle carte. Grandi quasi come il mondo.
E le fotografie di quel mondo erano una fotografia di quel mondo così lontano, ai margini dell'universo.
Era più grande l'universo, allora, era più piccolo, perchè conteneva meno immagini, meno parole, meno persone. Ma era più grande, più... immenso... più... sconfinato... era tutto dentro la nostra immaginazione, e quelle foto amplificavano la mia immaginazione in una direzione imprevista, in una continente inesplorato...

Il Quebec. Poi, con la tivvù scoprimmo che c'erano problemi di rivolta autonomista. Chissà cosa avrà fatto quella ragazza. Oggi sarà una signora di mezza età, come me. Di mezza età come me, intendo.

Adesso siamo amici di web.
Amici di web era una condizione esistenziale inimmaginabile. Amici senza corpo: si ma amici la cui immagine si scompone in miliardi e miliardi di bit. Come il teletrasporto di Star Trek. E che differenza c'è, poi, i realtà fra quel modo lì di spostarsi ed il nostro dei blog?
A parte le avventure su pianeti sconosciuti, abitati da creature a metà tra esseri umani e mostri, tuttavia animate da sentimenti simili a quelli dei terrestri, buoni o cattivi che fossero, a parte le avventure, poi, ci si sposta con un clic. La nostra immagine, il nostro avatar ci rappresenta e ci impersona in modo totale, più che fisico, ci dona l'esistenza.
Non pensare che esagero: l'altr'anno mio figlio, allora aveva meno di 15 anni, una sera ha cercato il mio nome sul Google, la porta del web.
Stupito di aver trovato delle risposte che si riferivano al mio lavoro, mi detto: allora, paà, tu esisti davvero.
Un pò lo so che scherzava. Ma un pò mi aveva trovato davvero, in quel mondo che per me è immateriale ed immaginario, ma per lui è un archivio della realtà. Bene. Io, lì, c'ero.

Cara Paola, come vedi, i racconti servono.
Ti piace raccontare le tue storie.
Ed io ogni volta cado nel piacere di lasciarmi andare, di restituirti il regalo, di raccontare a mia volta un pezzettino del mio mondo...

teoderica ha detto...

Ciao Piero, la mia amica di penna era una tedesca e comunicavamo in inglese...come non mi piace la parola mezza età......nè carne nè pesce.
A me pare proprio di viaggiare, adesso che mi ci fai pensare,secondo quello che scrive Paopasc, noi comunichiamo solo col linguaggio simbolico....chissà se forse ci incontrassimo fisicamente faremmo un salto..ehi chi va là....io poi tramite il mio lavoro conosco un sacco di persone i miei amici preferiti sono i giovani, ci intendiamo a meraviglia,però il web mi ha permesso di conoscere diciamo così intellettualmente persone che io non avendo la possibilità di viaggiare non avrei conosciuto, nè avuto scambi di idee, più conosci persone più conosci il mondo. Io ho imparato tanto, tantissimo, trovo il web un mezzo divulgativo OK. Io poi non cerco di esagerare con le ore al computer....ma che vuoi che ti dica, lo trovo creativo eeeeeeeeee lo sai che io sono politicamente scorretta ma solo perchè mi piace fare la socratica, interrogare e così interrogarmi e ciò non lo posso fare con tutti....ebbene nel web ce ne sono come i funghi dopo la pioggia......vuoi vedere che il web ci salverà?
^_^

stella ha detto...

Ma ma...a me sembra un racconto autobiografico...

Annarita ha detto...

Gaetano, hai attribuito tre lance in più a Trentalance? Lapsus calami o aggiunta voluta?

Teo, una intrigante metafora. Suggestivo il disegno con la grossa carpa in primo piano.

Non c'è niente di autobiografico in questo racconto.?

Gaetano Barbella ha detto...

Lapsus calami, Annarita. Non me ne ero accorto.

Buonanotte a tutti,
Gaetano

teoderica ha detto...

Stella....a me piace mescolare l' irreale alla realtà......la vità è magica .......senti in sottofondo la musica....sto bussando alle chiavi del paradiso.......un beso.

teoderica ha detto...

Ciao Annarita, la carpa per i giapponesi è un pesce magico, i miei disegni i miei raccontini tentano di captare i fili del tessuto della vita, quelli piccoli, piccoli,prendono sempre spunto dalla trama della mia vita, un piccolo filo intrecciato a tanti altri fili.
^_^

teoderica ha detto...

Tu, Gaetano non me la conti giusta.....sei preciso come Annarita....non credo al tuo lapsus calami.....ma la verità è sempre velata......negli splendidi mosaici di Ravenna,solo il Cristo tiene il libro della verità con le mani nude, tutti gli altri sia martiri che santi ecc. hanno il pallio cioè il velo che copre le mani, perchè neanche a loro è concesso tenere il libro della verità a mani nude.........ciao.

Anonimo ha detto...

Per bussar cotali porte
non occorron braccia corte
ma alle volte da lontano
a bussar senza la mano
(come a fiume sempre a gallo
sta la carpa al fiume giallo)
basta il soffio di pensiero
se sai scriverlo per vero.

teoderica ha detto...

Ma chi è questo anonimo ........così poetico????

Chi è,
non sa che il pensiero
quando è vero
è curioso
e ama alzare il velo?

:-)

Gaetano Barbella ha detto...

Lupus in fabula, ma non sono io il poeta che ti incuriosisce. Vale per te Paola e la precisa Annarita, state a sentire.
Tutto torna con "Trentatrelance" e non Trentalance che al limite è quel Mister Trentacinque..., quello dell'ADS, il campione che però a causa della prassi sessuale "senza pallio" (vale anche per Trentalance e chi come lui) subì la morte.
Giuro che è stato un lapsus calami, ma debbo svelare che non trascuro a posteriori (ora) di tener da conto la cosa. E questo vale in tutti gli altri casi analoghi. Il lapsus c. lo considero come una rivelazione ignota che mi sorge dall'interno. "Trentatrelance" porta agli anni di Gesù Cristo, dunque posso ipotizzare che sia lui a rivelarmi la "verità" per tale "via" che è come "toccare il libro" relativo per via "erotica" e "senza pallio" e restare indenne dalla morte. Sapere una certa verità vale solo al momento in cui serve. Non è dato di sapere se prima, al momento in cui essa trova riscontro, o se subito dopo o chissà quando.
Gaetano

Anonimo ha detto...

Sempre alza e sempre a galla
come carpa in fiume, gialla
ama e odia col poeta
gente attiva e gente queta
sì l'anonimo scrivente
fa per l'uso della gente
che del velo usa alzare
per curiosità mostrare.

teoderica ha detto...

Ebbene, Gaetano io credevo che il poeta eri tu.
In quanto a Trentatrelance ero arrivata più o meno a quello che hai scritto tu.....anche se tu hai approfondito .....non resta che scoprire l' arcano del poeta.
Un beso.

teoderica ha detto...

Anonimo che poeti e giochi a palla
ti faccio le pulci lo stesso
se la carpa che sta a galla
ha l' occhio un poco lesso
e l' anonimo poeta
con le lettere duetta
ciò non toglie
che ti dico che sei bravo
anche se un poco strano.

Anonimo ha detto...

non sia per parlare oscuro
che 'l scrivente pone un muro
al suo dire sfaccendato
l'ombra, dell'anonimato.
Egli intende, stanne certo
che il veder con l'occhio aperto
solo qui non voglia dire
pulci a carpa far finire:
carpa a galla, or è provato
tutto ha altrui significato
ch'è di quel natante frutto
a cavarsel dappertutto.
Se poi tu sai ben guardare
soluzione puoi trovare
chè all'anonimo scrivente
piace scriver della mente!

teoderica ha detto...

Se all' anonimo scrivente
piace scriver della mente
ecco
che la mente
finalmente
s' accende.