venerdì 9 dicembre 2011

A PADOVA VOLEVO ANDARE ( racconto in 9 puntate)





3puntata



Preso il treno delle 11,15 per Rimini, siamo giunti nella tiepida e sonnolenta città romagnola, Rimini è viva solamente durante il periodo estivo, e infilati subito dentro il Tempio Malatestiano.
La luce è la cosa che colpisce il visitatore appena entra dentro questo edificio progettato dall'Alberti e voluto dall'allora signore della città, Sigismondo Pandolfo Malatesta, come tempio quasi pagano (era in lotta col Papato e non volle simboli cristiani) per celebrare lui e la sua stirpe.
Luce che proviene dalle alte finestre gotiche e si riversa entro le cappelle laterali e sui putti, scolpiti da Agostino di Duccio, che ne decorano le balaustre.
Putti che sorridono, giocano, si rattristano mentre fanno da compagni eterni a chi li volle, uno dei condottieri più coraggiosi e spietati del rinascimento italiano.
C'è qui dentro anche qualcosa di Ravenna, nell XVI secolo la Basilica di Sant' Apollinare in Classe subì la spoliazione dei marmi interni, posti in opera per la costruzione del Tempio Malatestiano di Rimini, quando i monaci camaldolesi abbandonarono il luogo per insediarsi nel Monastero Classense in città.

La parte esterna è tutta di marmo, nella parte inferiore della facciata si notano tre archi, due ciechi e uno aperto per consentire l'ingresso al tempio, la parte superiore è incompiuta. Le facciate laterali, sempre in marmo, hanno sette archi ciechi con altrettante finestre.

L'interno cala il visitatore in un atmosfera surreale caratterizzata dal "bello" allo stato puro: una sola navata, ricoperta da travi di legno. dalle quali partono le arcate che chiudono alla base le cappelle. Salta all'occhio la differenza tra la parte voluta da Sigismondo (ricca di ornamenti, sculture e fregi) e la parte realizzata dopo la sua morte;

il sepolcro di Sigismondo, posto a destra, tutto in marmo, caratterizzato da due bassorilievi che raffigurano il profilo dello stesso Sigismondo.

Nella quarta cappella vi è l' affresco di Piero della Francesca raffigurante Sigismondo Malatesta inginocchiato davanti a San Sigismondo re di Borgogna (l'affresco oltre ad essere bello è l'unica testimonianza di come era stato fatto il castello nel XVI sec. che si scorge alle spalle di Sigismondo)

Nella seconda cappella, una statua di San Michele Arcangelo , e il sarcofago di Isotta degli Atti (grande amore di Sigismondo Malatesta); nella terza cappella bassorilievi realizzati da Agostino di Duccio, uno dei più belli raffigura Rimini sotto il segno del Cancro; tra i capolavori più interessanti da vedere all'interno del tempio: il Crocifisso di legno realizzato da Giotto, realizzato dall'artista toscano nel 1312 appositamente per l'antica chiesa francescana e una tela del Vasari. Nella prima cappella, realizzata in onore di San Sigismondo re di Borgogna, si vede un balconcino retto da putti marmorei che reggono lo stemma malatestiano; questi angioletti sono di un erotismo sfacciato, mostrano i loro culetti carnosi con atteggiamenti strafottenti, li potete ammirare nelle foto.

Nel tempio potrete imbattervi frequentemente ne simbolo del dollaro, bè raffigura l'iniziale di Sigismondo divisa a metà da un' asta in modo simmetrico, il Tempio è imbevuto di alchimia e di simboli legati al dualismo, pare impossibile che qui si celebri la Messa, anzi il Tempio è l' odierno Duomo di Rimini, pensate un po' quante contraddizzioni e quindi non preoccupiamoci se ci sentiamo incoerenti ed inadeguati, sono i nostri archetipi nell' inconscio dovuti alla vita e non a noi, inconsapevoli fruitori di opposti inconciliabili ...ma il Tempio ci insegna che ci può essere armonia nei poli opposti.

10 commenti:

hector49 ha detto...

Ciao Paola, ti devo correggere: Rimini non è vero sia viva solo il periodo estivo, è uno stereotipo che mi permetto di abolire. Tu sai poco o niente, sei in torto. Scusami se mi incazzo, ma il centro è strapieno di gente e negozi. Quindi la tua storia si basa su fondamenta inesatte e stereotipate. Io me ne frego, però se non vuoi fare bella figura, cancella dalla mente, visto che dallo scritto non puoi, questo passato clichè. Ciao

teoderica ha detto...

Ettore Ravenna mica è distante, da Rimini, d'estate è cosmopolita, ma d' autunno io la trovo un paesone ...e poi io la descrivo da turista, tu ci abiti la vedi con un altro occhio...io descrivo da tourist e ho scritto il mio "vero".
Ciao riminese incazzato.

cosimo ha detto...

Insomma Rimini è stata una valida alternativa a Padova, anche in autunno. L'opera d'arte che presenti è di una rara bellezza.
Gli angioletti, voluti dal Malatesta, sono di una veridicità che va oltre ogni immaginazione, perchè parlano come se fossero in vita. Inoltre sono l'emblema del dualismo tra il pagano e l'ecclesiastico. Sono pure l'accettazione di un compromesso da parte della Chiesa. Sopratutto sono ricchezza per l'umanità.
Infine, Paola cara, con le tue foto ed il tuo modo di raccontare, sei riuscita a portarmi sul posto. Complimenti!!.
Un beso da un paese di mare.

hector49 ha detto...

Non sono d'accordo Paola su quello che affermi di Rimini. Io mi affanno a parlare della libreria Feltrinelli, dei tanti ritrovi, anche delle domeniche piene al centro, e tu lo definisci un paesone? Ma da dove vieni, da Nuova York o da nuova Milano? Comunque non sono d'accordo con te, punto. Ciao

teoderica ha detto...

Grazie Cosimo, evidentemente siamo vicini col sentire.
Ciao e buona domenica.

teoderica ha detto...

Caro Ettore,
per fortuna che ci sono punti di vista diversi, d' estate io trovo Rimini eclettica, in autunno, almeno la domenica che sono venuta io l'ho trovata tale e quale ad un racconto o un disegno di Tonino Guerra, dov'è il brivido? dove l' eccitazione? Non c' è adrenalina ...io sto a Ravenna, anzi a Ghibullo, quindi so ben riconoscere il paese e il paesone e lì l'ho riconosciuto...by, by, mio affascinante riminese.

Gianna ha detto...

Un po' di sana cultura, Teo.
Grazie!

Buon pomeriggio.

teoderica ha detto...

Ciao Gianna,
grazie della visita e ...buona serata.

pietro d. perrone ha detto...

Il centro storico di Rimini, Paolè, l'ho visitato un paio di volte, lo trovo bellissimo. Adesso ci manco da parecchio, ma prima o poi ci vorrei tornare.
Da lì e da quelle zone, prima delle abbuffate di sole di sabbia, o anche dopo, quando si è sazi, si può passare per visitare castelli e borghi molto antichi e davveromsuggestivi, San Leo, Gradoli... o mi sbaglio, Pà?

Intanto, un caro saluto.
Comè andata la domenica? L'alberello natalizio l'hai fatto? E il presepe?

Un abbraccio,
Piero

teoderica ha detto...

San Leo, va bene ma mi hai storpiato Gradara con Gradoli...non va, non va.
Fatto l' albero e fatto il presepe, mancano solo i regali.
Devi venire , come punizione, a rivisitare Gradara...ti farò da cicerone.
Ciao.