giovedì 13 marzo 2014

I SERPENTI DI MEDUSA

 Perseo un  eroe mitico greco raggiunse il giardino delle Esperidi  per  uccidere Medusa,  l'unica delle tre Gorgoni che era mortale, bisognava fare attenzione ad evitare il suo sguardo, che aveva il potere di impietrire chi la guardava. Perseo allora, secondo una versione del mito, decapitò la Medusa volgendo indietro lo sguardo; secondo un'altra versione, vibrò il colpo guardando la Gorgone riflessa in uno scudo lucente che gli era stato donato da Atena.  Dal collo reciso della Gorgone uscirono allora l'eroe Crisone e il cavallo alato Pegaso, che si trovavano nel suo grembo.   
Il messaggio che ci trasmette il mito è che per non soccombere all'energia pietrificante, che coagula (che è quella sessuale) e alle paure inconsce, non bisogna lottare direttamente (Perseo non deve incrociare lo sguardo di Medusa) ma serve la riflessione (il riflesso dello specchio), la conoscenza della natura superiore ed inferiore (Jung direbbe l'ombra) e così possono essere superate le prove al fine di liberare se stessi come il Pegaso alato. 
Sarà vero tutto questo?
Abbiamo visto in un post precedente che la simbologia del serpente è assai positiva, rappresenta la conoscenza,l'energia sessuale che con l'avvento del cristianesimo diventa il male, la tentazione.
Medusa è forse ciò che resta della Dea Madre, uccisa metaforicamente dall'uomo, quando questi si è reso conto che aveva una parte nella procreazione e perciò ha accentrato su di sè il potere.
Passano gli anni ed oggi Medusa è la nuova donna, il cui uomo riconosce in lei, nella sua seduzione, la conoscnza dello scoprire senza riflessione ma con l'intuito perchè oggi sappiamo che il corpo ha una sua conoscenza più ricettiva della mente.
Il corpo sa prima della ragione e i capelli di Medusa sono serpenti che pietrificano solo l'attimo del godimento.
La Medusa matriarcale mi ricorda una pratica dell'India, un metodo che da la conoscenza attraverso la sessualità, più giustamente amore, sessualità e meditazione per scoprire se stessi: il Tantra.
Il Tantra nacque intorno al 2000 a.C. nella valle dell’Indù fra gli Harappei, un popolo di matrice matriarcale, che avevano una vera e propria cultura del piacere: il lussuoso letto della padrona di casa stava nel salotto ed era lì che la donna festeggiava l’atto amoroso con l’uomo che aveva scelto. Il rapporto con la sessualità era molto cosciente, rilassato, naturale e fare l’amore era un atto sacro.   
Oggi il Tantra riscontra sempre più interesse proprio perché unisce in un’unica pratica i tre desideri umani più profondi: quello di fare sesso, quello di amare e quello di essere veramente se stessi.

 immagine di Teoderica

2 commenti:

cosimo de bari ha detto...

Tra poco, quando inizia la stagione balneare, anche nuotando ci si può imbattere nelle mudese...
E fare sesso, amare ed essere veramente se stessi è musica in ogni secolo, passato, presente e futuro.
Buon fine settimana Paola :-)

paola tassinari ha detto...

Ok siamo d'accordo allora.
Ciao