giovedì 30 giugno 2011

IL DIALETTO ROMAGNOLO


ALDO SPALLICCI

Nato a Bertinoro (FC) nel 1886, muore a Premilcuore (FC) nel 1973; figlio di medico, fu medico egli stesso ed ebbe come maestro Augusto Murri.
Esercitò con disinteresse e passione come pediatra.
Ebbe, come tutti i romagnoli, un forte impegno politico.
Mazziniano nell'animo, combattè per la libertà della Grecia, della Francia e fu combattente nella I Guerra Mondiale.
Affrontò confino e carcere e fu poi Senatore della rinata Repubblica.
Fondò e diresse "La Pié", volta agli studi locali e alla ricerca poetica e culturale, al recupero del dialetto e delle tradizioni popolari romagnole, che nobilitò con la sua alta poesia, portando il dialetto romagnolo alle più elevate espressioni. Negli anni in cui Spallicci esordiva come poeta, il dialetto era considerato la lingua " dei poveri e degli ignoranti", incapace di esprimere sentimenti e finezze letterarie, ma egli riuscì ad elevarlo alla stessa dignità della lingua nazionale: " se c' è da iscriversi all' elenco degli ignoranti e dei poveri, questa è la mia scelta ", tagliò corto Spallicci, ed aggiunse: " ho deciso di cantare nel mio dialetto / madre perchè in esso mi trovo più vicino all' anima delle cose, al cuore dell' uomo, a Dio ".

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domenica 26 giugno 2011

ADOTTA UN PIPISTRELLO CONTRO LE ZANZARE

La Romagna d' estate è invasa dalle zanzare, arrivano a nugoli e si divertono a punzecchiare rendendo la pelle pruriginosa, gonfia e rossa .
E' arrivata anche la minuscola e terribile "zanzara tigre".
Ma i Romagnoli le hanno dichiarato guerra ed hanno arruolato i pipistrelli.
I pipistrelli nostrani sono i peggior nemici delle zanzare, anche se a dire il vero i pipistrelli si cibano di insetti, fra cui anche le zanzare.
Gli insetticidi costano e danno fastidio alla salute, e la Romagna, ma anche l' Emilia hanno messo in commercio le " bat box", molte le hanno installate i Comuni, altre le compreranno i cittadini modello.
Cosa sono le " bat box"?
Sono i nidi, le casette per i pipistrelli.
A cosa servono?
Perchè tutti i pipistrelli d' Italia vengano da noi in Romagna a mangiarci le zanzare.

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giovedì 23 giugno 2011

I DRAGHI DI ROMAGNA

La Romagna ha visto fiorire racconti sulla figura del drago. Le leggende sono diverse, c' è chi vuole ricondurle al ricordo di animali reali che un tempo erano sulla terra, e chi vi riconduce un dato simbolico legato a dissodamenti e bonifiche di territori impaludati, dove il drago che rappresenta la natura incolta viene poi ucciso. L' uccisore del drago è prima identificato con un cavaliere valoroso, poi con la cristianizzazione diventa un monaco e poi un santo: San Giorgio.
A Imola, cittadina romagnola, la leggenda vuole che il monaco Basilio nel 1063 liberasse la città da un drago che terrorizzava gli abitanti, legandolo col cosidetto " velo della Madonna", una reliquia che si conserva nella chiesa di Santa Maria in Regula ( in romagnolo il drago è chiamato anche "regul").
Un' altra leggenda vuole che a Forlì, capoluogo di Romagna, S Mercuriale riducesse in mansuetudine un drago facendolo precipitare in un pozzo.
A S. Pancrazio piccolo paese , pare agisse un drago ferocissimo. La tradizione narra che questo drago detto " e bison" attaccasse persone, rapisse bambini per mangiarli ed ucidesse pecore e mucche. Questo "bison" era ghiotto di latte. Gli abitanti erano disperati, cercarono di ucciderlo, ma non vi riuscirono. La gente chiese allora aiuto ad un giovane che per via di un' ingiusta condanna era stato condannato a morte; gli si prometteva la grazia se avesse ucciso la bestia. Questo cavaliere di nome Ghilardo, riuscì ad attirare il drago con un mastello di latte e quando il drago venne a berlo gli recise la testa con la spada.


( dal settimanale Qui, pagina della cultura di Eraldo Baldini)

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lunedì 20 giugno 2011

LA FIERA DELLA VANITA'


Chi gode di essere lodato con parole ingannatrici prima o poi paga il fio con un pentimento umiliante. Mentre un corvo voleva mangiare un pezzo di formaggio rubato da una finestra, appollaiato su di un alto albero, una volpe lo vide e cominciò a parlare così: «O corvo! Qual è lo splendore delle tue penne! Quanta bellezza riveli nel corpo e nell’espressione del volto! Se avessi la voce nessun uccello sarebbe superiore a te». Ma quello sciocco, mentre voleva mostrare la propria voce, lasciò cadere dalla bocca il pezzo di formaggio, che la volpe astuta celermente afferrò con i denti voraci. Allora soltanto gemette lo stupido corvo ingannato.





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venerdì 17 giugno 2011

GIUGNO A PALAZZO SCHIFANOIA

.
Nella zona superiore Mercurio, dio protettore dei commerci, sul carro trainato da aquile, s' avanza fra botteghe e mercanti che trattano affari. Egli ha il caduceo , batone alato simbolo di commercio e di pace,in mano. Sullo sfondo pastori che suonano, una scimmia, simbolo di agilità mentale, saggezza ma anche elasticità,un cane, simbolo ambivalente di fedeltà, e un lupo, simbolo di forza ma anche di crudeltà . Forse il tutto sta a significare di operare nel commercio in modo onesto, perchè in questo ramo è molto facile scivolare nella ingordigia.

Nella fascia mediana è rappresentato il segno zodiacale del cancro, sopra una donna vestita di bianco, forse la Giustizia,in atto di giudicare una figura sospesa, ha in mano una spada. A destra di essa una specie di mostro dai piedi di grifo che lotta con un drago, simboleggia il furto. A sinistra una figura col ventre coperto di foglie, quindi simbolo di speranza, di grazia divina e di rinascita spirituale, del vivere con onestà.

Nella zona inferiore( non visibile nella foto) Borso torna dalla caccia ed ascolta un supplicante. Sullo sfondo i contadini mietono e recano cesti ed i buoi trainano carri ricolmi di spighe di grano.

martedì 14 giugno 2011

KOKA



I ragazzi che si amano


I ragazzi che si amano si baciano in piedi

Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

Che trema nella notte

Stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Essi sono altrove molto più lontano della notte

Molto più in alto del giorno

Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prévert


Il titolo del post è KOKA perchè l' amore è buono come la coca cola, eccitante come una droga e mantiene giovani come nella poesia di Prevert...perciò innamoratevi.


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sabato 11 giugno 2011

INTERNET E' COME L' AMORE



Diceva Oscar Wilde: “Lo scopo dell’amore è amare, né più né meno”.
Aristofane,celeberrimo commediografo,narra una storia semiseria:si tratta di un mito secondo il quale gli uomini un tempo erano tondi, sferici e doppi:questi esseri si sentivano forti e perfetti e peccarono di tracotanza;gli dei per punirli li tagliarono a metà e per ricucirli fecero loro un nodo(l'ombelico)sulla schiena;poi lo posizionarono sulla pancia perchè si ricordassero di quanto era successo ogni volta che guardavano in basso:questi esseri sentivano il bisogno di ritrovare l'altra metà e la cercavano disperatamente.Quando la trovavano si attaccavano e non si staccavano più neanche per mangiare e cosi' morivano di fame;cosi' gli dei crearono l'atto sessuale che consentiva di trovare un appagamento da questa unione.
Questo il mito mentre la scienza ci dice , per esempio, cosa accade al cervello di chi si innamora: “La prima cosa è quella tipica sensazione di esaltazione, vertigine e euforia. Capita che ci si senta percorsi da brividi, che si prenda a balbettare, a sentirsi goffi o particolarmente lucidi. Nella nostra corteccia cerebrale si stanno alzando i livelli di dopamina e norapinefrina. Si tratta di anfetamine naturali, di potenti stimolanti e il cervello si sta preparando al corto circuito dell’attrazione romantica”. E ancora: “Già tra i 5 e gli 8 anni di età cominciamo a costruirci una mappa dell’amore, una lista inconscia delle caratteristiche che cerchiamo in un partner. Poi, quando qualcuno che comincia a flirtare con noi risponde alle caratteristiche della nostra mappa, il sentimento esplode. A questo punto ci si innamora e la fisiologia del nostro cervello ha il sopravvento”. La scienza poi spiega anche l' attrazzione sessuale: “La strada che conduce al cuore di una donna passa per il suo naso - dice Charles Wysocki, neuroscienziato del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia - esistono delle vere e proprie “firme” chimiche prive di odore dette ferormoni, sono queste che, senza che noi ce ne rendiamo conto, ci fanno innamorare. Inconsciamente, ce ne serviamo per distinguere un partner a noi inadatto da quello giusto”. L’amore, insomma, è una questione di naso, oltreché di cuore. Pazzi d'amore: non è un modo di dire, la scienza conferma.
Insomma, anche dal punto di vista tecnico, si può dire che un innamorato perde il lume della ragione, che viene accecato dalle emozioni. In più, questo sconvolgimento di neurotrasmettitori porta alla disattivazione dell'amigdala, cioè del centro della paura».
"Qualcuno ha detto che l'innamoramento in certi casi è come una droga, che modifica profondamente il comportamento, crea una dipendenza, induce a fare qualunque cosa pur di non perdere la persona amata...". Una banale considerazione? Al contrario. Le tossicodipendenze e le dipendenze da comportamenti (internet, sesso, shopping eccetera) sono considerate da molti studiosi un fenomeno del tutto simile all'innamoramento e all'attaccamento.
Secondo gli esperti, questo periodo magico dura dai 4 ai 6 anni, poi, poco a poco, l'organismo si abitua alla feniletilamina e l'euforia da coppia inizia ad attenuarsi.


Tre fiammiferi accesi

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Jaques Prevert




TROIS ALLUMETTES

Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La premiér pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La derniere pour voir ta bouche
Et l'obscurité tout entiére pour me rappeller tout ce la
En te serrant dans mes bras.

Jaques Prevert


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giovedì 9 giugno 2011

POSSO RESISTERE A TUTTO TRANNNE AI VIZI


Fumare, dice la psicologia, diventa il mezzo attraverso il quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensioni psichiche intollerabili. Agisce in termini di soddisfazione della pulsione derivante dal piacere di succhiare, ingerire ed incorporare, tipico della fase orale nel neonato. Una ricerca made in Italy spiega che il vizio del fumo è una questione genetica e il segreto è nascosto nel DNA umano e in particolare nel funzionamento del gene Chrna5. Quindi io che non riesco a smettere di fumare, non sarebbe colpa mia ma dal desiderio smodato causato dal gene Chrna5.
Nel romanzo " La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, Zeno il protagonista ,pensa che la causa della sua malattia sia il vizio del fumo. Decide di liberarsene, prima con propositi precisi fatti a se stesso e vincolati a date scritte un po' ovunque, sottolineate da un solenne U. S. (ultima sigaretta) e poi facendosi ricoverare in una casa di cura, dove però non passa nemmeno una notte, perchè, preso dalla sua solita irragionevole gelosia per la moglie, se ne torna a casa.Nella realtà Italo Svevo, incallito fumatore, morì causa di un incidente d'auto e sul letto di morte il figlio gli negò l' ultima sigaretta che lui bramava, spero non capiti a me.
Agli inizi del Novecento allo stesso tavolo di un immenso salone dell' hotel Majestic , a Parigi, si trovarono seduti cinque tra i maggiori esponenti della cultura e della creatività di quegli anni: Serge Diaghilev, il direttore dei Balletti russi; Igor Stravinsky, il rivoluzionario compositore; Pablo Picasso, il genio della pittura; James Joyce, l’ardito romanziere irlandese; e Marcel Proust scrittore francese illustre, notoriamente contro il fumo. Quella era la prima sera in cui usciva, dopo settimane di reclusione quasi ascetica nella sua stanza da letto, dovuta ad una dose eccessiva di adrenalina che gli aveva bruciato la gola. Il tragitto dall’Hotel alla casa di Proust durò una manciata di tormentati minuti, in cui Joyce volle a tutti i costi fumare e aprire il finestrino dell’auto, offendendo così la delicata salute del suo ospite, che temeva, notoriamente, le correnti d’aria e il fumo. La maleducazione di Joice fumatore nei confronti di Proust accanito antifumatore ma che al contemplo assumeva droghe , mi è di esempio per fumare, fumare mi piace, cerco di controllarmi e di fumare poco ma non rinuncio dopo un pasto innaffiato da un buon calice di vino e terminato da un caffè amaro ad una voluttuosa e dolce sigaretta...di qualcosa dovrò ben morire...anche perchè Proust morì da lì a poco anche se non fumava.
Tengo però a sottolineare che l' ideale sarebbe non incominciare a fumare perchè i vizi iniziano con la prima volta, è la prima volta la causa del vizio.



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martedì 7 giugno 2011

UNO SPUNTINO ROMAGNOLO

Spuntino tipico romagnolo è la piadina con scacquerone ( un formaggio sul tipo dello stracchino ) e rucola, forse non tutti sanno che oltre al gusto per un abbinamento gastronomico eccellente questo alimento è pure…afrodisiaco

Spuntino tipico romagnolo è la piadina con squacquerone ( un formaggio sul tipo dello stracchino ) e rucola, forse non tutti sanno che oltre al gusto per un abbinamento gastronomico eccellente questo alimento è pure…afrodisiaco.

La rucola o ruchetta era conosciuta agli antichi soprattutto per le sue proprietà curative, i Romani la consideravano magica e la utilizzavano nei filtri d’ amore, ritenendola altamente afrodisiaca. Era coltivata sui terreni che ospitavano le statue falliche erette in nome di Priapo. Ovidio la chiamava erba lussuriosa. Columella sosteneva “ l’ eruca eccita a Venere i mariti pigri” e Plinio asseriva che….si ritiene che il coito sia favorito dai cibi come l’ eruca. .

Sino al Rinascimento si continuò a scrivere sugli effetti lussuriosi della rucola; tale Matthias de Lobel ( erborista del XVIsec.) raccontava di monaci che eccitati da un liquore a base di rucola abbandonavano il voto di castità.

Allora se venite in Romagna attenti a non mangiare troppa rucola non si sa mai cosa potrebbe accadere.


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domenica 5 giugno 2011

LE FORESTE SACRE

Anche le foreste hanno una storia.
Le foreste casentinesi si estendono tra Arezzo, Firenze e Forlì per oltre diecimila ettari. Un tempo popolato ora il territorio è disabitato e molto più verde di qualche decennio fa. Nel versante toscano la selva aveva come proprietari i monaci di Camaldoli che la gestirono per circa otto secoli. Il versante romagnolo era dei conti Guidi, ma la foresta fu poi confiscata dalla repubblica di Firenze che la donò all' Opera del Duomo, l' abete era indispensabile per la costruzione di Santa Maria in Fiore.
Il passo della Calla segna lo spartiacque tra Bidente e Arno, ed è il punto di partenza di numerose escursioni. Si può salire al monte Falterona, al monte Falco oppure raggiungere l' Eremo di Camaldoli. Se si sceglie di raggiungere il sito dei camaldolesi, si cammina accanto alla riserva integrale di Sasso Fratino, attraverso una zona in cui esiste solo il tempo delle stagioni. Qui a metà percorso, vicino a Poggio Scali il Cai di Forlì, nel cinquantesimo di fondazione, collocò un' edicola mariana sulla quale escursionisti e pellegrini sono soliti lasciare un piccolo sasso.
Passeggiando nelle foreste casentinesi, storie, vite e leggende si intrecciano, l' uomo respira il sacro.



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giovedì 2 giugno 2011

AMA IL TUO PROSSIMO

Così scriveva Jeremy Bentham , fondatore dell' utilitarismo .
" Crea tutta la felicità che sei in grado di creare , elimina tutta l' infelicità che sei in grado di eliminare : ogni giorno ti darà l' occasione, ti inviterà ad aggiungere qualcosa ai piaceri altrui , o a diminuire qualcosa delle loro sofferenze. E per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro , tu troverai un raccolto nel tuo petto , mentre ogni dispiacere che tu toglierai dai pensieri e sentimenti di un' altra creatura sarà sostituito da meravigliosa pace e gioia nel santuario della tua anima"
Forse Bentham era un po' troppo ottimista, perchè oggi l' utilitarismo è tacciato di egoismo.




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