martedì 4 marzo 2014

VIVA VIVA IL CARNEVALE


Arlecchino: la figura simbolo del Carnevale nasce a Bergamo ma si afferma a Venezia come Zanni, il servitore ruffiano dal carattere schietto e la propensione ai guai. E il suo dialetto da bergamasco diventa veneziano. Compare già nel teatro del Seicento, ma con diversi interpreti e adottato da diversi autori, Goldoni in testa, e deve la sua celebrità alla Commedia dell’arte. Il nome proviene forse dal francese antico, Hellequin, nome di un diavolo buffone nelle leggende medioevali francesi, e si trova un diavolo Arlecchino anche nella Divina Commedia. Il suo principale antagonista è Brighella, che come dice il nome, è attaccabrighe e imbroglione, ossequioso con i potenti e insolente con i deboli.
Lo sappiamo tutti: Arlecchino è un servo furbo e opportunista, un bergamasco chiassoso e povero, come lo erano un tempo i suoi conterranei che a Venezia, durante la Serenissima Repubblica (Bergamo rappresentava l'estremità occidentale della nazione), venivano impiegati in lavori umili e faticosi. Era talmente povero, Arlecchino, da non avere nemmeno i soldi per rattoppare il misero vestito con stoffe dello stesso colore.
Ma se ci fosse altro dietro questo strambo personaggio sempre pronto a truffare il vecchio padrone, ad aiutare giovani amanti, a mettere in ridicolo i soldati?
Forse non tutti sanno che le origini di questo buffo personaggio si perdono nella notte dei tempi. Le ipotesi sul significato del suo nome, e sul vestito rattoppato, sono varie. Un'antica stora narra che nel 1356 il conte francese di Lovence, ritiratosi in Val Brembana, si portò appresso un domestico ubriacone. Sorpreso a rubare, il servo fu bastonato e condannato a una severa punizione: mostrarsi nei paesi della valle a dorso di un asino e con un vestito ridicolo, fatto con toppe di diversi colori. Il clamore e il divertimento fu tale, che alcuni giovani, negli anni seguenti, adottarono quel travestimento come maschera.
Ma è il nome di Arlecchino a destare maggiore curiosità, e secondo molte leggende, l'origine è addirittura diabolica. Erlenkönig (Re Erlen) era un folletto della mitologia scandinava. Herla King (Re Herla), anche questo un personaggio di una saga nordica, è alla guida di una “masnada infernale” di anime e insegue belve ululanti nelle notti di tempesta. L’origine del nome Arlecchino sembra derivare da quest’ambito, prova ne sarebbe il bozzo della maschera nera delle origini, residuo delle corna infernali. Il diavolo citato anche da Dante Alighieri nella quinta bolgia, tal Alichino, deriva dall'Harlequin francese (o Herlequin o Hellequin): demone gigante che guidava per le vie cortei composti da cavalieri neri che sputavano fuoco, nani trasportati su barelle, uomini e donne torturati da demoni neri e schiere di morti che piangevano per i loro peccati. Del demone Arlecchino avrebbe mantenuto i colori dell’inferno, i rombi colorati, il bastone corto (batòcio) e la maschera nera con un accenno di corno sulla fronte.
Arlecchino nelle vesti di Hellequin si trova anche nelle leggende su Teoderico (anche Teoderico è visto a volte come un demonio).
Arlecchino è anche la mia maschera preferita, simbolo principe del Carnevale, emblema dell'oscurità ma anche egida dell' allegria e della vita col suo costume a toppe multicolori.
Arlecchino è l'allegria che tenta di soffocare la paura , Arlecchino è il Carnevale.
Viva viva il Carnevale.


immagine di Teoderica


2 commenti:

cosimo de bari ha detto...

Gli arlecchini ai giorni d'oggi siamo un po' tutti noi italiani...perchè ci hanno portato altri.

Un abbraccio....

paola tassinari ha detto...

Beh, Arlecchino é simpatico.
Ciao Cosimo