domenica 11 agosto 2013

L'IMPALPABILE LEGGEREZZA DELL' ESSERE


È per l'erotismo come per la danza: uno dei partner s'incarica sempre di condurre l'altro.
Milan Kundera, L'immortalità, 1990 
Sempre leggendo la Terza Pagina del solito quotidiano, sobbalzo sulla sedia, che stupido aforisma, inizialmente pensavo fosse dello stesso giornalista, poi quando ho letto l'autore, ho capito tutto, Milan Kundera non ha mai capito niente dell'amore, nella sua vita evidentemente ha conosciuto solo il sesso.
"L'insostenibile leggerezza dell'essere" è là abbandonato nella mia biblioteca, era stato acquistato per il promettente titolo, ma è rimasto uno dei pochi libri letti a metà assieme a quello di Gore Vidal.
Forse ora  sarei pronta per riprenderlo in mano, il romanticismo degli anni verdi morto e sepolto, ma io ora  che sono diventata disincatata rivoglio l'incanto che avevo e quindi Kundera e il suo nichilismo ossessivo lo butto a mare per amare.
E’ senza dubbio il romanzo più conosciuto e amato dello scrittore boemo. Il luogo in cui le vicende si svolgono è la Praga di fine anni sessanta nel periodo che va tra la cosiddetta Primavera e l’invasione dell’Unione Sovietica.
Tomas è un chirurgo che dedica la sua vita al lavoro e alle donne. Con loro preferisce intrattenere amicizie erotiche, libere e indipendenti piuttosto che creare legami forti, complicati e inevitabilmente soffocanti. Proprio perché conscio della differenza, anche minima, che rende unica ogni donna, ne colleziona una dopo l’altra. Tereza è invece alla ricerca dell’amore, alla ricerca dell’unico uomo con il quale vorrebbe condividere la sua vita. E’ una donna in fuga; fugge dalla famiglia, in particolare dalla madre e dai problemi che fino a quel momento l’hanno assillata. Durante la sua fuga incontra Tomas e tra i due nasce un legame sentimentale molto forte. Lui la accoglie in casa sua come non aveva fatto con nessuna. E’ una donna tenera e indifesa, ma Tomas pur innamorandosene, non rinuncia alle altre donne.

 Parallelamente alla storia di Tomas e Tereza si svolge quella di Sabina e Franz. Lei pittrice in esilio e donna libera, lui professore di Ginevra e legato da un matrimonio infelice. Quando finalmente Franz decide di confessare alla moglie la sua relazione extraconiugale, Sabina lo lascia, oppressa dal peso insopportabile di quell’amore non più clandestino. 
E’ un libro meraviglioso alla cui base vi è un concetto elementare. Ci dice che ogni nostra azione, ogni nostro istante è irripetibile; perché la vita stessa è irripetibile. Ci dice che non siamo preparati ad essa e che non abbiamo seconde possibilità.
 Tutto ciò che scegliamo o consideriamo inizialmente come leggero rivela presto il suo incredibile peso.
Ma Kundera dimentica che a volte ciò che ci pareva pesante con passare del tempo si allegerisce e a volte da qualcosa che sembrava senza via d'uscita sboccia un fiore di inestimabile leggerezza.
Per concludere nella danza ma ancor più nell'erotismo è la fusione, non la guida dell'uno o dell'altro a generare l'armonia.

immagine di Teoderica

9 commenti:

giorgio giorgi ha detto...

Sono parzialmente d'accordo con te, o meglio, ti propongo una lettura parzialmente diversa.
Le prime 80 pagine del libro, che lessi parecchi anni fa, mi affascinarono per l'erotismo che contenevano, forse proprio per il motivo che dici tu: Kundera riesce a farci sentire l'irripetibilità del momento, della scelta, dello stare con la nostra più vera libertà in tema di relazioni amorose.
Per il resto, invece, io penso che il ruolo di conduttore possa essere un ruolo del momento e che possa spettare alternativamente e in tutta libertà a ciascuno dei partner, così come credo che ci possa essere il ruolo di condotto o anche di rifiutante, perchè in quel momento non c'è l'estro o si è appesantiti da atri pensieri.
Insomma, in questa libertà totale di essere insieme, di comprendere e rispettare gli stati d'animo dell'altro, credo che ci sia un fondamento dell'amore, soprattutto nella condivisione dell'idea che per fare qualcosa insieme bisogna che in quel momento entrambi se ne abbia davvero voglia.

Gaetano ha detto...

Questa mattina avevo bisogno di parlare più che scrivere, come una sorta di danza, ma ho dovuto immaginare una partner e così tentare di "essere" più che "vivere". Per Milan Kundera, "nel vivere non c'è alcuna felicità... Ma essere, essere è felicità. Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l'universo cade come una tiepida pioggia." (citazione da "l'Immortalità")
Nell'essere si trova con assoluta certezza l'amore in tanti modi d'essere appunto. E qui c'è l'imbarazzo della scelta, ecco è solo il principio dell'immortalità, dove si trascende la condizione del vivere quotidiano che non ci reca felicità, sollievo, balsamo...
Non a caso il mio saggio sulla Gioconda, che tu hai cercato di pubblicare, ma con difficoltà, ci apre l'orizzonte sul tema dell'essere di Milan Kundera. Leonardo lo intravedeva quest'orizzonte e la Gioconda per lui costituiva la "fusione" da te ricercata. Ma, per quando ci sembra di condurre o di essere condotti nella danza, ci sentiamo avvolti di solitudine, tuttavia l'emblematico sorriso della Gioconda ci rassicura che essa non esiste per lei. In essa i sensi sembrano placati ed è esaltato appunto l'amore da te ricercato, Paola.
Nondimeno, cosa è stato necessario per arrivare a scoprirlo da parte mia? Prima d'altro un estraneo garbato e fiducioso "strattone" di un'amica che si dispone ad una peculiare "fusione", a "tre" e non a "due". E poi, e poi... è stato un tutt'uno da parte mia a scoprire i presunti amori cui tendeva presumibilmente Leonardo: l'albero della vita e la coppa graalica. Altri ricercatori dell'Eldorado della Gioconda hanno intravisto addirittura il numero 72 appena inciso sotto un'arcata del ponte che poi costituisce la base del calice graalico da me intravisto. E questo numero è davvero straordinario per dire molte cose non solo in termini alchemici. Cabbalisticamente si lega al numero delle lettere del nome di Dio ineffabile della religione ebraica.
Che dire, di conseguenza, dello scrittore Milan Kundera? Era della stessa pasta dell'emblematico Leonardo, per intrattenere il lettore dei suoi libri sul suo intimo anelito di essere per vivere d'amore? Forse sì.
Leonardo dal momento in cui cominciò a dipingere la Gioconda, facendo il bilancio della sua vita, non aveva raccolto granché, lui che cercava in tanti modi di trarre vantaggi di fama e denaro, però senza portare a termine le opere commissionate.
Continua

Gaetano ha detto...

Continuazione
E così, egli si immedesimò poco per volta nella Monna Lisa che stava dipingendo, come se fosse un sacello tombale. È comprensibile che accanto ad essa dovette porre tutti i suoi “tesori di carattere esoterico” cui si sentiva attratto, ma che il magnetismo di interessi per la scienza impedivano con grande spasimo. Tuttavia, io sono convinto che non ne soffriva tanto, anzi questo lo faceva sentire libero, libero (ma trasgressivo) anche dal mantenere un rapporto corretto e convenevole con chi si rivolgeva a lui per farsi servire con la sua arte e competenza in odore di scienza. Ma non è solo il mio parere.
«Un Leonardo esoterico (e quindi “irrazionale”) accanto ad un Leonardo scienziato (e quindi “razionale”)? A quanto sembra è proprio così. Una incongruenza soltanto apparente: il lato “tecnico” ed esteriore dell'opera sua evidentemente non incideva sulle idee, la filosofia, la “visione del mondo” intime. Volendo essere paradossali, si potrebbe intendere Leonardo quasi come uno “schizofrenico” culturale, cioè scisso in due realtà: esternava il proprio genio in manufatti del tutto “razionali” (mezzi volanti e subacquei, dighe, fortezze, armi e progetti di ogni genere) e possedeva una “Weltanschauung” neoplatonica, “pagana”, che si esprimeva nel simbolismo pittorico» [http://forum.termometropolitico.it/religioni-filosofia-e-spiritualita/esoterismo-e-tradizione/19746-leonardo-da-vinci.html].

Ma ad ognuno il suo per togliere i veli specifici della Monna Lisa e così “denudarla” con la sua verità, ed a me è toccato fronteggiare il suo lato “razionale” per estrapolare l'altro “irrazionale” di chiari segni ermetici. Perché proprio a me? Semplice perché io sono, per certi versi come Leonardo, molto incline alla fisica (all'ottica in particolare) ed alla meccanica, quale progettista di macchine e impianti. E così sono riuscito a legare queste mie attrazioni all'esoterismo in diversi modi: nella Gioconda mi è valso l'esempio dello specchio (caro a Leonardo) per mettere allo scoperto appunto la visione alchemica dell'albero dei 5 metalli (un numero che si aggiunge alla lista del 72 ed altro) e del calice graalico.

Assai curiosa la storia di Leonardo! Una vita, in realtà, svincolata dall'esoterismo, quel tanto da farsi attrarre dalle cose del mondo come “tecnico” (e non tanto scienziato) e come umanista ma senza troppo darsi da fare per l'arte. Alla fine, per Leonardo, ci fu un bel castello in Francia ad accoglierlo come egli agognava, ma in cambio, ironia della sorte, dovette donare (senza farsi pagare) la sua Monna Lisa. Forse fu una sorta di riscatto per tutti i suoi lavori commissionati pagati molto bene, ma non portati a termine.

Buon mattino,
Gaetano

Gaetano ha detto...

Continuazione
E così, egli si immedesimò poco per volta nella Monna Lisa che stava dipingendo, come se fosse un sacello tombale. È comprensibile che accanto ad essa dovette porre tutti i suoi “tesori di carattere esoterico” cui si sentiva attratto, ma che il magnetismo di interessi per la scienza impedivano con grande spasimo. Tuttavia, io sono convinto che non ne soffriva tanto, anzi questo lo faceva sentire libero, libero (ma trasgressivo) anche dal mantenere un rapporto corretto e convenevole con chi si rivolgeva a lui per farsi servire con la sua arte e competenza in odore di scienza. Ma non è solo il mio parere.
«Un Leonardo esoterico (e quindi “irrazionale”) accanto ad un Leonardo scienziato (e quindi “razionale”)? A quanto sembra è proprio così. Una incongruenza soltanto apparente: il lato “tecnico” ed esteriore dell'opera sua evidentemente non incideva sulle idee, la filosofia, la “visione del mondo” intime. Volendo essere paradossali, si potrebbe intendere Leonardo quasi come uno “schizofrenico” culturale, cioè scisso in due realtà: esternava il proprio genio in manufatti del tutto “razionali” (mezzi volanti e subacquei, dighe, fortezze, armi e progetti di ogni genere) e possedeva una “Weltanschauung” neoplatonica, “pagana”, che si esprimeva nel simbolismo pittorico» [http://forum.termometropolitico.it/religioni-filosofia-e-spiritualita/esoterismo-e-tradizione/19746-leonardo-da-vinci.html].

Ma ad ognuno il suo per togliere i veli specifici della Monna Lisa e così “denudarla” con la sua verità, ed a me è toccato fronteggiare il suo lato “razionale” per estrapolare l'altro “irrazionale” di chiari segni ermetici. Perché proprio a me? Semplice perché io sono, per certi versi come Leonardo, molto incline alla fisica (all'ottica in particolare) ed alla meccanica, quale progettista di macchine e impianti. E così sono riuscito a legare queste mie attrazioni all'esoterismo in diversi modi: nella Gioconda mi è valso l'esempio dello specchio (caro a Leonardo) per mettere allo scoperto appunto la visione alchemica dell'albero dei 5 metalli (un numero che si aggiunge alla lista del 72 ed altro) e del calice graalico.

Assai curiosa la storia di Leonardo! Una vita, in realtà, svincolata dall'esoterismo, quel tanto da farsi attrarre dalle cose del mondo come “tecnico” (e non tanto scienziato) e come umanista ma senza troppo darsi da fare per l'arte. Alla fine, per Leonardo, ci fu un bel castello in Francia ad accoglierlo come egli agognava, ma in cambio, ironia della sorte, dovette donare (senza farsi pagare) la sua Monna Lisa. Forse fu una sorta di riscatto per tutti i suoi lavori commissionati pagati molto bene, ma non portati a termine.

Buon mattino,
Gaetano

paola tassinari ha detto...

Caro Giorgio, sono d'accordo con te, forse non mi sono spiegata bene,ma credo pure che se si fa sesso lasciandosi andare ed aprendosi all'altro in libertà ci sarà pure una comunione dei corpi che porterà all'amore, alla rinuncia della libertà che non sarebbe un sacrificio ma un dono...d'amore.
Sorpresa piacevole,averti trovato qui nel mio blog.
Ciao.

paola tassinari ha detto...

Gaetano, sono pienamente d'accordo con quello che scrivi, anche col tuo paragonarti a Leonardo, già lo facevo di mio. Non ho nulla da aggiungere, se non che, quando riavrò il mio vecchio computer, se riusciranno a ripararlo, ha 14 anni, riproverò a ricaricare il tuo articolo. Ora ho anche poco tempo, ho un ospite particolare dal Canada...il mio sole :) il mio scarafone :)
Ciao Gaetano,grazie di essere passato, credevo tu fossi un po' arrabiato con me per la mia inettitudine.

cosimo de bari ha detto...

Il mio intervento é proprio quello che scrivi nella tua conclusione del post d'autore.
Un beso.

paola tassinari ha detto...

Buon Ferragosto Cosimo :)

Adriano Maini ha detto...

Quanta passione intorno a me in famiglia per Kundera, che del resto apprezzo anch'io!