lunedì 29 ottobre 2012

LA BELLEZZA DEL NIENTE


Non sto pensando a niente

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...

- Fernando Pessoa





immagine di Teoderica



8 commenti:

cosimo ha detto...

Bel tema Paola, complimenti!
....non pensare è sempre pensare, così pure è nell'estraniarsi da quello che ci circonda per evadere nel sonno, nei sogni, elle immaginazioni, nel sol dire tra noi e noi "non devo pensare a nulla per qualche minuto". A me piace pensare, a volte mi dico che vorrei, se davvero fosse possibile, registrare i pensieri. A me piace fantasticare, sognare, arrivare oltre l'orizzonte ma mai da solo. W il pensare dell'ottimismo:-)
Intanto tra un pensare e un non pensare un bel beso sul pensiero del vento :-))

teoderica ha detto...

Caro Cosimo, dal tuo animo gentile non me lo sarei mai aspettato :) hai dimenticato di farmi i complimenti per la mia immagine, che io ritengo una delle più belle.
Ciao :)

cosimo ha detto...

Cara Paola ho scritto e riscritto più volte il commento, non passava maio. Poi quandoé passato era mancante dei complimenti, perché il riscrivere fa brutti scherzi. Scusa:-)....Lkopera tua é più che un'opera d'arte. COMPLIMENTI! ...Intanto cosa pensi del mio pensiero?

Gaetano ha detto...

Mi sovviene l'epigrafe tombale di Cyrano de Bergerac:

« Amante - non per sé - molto eloquente
Qui riposa Cirano
Ercole Saviniano
Signor di Bergerac
Che in vita sua fu tutto e non fu niente! »

Quasi a testimoniare il segreto del "niente" della poesia di Fernando Pessoa.
Chissà che a forza di pensare a niente si arriva al suo confine e si schiude l'orizzonte del "tutto" del mistero della vita. Giusto il confine in cui tutti gli eventi dell'acasualità della "sincronicità" di Jung trovano l'adatto valico.
Secondo me, Pessoa valicava con frequenza questo valico inaccessibile alla mente comune. La sua password era sempre un eteronimo diverso.
Si può dire che la vita del poeta fu dedicata a creare, e che con questa creazione, creò altre vite attraverso i suoi eteronimi. Questo è stata la sua principale caratteristica, e il motivo di interesse per la sua persona, apparentemente così pacata. Alcuni critici si chiedono se Pessoa abbia realmente fatto trasparire il suo "io" reale, o se questo non fosse un altro prodotto della sua fertile creatività. Quando tratta temi soggettivi e quando usa l'eteronimia, Pessoa diviene enigmatico fino all'estremo. Questo particolare aspetto è quello che muove gran parte delle ricerche sulla sua opera. Il poeta e critico brasiliano Frederico Barbosa dichiara che Fernando Pessoa fu «l'enigma in persona» (il sottile gioco di parole non viene reso nella traduzione, perché in portoghese "pessoa" significa "persona").

Ho cominciato a leggere il libro e sono arrivato al capitolo sei...

Ora quel valico mi sta risucchiando...
Ciao, Gaetano

teoderica ha detto...

Non ho scritto niente sul tuo pensiero perchè ero perfettamente in accordo...io sono Fantasia :)

teoderica ha detto...

Baci, baci, baci, a te Gaetano, che rivedo con immenso piacere.
Il niente non esiste e Pessoa, per me non fa altro che immedesimarsi all'esterno, tanto anche il più individualista di noi, sarà sempre influenzato dagli altri e dall'esterno, tanto vale giocare con l'uno, nessuno, centomila :)
Tu gaetano mi regali sempre qualche analogia in più :)
Aspetto con ansia, tue notizie sul libro :) ho messo anche un pezzettino del Maestro:)

Ciao, Paola.

Gaetano ha detto...

Ricordo ciò che diceva il mio professore di disegno quando ero un giovanissimo studente. Lo diceva perché sperava di mettere allo scoperto il solito compagno che si prendeva gioco di lui. "Parlo con tutti e con nessuno" aggiungeva piuttosto arrabbiato alla reprimenda indirizzata a lui che non voleva nominare, quasi con disprezzo.

Colgo l'occasione per espandere il concetto del "tutti e nessuno" che Nietzsche cercò di spiegare a modo suo (e anche per riempire uno spazio vuoto per la mia assenza).

« L'idea di Così parlò Zarathustra Balenò a Nietzsche come una folgorazione nell'agosto del 1881, in Engadina (Svizzera), "6000 piedi al di là dell'uomo e del tempo". Essa coincise con il rivelarsi dell'"eterno ritorno", una delle teorie più fortemente nietzschiane. Lo Zarathustra rielabora e ripresenta tutto ciò che Nietzsche era stato fino allora in una forma assolutamente nuova, e soprattutto in una forma incompatibile con i canoni della filosofia occidentale. "Un libro per tutti e per nessuno" è il sottotitolo di Così parlò Zarathustra: proprio perché obbliga il pensiero a parlare immediatamente, fuori da ogni tecnicismo, in una forma poetica e profetica: tutti possono leggerlo, ma chi può capirne fino in fondo il significato? Probabilmente nessuno. Non a caso ogni volta che si apre questo libro carico di enigmi, esso appare sorprendente e diverso, quasi se non si esaurisse mai il suo significato. Nietzsche era consapevole di questa ambiguità e di questa polisemia del suo libro, e in certo modo dell'intera sua opera; in una lettera del 1884 scriveva: "Chissà quante generazioni dovranno trascorrere per produrre alcune persone che riescano a sentire dentro di sè ciò che ho fatto! E anche allora mi terrorizza il pensiero di tutti coloro che, ingiustificatamente e del tutto impropriamente, si richiameranno alla mia autorità. Ma questo é il tormento di ogni grande maestro dell'umanità: egli sa che, in date circostanze del tutto accidentali, può diventare con la stessa facilità una sventura o una benedizione per l'umanità". Così parlò Zarathustra è l'opera che riassume il pensiero dell'ultima fase intellettuale di Nietzsche. L'opera è scritta secondo un modello che richiama lo stile del Nuovo Testamento e questa scelta di stesura in forma profetica ci fa intuire come Nietzsche, da questo periodo della sua vita in poi, si senta investito di un compito epocale, una convinzione di dover provocare un mutamento radicale di civiltà, mutamento concepito in solitudine e in un totale isolamento intellettuale. In questa opera Nietzsche prende congedo dal moralista e dallo psicologo e prende i toni di un profeta e di un lirico... ». http://www.filosofico.net/nie3.htm

Grazie del "pezzettino".

Gaetano

teoderica ha detto...

Non sapevo del "tutti e per nessuno," ma certo anche io stessa sono un tutto e un nessuno, molte più volte un nessuno che un tutto.
Ciao Gaetano :)