mercoledì 27 gennaio 2010

PEOPLE

CARMEN e JACINTO 2 e ultima parte



Perchè tu non ce l' hai fatta Jacinto?
Perchè hai sentito il bisogno di dirmi che Carmen si è adeguata?
Mi credi che la gioia che ho provato per Carmen è stata offuscata dal dolore che sento serpeggiare in te?
Quando siamo diventati amici Jacinto?
Dopo lo scontro che abbiamo avuto perchè tu eri manesco con Carmen, ne abbiamo avuto un altro.
Eri entrato al bar, in gruppo con gli altri come te, mi avevi sottratto sotto gli occhi due bottiglie di cognac, senza che io me ne accorgessi; mia madre, controllava ogni cosa, quando voi uscivate, se ne accorse subito di ciò che mancava ed iniziò la solita litania sulla mia "svagatezza". Esasperata dai suoi rimbrotti, vi ho rincorso, in bicicletta, vi ho raggiunto intimandoti di ridarmi le bottiglie, altrimenti avrei sporto denuncia.
Tu Jacinto me le hai riportate, furioso mi hai detto che se ti avessi denunciato, avresti dato fuoco al bar e poi saresti scomparso, tu sapevi come fare. Io ti ho risposto così:
- Ma bene, così non solo furto, ma anche ricatto, e pensare che quando hai bisogno che ti legga ciò che è scritto sul "foglio di via" o parlare al telefono col tuo avvocato per spiegare cosa combini, vieni da me, mi hai detto che ti fidi di me, non si fa così, non si ruba agli amici, anche gli zingari hanno un codice d' onore . Se vuoi guerra, sia, ti denuncio anche per ricatto-.
Tu Jacinto sei scoppiato a ridere.
Il giorno dopo sei venuto con il capo degli zingari, tuo fratello, perchè siete figli di una regina, non so di quale etnia perchè io certe cose non le ricordo. Hai raccontato il fatto, ed il capo ha dato la ragione a me, non si ruba a chi ha dimostrato amicizia e coraggio, non si fa questo fra gli zingari. Da allora non hai portato più via niente, non solo tu ma anche gli altri.
Io Jacinto sono un' inguaribile ottimista quindi aspetto, un mese, un anno, aspetto che tu passi a trovarmi con la tua famiglia, perchè è quella la strada giusta Jacinto.



Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

4 commenti:

stella ha detto...

Bella lezione di vita, Teo.

Hai educato...un individuo incorreggibile.

teoderica ha detto...

Ciao Stella.....ora vengo a fare un salto da te.
^-^

pietro d. perrone ha detto...

Paola, non devi aspettarlo.
Non so se gli hai dato una lezione. Dal to punto di vista certamente si.
Ma lui?
Non lo so.
Ma certo si sente umiliato.
E non verrà.
Anche se ti rispetta.
Ma il rispetto che deve dare a chi ha un'autorità forte non corrisponde ad un'amicizia.

Ma lui verrà da te quando ha bisogno di un confronto vero.
Perchè lui ha paura di se stesso. Lui sa che è meno di suo fratello. Che la regina passerà i suoi poteri sul popolo al fratello.
E lui odia il fratello, ma lo teme.
Teme lui. Ma arispetta te.
Due persone diverse. Due sentimenti diversi.

Un giorno lotterà contro il fratello. Perchè al sangue non si comanda. La rabbia conduce i deboli al camposanto.
E lui lo sa che è debole.
Lui teme il fratello, forte, duro, senza paura.
E deve farlo fori.
Deve lottare contro dilui.
POtrebbe anche ucciderlo.
Se ne fosse capace.

Ma lui teme il fratello. Lui teme il più forte.
E' per questo che scompare, a periodi.
Non viene da te perchè deve guardare dentro di sè. Deve guardare la medusa che lo pietrifica. Deve affontare il gelo che lo paralizza.
Perchè la paura paralizza. E gela.

In quei periodi è Carmen a pagaare.
Lui picchia duro. Perchè deve affronare il più forte.
E invece ammazza di botte la più debole. Che lo ama.
E la tratta come una bestia, come un volgare gioco che si può buttare via.
Ma non può abbandonarla. Perchè è lei a portare il cibo a lui ed ai mocciosi da allevare. Ai quali insenare ad essere utili, attivi, a procurare denaro per il capofamiglia.

Anche loro prendono botte. Sempre. Ogni giorno. Senza ragioe.
Quando lui è ubriaco picchia più duro. Anche loro.
E poi assa da lei.
E la picchia, dopo, quando sta sul materasso. Ancora ansima mentre picchia.
A volte il sangue cla in un rivoletto all'angolo della bocca. E gli occhi si arrossano. In quegli attimi lei, col caldo sapore del sangue in bocca, e un pò annebbiata, vorrebbe piangere.
Ma lui è il suo padrone.
Ed ha ragione, lui. Ad essere il padrone.

Ma lo sa, lei, che lui tornerà a piangere fra le sue gambe, un giorno.
Quel giorno, se tornerà sarà un miracolo. Il fratello, il capo, non perdona.
se lo lasdcerà vivere ancora lui dovrà piangere a lungo.
E dovrà conquistare un altro campo.

Perciò scompare.

Prima di affrontare l'ultimo duello.

teoderica ha detto...

Lo so Piero, tutto quello che hai detto lo so, ma scusa se non abbiamo speranza ......cosa ci rimane???????????????????????????
Quel nichilismo maledetto........a volte lo accetto, ma a volte mi piace sognare e allora sogno quello che piace a me, trovo un' analogia forte fra il suono della chitarra elettrica ( senti la musica che ho messo)e il nostro tempo....teso come una corda, a volte struggente di bellezza a volte stridente come l' inferno.
Ti lascio al volo....vado alla presentazione di un libro sull' accidia.......un besotto.