sabato 8 settembre 2012

FESTA DEL FALO'


Fra le tradizioni più sentite a Rocca San Casciano vi è la Festa del Falò, che si richiama alle antiche usanze celtiche di accendere fuochi nelle campagne per salutare la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, detti anche fogarène o lom a merz.Dal 1700 l' usanza si ricollegò a San Giuseppe e alla "focarina". A Rocca sono famosi i fuochi di San Giuseppe o falò dei rioni Borgo ( falò a forma bombata come i pagliai che si facevano in Romagna) e Mercato( falò a forma conica come i pagliai della Toscana), che gareggiano sulle rive del fiume la sera dell’ultimo sabato di marzo. Ai fuochi iniziali si sono aggiunti i fuochi d’artificio e i carri allegorici. Tre mesi prima della festa, iniziano i lavori per preparare i grandi pagliai di “spini”( ginestre e aghi di pino). Fuochi sul fiume, allegoria della primavera, addio all’inverno, invocazione di buona annata per i raccolti nei campi, propiziatrice di buona sorte, si narra che a Rocca San Casciano, fin dal secolo XII venivano accesi falò lungo le rive del fiume Montone, a seguito delle inondazioni assai frequenti in quell’epoca, allo scopo di placare le acque. Vincerà il falò più bello e che durerà più a lungo sulle rive contrapposte del fiume Montone, in fantasmagorica sfida di fuoco e di luci sull’acqua. La Festa dei Falò poi continua in Piazza per tutta la notte, tra carri allegorici, stand gastronomici, musica ed allegria: una “canta”, cioè una canzone, accompagna ironicamente il borgo che ha perso: “Chi ha la rabbia al cuore / si metta al tavolino / con un bicchier di vino / la rabbia passerà”. L’accensione dei falò è seguita da un lungo spettacolo pirotecnico; mentre le fiamme calano di intensità iniziano le sfilate dei carri. La Festa del Falò attira migliaia di persone da tutta Italia.



immagine: Falò di Teoderica

15 commenti:

teoderica ha detto...

Mi sono sbagliata ed ho messo un post scritto per la primavera, ma io sono solita sbagliare :) perdonatemi.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Non conoscevo questa tradizione.
Serena notte.

PS

Grazie per gli auguri.

teoderica ha detto...

Caro Cavaliere del web...ti avevo già notato da altre parti e sono contenta che tu sia apparso anche da me. Questa tradizione è prettamente primaverile, si brucia il vecchio per accogliere il nuovo...dovremmo farlo anche noi come persone ogni tanto.
Ciao.

cosimo ha detto...

I falò riscaldano i cuori in ogni stagione ed è per questo che si susseguono molteplici tradizioni popolari anche in estate, quest'ultime sopratutto nei paesi di mare. A fine gennaio, ad Accadia, nei pressi di Troia, paese citato, con dovizia di cenni storici ed architettonici, nel primo tuo romanzo "Diana da Ghibullo, ovvero la leggenda d'amore di Maiale da Troia.....", si svolge la festa patronale di san Sebastiano martire con l'accensione di falò nei quartieri e nella Piazza dell'Orologio. I paesani e i villeggianti, quindi si ritrovano attorno al fuoco per degustare due piatti tipici, le laghn’ e fasul’ (tagliolini con i fagioli) e le patat’ a’ la munacennia (patate lesse con olio, aglio e peperoncino). Entrambi accompagnati da buon vino tipico, il Nero di Troia.
Buon inizio settimana, cara Paola!
Un beso

Soffio ha detto...

Non avere fretta Teo, e poi piano con il Sangiovese

pietro d. perrone ha detto...

Paolì, i tuoi post di vecchie storie mi fanno venire una voglia di viaggiare, che neanche ti immagini!
Adesso è un pò che non vengo dalle parti tue, in Romagna. Ma è Romagna, no, Ravenna? Dimmi un pò. Forse sono rincitrullito tutto in una volta.

Come stai?

Io sto riadattandomi alla routine lavorativa nostrana.
Mi torvo così bene quando sto in vacanza che poi fatico troppo a rimettermi in camicia e cravatta.
Ho una voglia di scappare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Un abbraccione,
Piero

Anonimo ha detto...

Io preferisco il ...cavillo, rispondo a P.P.P. No, Ravenna non è in Romagna, te l'assicuro

teoderica ha detto...

Cosimo, grazie per aver fatto pubblicità al mio romanzo...in un altro romanzo "I viaggi di Gilles" parlo proprio dei fuochi e dei falò ...erano sacri ai Celti.
Ciao.

teoderica ha detto...

Ciao Soffio, il sangiovese non mi piace molto , troppo "grezzo" preferisco la profondità del Morellino di Scansano o del Nero di Troia caldo e avvolgente, ma non posspo berne perchè un mezzo bicchiere mi stende.
Un abbraccio di fuoco.

teoderica ha detto...

Caro Piero bentornato, con te ho visto un Giappone insolito di cervi e di finte padoghe :)
Ravenna è in Romagna e presto diverrà il capoluogo della provincia unica e un giorno sarà capoluogo di regione e poi nel 2019 sarà capitale europea della cultura :) ...forse.
Un abbraccio fiorito.

teoderica ha detto...

Caro Anonimo, sei forse un riminese?
Non importa la città che sarà capoluogo se Rimini rimarrà la gestione della sicurezza, il turismo e l'aereoporto...dovrete ben risarcire i marmi che Pandolfo ci ha rubato per il Tempio Malatestiano :)

Anonimo ha detto...

Semplicemente perché Ravenna non la conosco, e come me siamo in tanti. Ci abita il mio ragazzo, e dice che è inabitabile. Più di questo...! Tra un mesetto si trasferirà con me a Riccione, che può essere la capitale (va beh oltre a Rimini) della Romagna, quella vera, del duce e dei comunisti, di Fellini e di scrittori-giornalisti un po' fuori. Medita Teo, Medita

Anonimo ha detto...

Ricordati, a proposito di Pandolfo, che il vero artista è quello che ruba, non quello che copia. salutami pandolfo

teoderica ha detto...

ah anonima...veramente simpatica, mi hai rubato la battuta, mi sembra sia Di Picasso e quello rubava come un matto :)

hector49 ha detto...

Macchè anonima, Paola, sono io, quello che avevi compreso fin dall'inizio, quello che ha cuore ma anche nemici dappertutto, ciao dall'anonimo riminese