venerdì 30 luglio 2010

PEOPLE

NERINA


Erano appena arrivati Pierino ed Ivan che ci proposero quella cagnolina tutta nera, tutta arruffata.
Altrimenti l' avrebbero portata al canile.
Dove ci stanno due cani ce ne possono stare anche tre.
La tenemmo.
Nerina era una signora.
Aveva charme ed eleganza.
Sembrava che camminasse coi tacchi.
Guardava con sufficienza le lotte di potere fra Pierino ed Ivan.
Mangiava composta, sempre per ultima.
Non chiedeva attenzioni.
All' esuberanza di Ivan e Pierino contrapponeva una calma serena.
Il suo modo di dimostrare gratitudine era di mettersi a pancia all' aria con le gambe alzate. Aspettava che tu le grattassi il ventre. Poi si alzava e si stendeva al sole.
Era matura e dolce, se gli altri due cani esageravano nell' irrequietudine, lei li metteva in riga.
Era lei il vero capo.
Era autorevole.
Pierino riuscì ad eludere la nostra sorveglianza, e la mise incinta.
Nacquero quattro cagnolini, due maschi e due femmine.
Trovammo una casa per tre di loro.
Nerina rimase incinta una seconda volta.
Rischiò di morire. Questa volta ne aveva uno solo che nacque morto.
Aveva diciannove anni quando se ne andò silenziosa, in punta di piedi.
Un' età considerevole.

Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.




martedì 27 luglio 2010

PEOPLE

PIERINO

Poco dopo la scomparsa di Igor II, ci telefonarono per chiederci se volevamo un cane.

Arrivò Pierino.

Pierino era un volpino dal lungo pelo bianco.

Aveva due mesi, era talmente basso che la pancia sfiorava il terreno.

Amava la neve, quando infuriava la bufera lui girava incurante delle condizioni atmosferiche.

Non amava fare il bagno, aveva un sesto senso, quando era tempo di bagno lui scompariva. Dovevi metterti i guanti di suola per lavarlo perché altrimenti ti morsicava. Lui proprio il bagno non lo voleva fare.

Era un tombeur de femmes.

Ci sapeva fare.

Faceva finta di non essere interessato.

Faceva l’ indifferente.

Ma sentiva l’ odore della cagnolina in calore da lontano. Noi stavamo attenti che non scappasse. Allora lui non riuscendo a scappare, si intristiva, smetteva di mangiare. Il suo bel pelo bianco si arruffava tutto, si attorcigliava in bioccoli spenti.

Una volta riuscì a mettere incinta la Nerina ( una bastardina tutta nera) e ci riuscì anche una seconda volta. Ma la Nerina ebbe un parto difficile, rischiò di morire e da allora Pierino fu sotto stretta sorveglianza e non riuscì più a fregarci.

Pierino aveva avuto il cimurro da piccolo, il veterinario aveva detto che non ce l’ avrebbe fatta; ma io testarda volli tentare. Imparai a fargli le iniezioni, era molto facile, bastava mettere il liquido nella siringa, stando attenti a far fuoriuscire l’ aria, poi si prendeva fra le due dita la carne del collo e qui si iniettava il liquido. Imparai a fare anche la flebo, si faceva allo stesso modo dell’ iniezione, con la differenza che Pierino non stava fermo ed io dovevo seguirlo con la boccetta della flebo fino a che il liquido non terminava .

Si salvò e campò per quindici anni.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.


sabato 24 luglio 2010

PEOPLE

IGOR E IGOR II

Dopo che Beta, il piccolo cane bastardino, se ne era andato , per la prima volta comprammo un cane.

Un cane di razza Pinscher.

Lo prendemmo in un negozio di animali.

Lo chiamammo Igor.

Lo portammo dal veterinario perché non sembrava molto sano, sembrava non vedere bene.

Il veterinario disse di portarlo indietro al negozio perché il cane non era sano, il suo handicap lo avrebbe portato alla cecità completa.

Lo riportammo al negozio, con senso di colpa, ma lo riportammo al negozio. Qui, ci diedero il fratello di Igor, che chiamammo Igor II.

Sentivo di essere stata crudele con Igor, ma l’ affetto, l’ allegria ed il carattere esclusivo di Igor II, mi fecero dimenticare presto la mia insensibilità.

Igor II piaceva a tutti, i vicini di casa spesso me lo chiedevano in prestito, perché Igor II aveva la capacità di rallegrare.

Era speciale, sapeva rasserenare.

Una domenica, venni a casa dal mare più tardi del solito. Come aprii il cancello, Igor II fece finta di salutarmi, poi veloce passò tra le gambe e scappò. Era arrabbiato perché avevamo fatto tardi. Lo inseguii, ma era buio; vidi un’ auto fermarsi nel piazzale della casa della vicina in cui Igor II era solito andare per farmi dispetto, e raccogliere qualcosa…..ma non ci feci caso.

Pensai che la vicina se lo fosse messo in casa per precauzione.

La mattina dopo, mi alzai presto, cercai il cane dappertutto, passai casa per casa per un raggio di due chilometri. Misi volantini. Misi annunci.

Nulla da fare, Igor II non si trovò.

Era la giusta punizione perché avevamo rifiutato Igor I.



Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.


giovedì 22 luglio 2010

SANT' APOLLINARE E LE API


Sant' Apollinare è il patrono di Ravenna, si festeggia il 23 luglio, fu il primo vescovo della città, proveniva da Antiochia, provincia della Siria. A Ravenna ( nel Duomo) si conserva "e saint sasol" ovvero un sasso come reliquia della sua lapidazione .
Sant' apollinare è sempre rappresentato con la veste adorna di api, le quali sono simbolo di eloquenza. Proprio in merito alle api ho trovato un articolo di Primo Fornaciari ( sul quotidiano la Voce di Romagna) che parla sulla simbologia delle api.
"Nelle pagine sacre l' ape è sinonimo di dolcezza. Nel Siracide ha un capitolo in cui è protagonista. Nel capitolo 11 del libro sapenziale invita ad essere umili e, al tempo stesso, a non fidarsi delle apparenze.....non lodare un uomo per la sua bellezza e non detestare un uomo per il suo aspetto.L' ape è piccola tra gli esseri alati, ma il suo prodotto ha il primato fra i sapori dolci. Non ti vantare per le vesti che indossi........poichè stupende sono le opere del Signore, eppure sono nascoste agli uomini le opere sue...........Il suo nome ebraico è " deborah" come la profetessa che sedeva sotto la palma. Deborah/ape, contiene le lettere del vocabolo ebraico davar ( parola, cosa, ragione): è la devar Adonaj, cioè "la parola del Signore"( formula che intercala il dire dei profeti), a ricordare che il cibo più importante è quello spirituale. E' la parola divina, che scende dall' alto come cibo delizioso, di cui infatti dice il salmista:" Come sono dolci al mio palato le tue parole, più del miele per la mia bocca". Ecco spiegato il vero segreto delle api."

lunedì 19 luglio 2010

SONO OTTIMISTA



Da un' intervista di Emanuele Polverelli, sul quotidiano la Voce di Romagna, a Salvatore Borsellino fratello di Paolo.
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In questi 17 anni dalla strage chi l' ha aiutata maggiormente a lenire il dolore per l' assassinio di Paolo?
Il dolore? Non voglio neanche sentir parlare di dolore. Io provo solo rabbia: ancora oggi sto aspettando di piangere mio fratello, ma lo potrò fare solo nel mommento in cui sarà fatta giustizia. chi mi ha aiutato di più è stato proprio Paolo, durante un viaggio a piedi dai Pirenei a Santiago di Campostela che idealmente ho fatto con lui. Poi mi faccio forza con i tanti giovani che come me pretendono chiarezza.
Agnese Borsellino in un' intervista a "IL Fatto quotidiano", ha parlato di guerra fredda far Stato e mafia, crollerà anche questo muro di Berlino?
Io non sono d' accordo; è tutt' altro che guerra fredda. Ad ogni modo è difficile che crolli qualcosa: oggi la mafia è penetrata all' interno delle istituzioni e sussiste un cointeresse tra pezzi deviati dello Stato e la criminalità organizzata. La trattativa si è conclusa e le leggi emanate oggi sono necessarie per pagare le cambialistipulate in base a quella trattativa.
Voglio concludere con un adagio di Paolo:" chi ha paura muore tutti i giorni, chi ha coraggio muore una volta sola". quando sente queste parole qual è il primo pensiero che le sovviene?
Il primo pensiero è che Paolo non ha avuto paura, e ha sacrificato la vita ad uno Stato che lui fedelmente serviva. Ma amo più ricordare ciò che ha enunciato in una lettera scritta nell' ultimo giorno della sua vita, pur sapendo che era già arrivato
a Palermo un carico di tritolo, ha avuto la forza di scolpire "SONO OTTIMISTA ". Un ottimismo, come spiega nel testo,fondata sui giovani,in grado, a suo avviso, di combattere con forza addirittura maggiore, di quella che lui stesso aveva avuto.Ecco, questa è la cosa più bella: un testamento di ottimismo che lui riponeva negli adulti di domani.
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sabato 17 luglio 2010

PEOPLE

BETA


Prima che il cane lupo Laika morisse, era arrivato Beta, il cagnolino di mio figlio.
Era andato col nonno da contadini che abitavano qualche chilometro più in là, ed era tornato a casa con Beta un batuffolo di appena quaranta giorni.
Era sceso dal furgone del nonno col cane in braccio: - Mamma, mammaa, mammaaa, guarda- .
Beta era un bastardino maschio dagli occhi dolci, dolci.
Fu un amico sincero, giudizioso, maturo.
Dava amore a fiumi, troppo amore dava, troppo.
Una volta mio figlio aveva preso il coltello dal nonno, mio padre era un norcino, e stava quasi usandolo su Beta.
Arrivai appena in tempo.
Spaventatissima.
Gli presi il coltello e gli dissi: - Cosa stai facendo?-.
Lui rispose: - Faccio come il nonno col maialone-.
Beta stava lì fermo , docile si sarebbe fatto anche uccidere.
Arrivò Bull, cucciolo di pastore tedesco.
Riversammo l' attenzione sul nuovo arrivato.
Non ci accorgemmo che Beta non stava bene.
Lo trovammo nel suo cespuglio preferito.
Gli animali quando sentono di dover morire, si nascondono.
Hanno molto pudore.
A me rimane il dubbio che sia morto là nel cespuglio da solo per non intristirci, che sia morto perchè non si sentiva più amato.
Dava amore a fiumi.
Troppo amore dava, troppo.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

mercoledì 14 luglio 2010

MONTEBELLO ED IL FANTASMA DI AZZURRINA

Quella di Montebello è una delle rocche più belle e meglio conservate della Romagna. Il castello ha la particolarità di poggiare le sue fondamenta proprio sul picco del monte. Il "Mons Belli" che tradotto dal latino vuol dire Monte della guerra, fu meta di molteplici assalti, ad iniziare dai Malatesta nel 1186. Dopo circa 200 anni furono i Montefeltro a conquistarla e la rocca rimase sotto il loro dominio fino al 1438 quando Il signore dei Malatesta Sigismondo Pandolfo la riconquistò.
Oggigiorno i proprietari del castello di Montebello sono la famiglia Guidi di Bagno infeudati dal Papa Pio II nel 1463. Montebello si trova nell’ entroterra di Rimini ed è famoso per il fantasma di Azzurrina.
La storia narra della giovanissima figlia di Ugolinuccio Malatesta, Guendalina che scomparve misteriosamente all'età di otto anni, mentre giocava rincorrendo una palla di stracci all'interno della fortezza del castello di Montebello. Questa vicenda attira ai giorni nostri centinaia di turisti che, recandosi al castello sperano in cuor loro di divenire testimoni di "qualcosa" di soprannaturale. La piccola Guendalina aveva una particolarità: era albina e a quel tempo questa particolare anomalia era considerato un segno di stregoneria e quindi frutto del demonio. Le fu affibbiato il soprannome di Azzurrina in quanto la madre, per nascondere la sua malattia le tinse i capelli di nero. Ma la tipica chioma degli albini non trattenne a lungo la tinta che colò lasciando però ai capelli un particolare riflesso azzurrinoLa leggenda dice che l' ultima volta che venne vista dal suo accompagnatore la bimba stava giocando a palla all'interno del castello in quanto era una giornata piovigginosa. "Guendalina, giocava con la sua palla di stracci e scomparve nell'intento di recuperarla, all'interno di un cunicolo alla fine delle scale che portavano nei sotterranei...". Questo è il racconto delle guardie preposte alla sorveglianza della piccola; di lei rimase il solo echeggiare delle risa felici nei sotterranei. Non vennero mai ritrovati i resti della bambina e si ritiene decisamente impossibile che possa essere uscita dai cunicoli del castello in altro modo se non risalendo quelle stesse scale.Fuori le mura, imperversava un furioso temporale che si placò con la scomparsa di Azzurrina. "Risate, giochi di bimba, 12 rintocchi di campane, il battere veloce di un cuoricino", questi i fenomeni più volte uditi e registrati che si possono sentire solo in quegli anni che finiscono con lo "0" o il "5" nel giorno di solstizio.



lunedì 12 luglio 2010

LA SVIZZERA E' NATA IN ROMAGNA

Nel 1240 Federico II cala in Italia per riaffermare il proprio potere sui feudatari e in particolare sul papa. Le città di Romagna sono devastate dalle lotte fra guelfi e ghibellini. Faenza guelfa ma con molti cittadini ghibellini non apre le porte all' imperatore. Le truppe imperiali sono circa 60.000, compresi i numerosi mercenari svizzeri, i faentini sono poche migliaia ma resistono all' assedio.L' imperatore non ha più oro per pagare i mercenari, gli svizzeri sono senza paga. Una loro delegazione chiede udienza all' imperatore, questi li deve ascoltare altrimenti torneranno tutti casa. Chiedono di dare obbedienza ed imposte solo all' imperatore acquistando così autonomia dai feudatari Asburgo. Il patto viene sancito, Federico consegna la famosa lettera di Faenza ( oggi conservata nel palazzo dell' Archivio dei Patti Federali a Schwjz) il 14/04/1241. Faenza cadde, non si sa se per sfinimento o per l' ardore degli svizzeri.
DA UNO SCRITTO DI ALTEO DOLCINI ricercatore e storiografo romagnolo.

venerdì 9 luglio 2010

PEOPLE

CATERINA


A quindici anni si era innamorata di Carlo, dai capelli biondi e gli occhi neri.
Lo guardava passare coi suoi amici, una fila di ragazzi sui motorini ruggenti.
Lo guardava e sognava.
La sua amica del cuore le aveva confidato che esistevano profumi inebrianti che facevano perdere la testa.
Caterina non credeva a queste sciocchezze ma, forse in questo caso, forse lei aveva odorato quel profumo senza accorgersene ed ora era come se non fosse più padrona di sè stessa.
Quando vedeva Carlo, il cuore le batteva forte, la testa le pulsava, stava male.
Carlo non le aveva mai rivolto uno sguardo.
Un giorno all' ingresso del cinema, incrociò lo sguardo di Carlo.
Si sentì ardere tutta, le pareva che le fiamme la bruciassero dalla testa ai piedi e dai piedi alla testa.
Come in trance, si sedette accanto alle amiche, su una poltrona.
Avvertì, poco dopo, una scossa dietro la nuca. Non si girò, sapeva chi c' era dietro di lei.
Stava tinca come un pezzo di ferro.
Quando Carlo le girò la testa e la baciò.
Caterina inspiegabilmente diede una sberla sonante in faccia a Carlo.
Gli amici di Carlo risero a crepapelle, deridendolo.
Caterina piombò nello sconforto. Perchè gli aveva stampato in faccia quelle cinque dita che ancora erano impresse sul volto di Carlo, anche dopo la fine del film?
Perchè?
Perchè?
Perchè?
Passarano gli anni, diciamo così, nel mezzo del cammin di sua vita, Caterina si sentì sola e respinta. Aveva tanta voglia di amore e non sapeva a chi darlo.
Le mancava l' amore cantato dai poeti.
Fu così, per caso, che navigando nel Web, incontrò un nuovo Carlo.
Cosa accadde?
Fu forse il nuovo profumo inebriante di Internet?
Furono i suoi ormoni impazziti?
O voleva solo fuggire da una vita reale che non le piaceva più e rifugiarsi nei sogni?
Comunque siano le ragioni, Caterina si ritrovò in fiamme, la testa folle, il corpo scosso da brividi, stava male.
Caterina si sentiva ammalata e non le piaceva proprio per niente stare così.
Non aveva più voglia di fare niente, neanche di mangiare e fumava come un turco.
Aspettava con pazienza che passasse.
Capì che l' innamoramento che non ti rasserena e ti fa star male, non è amore è solo follia.
Capì quante panzane sono state raccontate su questo tipo d' amore.
Adesso lo sai Caterina perchè quel giorno a Carlo mollasti un ceffone.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.


martedì 6 luglio 2010

IN CINA LO STATO TI CERCA ANCHE LA MOGLIE

Ai tempi dell' imperatore, l 'amore era un filo di seta,tessuto sulle nuvole. Gli innamorati suggeriva il mito, dovevano seguire quel filo per incontrarsi una volta all' anno, sopra un ponte volante di gazze. Una ricetta magica scorrendo i numeri della popolazione.
Ma i tempi sono cambiati e la Cina pur considerando internet il male assoluto ha lanciato un sito web per combinare incontri tra i milioni di impiegati pubblici di tutto il Paese.
La Cina cerca di risolvere il problema generazionale dei " single". I suoi giovani non si sposano ed ancora peggio non fanno figli.
In una situazione di migranti, di stressati, dove scuola e lavoro sono ipercompetitivi e l' organizzazione cancella la vita privata, i giovani non hanno nè tempo nè voglia per formarsi una famiglia.
Si tenta di salvare la Nazione, occorrono cioè nuove famiglie per aumentare i consumi interni e per continuare lo sviluppo edilizio.
Non è meglio rispolverare la vecchia ricetta magica dei tempi dell' imperatore?

sabato 3 luglio 2010

ITALIANI BRAVA GENTE

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907Chicago, 22 aprile 1986) è stato uno storico delle religioni e scrittore rumeno. Uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, grande viaggiatore, parlava e scriveva correntemente otto lingue: rumeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito.


DA UNO SCRITTO DI MIRCEA ELIADE SULL' INDOLE DEGLI ITALIANI


“ Mai avrei creduto che gli italiani potessero essere dei lacchè. Adesso ne sono convinto. Spero di vivere abbastanza per assistere alla diaspora degli italiani trasformati in camerieri e cantanti e vedere l’ Italia data in affitto alle società turistiche”

“ Ho visto le foto di piazza Loreto a Milano e il duce appeso per i piedi. L’ ultima briciola di stima per il popolo italiano è scomparsa. Popolo di servi, di traditori e di ruffiani. Hanno sfilato accanto al cadavere di Mussolini cinquemila operai a Milano, e ognuno di loro ha dichiarato i suoi sentimenti antifascisti dando una pedata nel culo al duce. Ovviamente hanno avuto questo coraggio perché colpivano un cadavere. Che hanno fatto gli operai antifascisti di Milano per oltre vent’ anni? Quanti complotti? Quante insurrezioni?”


Per i contatti giovanili con il fascismo rumeno lo studioso fu screditato tra gli intellettuali italiani e, per converso, assai caro e citato da ambienti della destra italiana. Entrambe le posizioni costituiscono un ' accusa ingiusta, Eliade fu candidato 10 volte al Nobel e non lo ricevette mai.

Il mito per Eliade è un atto di creazione dello spirito, indipendente dalla storia, che anzi fonda esso stesso la storia, e nel corso della storia si ripete e ritorna ciclicamente. La storia delle religioni è quindi storia delle manifestazioni soprannaturali del sacro che si ripetono nel tempo dell'uomo, riproponendovi l'alternanza sacro / profano (sia nel tempo - con le feste - che nello spazio - con i "centri del mondo") e riattualizzando per questa via i miti primordiali.