domenica 20 ottobre 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello



Angelo V di Paola Tassinari Questo dipinto è intitolato “Angelo V”, è un acrilico, misura 50x60 cm, del 2017. Su uno sfondo blu che ricorda il cielo e la divinità, rosseggiano come fuoco rosso cupo le ali di questo angelo, il cui volto in primo piano dagli occhi giallo/verde è imperscrutabile, ha la bombetta in testa ed è vestito con un abito scuro, la camicia bianca e la cravatta nera, rappresenta un angelo particolare, un angelo che arriva in terra ad avvisarti di stare attento perché non sai quando sarà la tua ora. Oppure può essere una persona terrena che è buona e gentile come un angelo o anche un angelo che si presenta a te con le fattezze di una qualsiasi persona. È infatti, liberamente ispirato al film “Vi presento Joe Black” interpretato da Anthony Hopkins e Brad Pitt. Nella vita di Bill un ricco magnate delle telecomunicazioni, arriva Joe un uomo affascinante, interpretato da Brad Pitt, che è in realtà l’angelo della Morte, che vuole prima conoscere le emozioni umane di Bill prima di portarlo via per sempre. Per questo, per restare sulla terra e provare i sentimenti umani si è incarnato in Joe, un ragazzo umano. Joe/la Morte scopre sentimenti mai provati con la figlia di Bill, Susan, tra loro nasce una grande storia d’amore, si erano già incontrati e piaciuti quando Joe era solo Joe. Molto preoccupato è Bill il padre, che ha paura che Joe/la Morte, innamorato di sua figlia, voglia portar via Susan e non lui. Dopo un toccante discorso con Bill, Joe/la Morte decide di rinunciare all’amore e di sparire dopo aver fissato la data della morte di Bill. Il giorno del suo compleanno Bill dovrà dire addio a tutti. Un addio ancor più difficile sarà quello di Joe/la Morte a Susan. Muore il padre e Joe/la Morte svanisce. Susan è molto triste ma poi, incontra di nuovo Joe, il bel ragazzo incontrato giorni prima, che era stato volutamente sacrificato dalla Morte alla ricerca di un corpo con il quale agire indisturbata e che ora evidentemente la Morte ha riportato in vita. Susan decide di vivere una storia d’amore con Joe, che non è più l’angelo della Morte ma ne ha le fattezze e forse chissà in qualche modo è rimasto impresso nel corpo di Joe, qualcosa dell’angelo della Morte o viceversa. Gli angeli esistono veramente? Forse sì, forse no: se trovo una penna di un volatile in un luogo insolito penso che un angelo mi abbia sfiorata per dirmi che sono sulla strada giusta perché Dio utilizza i suoi fedeli angeli per aiutare le persone. Se invece mi accadono fatti irritanti e fastidiosi penso ai dispettosi “angeli che peccarono”, quelli che si unirono a Satana nella ribellione contro Dio che forse non sono del tutto cattivi. Dante descrive, nel XXI Canto dell’Inferno, un gruppetto di diavoli spiritosi, il capo dei diavoli, Malacoda, chiama Barbariccia con altri diavoli, per scortare Dante e Virgilio lungo la bolgia. Barbariccia, messo in riga la sua truppa, la fa partire al suono ritmato delle sue scorregge: “Ed elli avea del cul fatto trombetta”, una buffa metafora che ci rende simpatici anche questi poveri diavoli che devono essere sempre cattivi…Nella nostra religione cattolica non c’è dualismo, esiste solo il bene, o i beni; il male invece, o i mali, sono semplicemente mancanza di bene. Satana e i demoni sono stati creati da Dio buoni per natura, essi stessi si sono resi malvagi per superbia, chissà mai che diventino umili, anche se a dir la verità l’arroganza e la superbia non è solo degli angeli ribelli ma anche di persone umane. Da ultimo, ma non ultimo… forse Dante ci consiglia di rendere ridicolo il male per neutralizzarlo, ma oggi purtroppo il gioco del ridicolo sui media, non risparmia nessuno né quelli “cattivi” e ancor di più quelli “buoni”, anzi oggi più che mai si rende ridicolo il bene mentre il male pare essere alla moda, trendy per dirla all’inglese che fa più chic.

giovedì 10 ottobre 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello



Angelo IV di Paola Tassinari Questo dipinto fa parte della serie “Angeli”, realizzata nel 2017, comprende dei ritratti immaginati e forse immaginari, sempre col volto in primo piano e gli occhi enormi. Questo in particolare è intitolato “Angelo IV” o “Angelo delle anime gemelle”, misura 50x60 cm. Su uno sfondo azzurro/cielo/infinito, si staglia un volto frontale, che occupa tutta la tela, diviso idealmente in verticale a metà. Per la metà donna, ha un grande occhio giallo/sole/terra con l’arco sopraccigliare ad ala di gabbiano, per la metà uomo, ha un grande occhio azzurro/cielo/ghiaccio con l’arco sopraccigliare folto e ispido, i capelli di entrambe le metà sono neri, un colore profondo come la notte, lei li ha scivolati un  poco sull’occhio, lui ha il ciuffo, appena dietro il volto si intravedono delle ali con le penne giallastre, tenere e soffici come quelle del pulcino. Questa è la descrizione estetica e il messaggio qual è? Il concetto di anima gemella è molto antico. “Platone sosteneva che all’origine ci fossero esseri completi di parte maschile e femminile, gli androgini o uomini palla, erano esseri perfetti, fieri, forti e vigorosi non mancavano di nulla. Ma erano anche arroganti e vollero tentare la scalata al cielo per combattere gli dei. Zeus, preoccupato e invidioso di tale perfezione, li spaccò in due e li sparpagliò per il mondo destinati a perdersi: da allora ogni anima è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”. Da allora noi tutti, siamo alla ricerca della nostra metà mancante per essere pienamente felici. La tradizione vuole che l’incontro tra anime gemelle sia possibile dopo varie reincarnazioni, in modo che le due metà abbiano raggiunto lo stesso livello spirituale. La convinzione che l’anima, una volta morto il corpo fisico, si reincarni, deriva dalle dottrine orientali, quali la filosofia buddista e la religione induista. Secondo l’Induismo l’esistenza si basa sul concetto di causa-effetto, quest’idea che è un concetto universale, l’induismo lo sposta all’infinito in un ciclo infinito. Questo per me è incomprensibile, come mi è inafferrabile il concetto delle caste, in modo che un avo che centinaia di anni prima ha peccato, la cui anima si reincarna con l’obiettivo di purificarsi nelle generazioni successive, i suoi nipoti, pronipoti, ecc., avranno così la sfortuna di nascere come intoccabili. La casta dei pari a la casta di chi è meno di niente e dovranno per sempre soffrire, trattati peggio degli animali, senza chiedere un miglioramento perché devono espiare? Platone o Induismo trovare l’anima gemella è impossibile, visto che è quasi impossibile incontrarsi fra 7 miliardi di persone e che se poi ti incontri devi verificare che non solo tu sia nella casta giusta ma, pure i tuoi antenati. Il mio Angelo delle anime gemelle invece è realizzabile, i due mezzi volti simili hanno il significato di essere simili nelle loro emozioni, mentre gli occhi dai colori differenti sono i loro diversi trascorsi di vita e poi, forse in quell’incontro di occhi/anime, un fremito antico… si erano già incontrati in un’altra vita?

martedì 1 ottobre 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello



Santa allegrezza di Paola Tassinari Questo dipinto ad acrilico, misura 50x60 cm., è stato realizzato nel 2017, continuando la serie dei volti in primo piano e con gli occhi enormi di cui ho già spiegato il perché, il titolo è “La santa Allegrezza”, è anche la copertina del mio romanzo omonimo uscito nello stesso anno. “La santa allegrezza” è un romanzo che mescola inquietudine, speranza, ricerca, meditazione e amore, proiettandoci nella vita di Francesca, la protagonista del romanzo “Lo spaventapasseri”, il mio precedente libro, dove Francesca era stata internata in un manicomio, ora Francesca risale i gradini verso la guarigione e l’alto attraverso le piccole cose, l’arte, la storia e la Fede. Il titolo prende spunto dal canto  molfettese “La Santa Allegrezza” un canto natalizio di autore ignoto che ancora oggi viene eseguito da comitive di giovani, gruppi che in occasione del Natale cantano in piazza o nei cortili i canti natalizi tradizionali, dietro ricompensa di dolciumi o piccole offerte. Il canto festeggia in letizia sia la Nascita che la Crocifissione di Cristo a significare di accettare con santa allegrezza tutti gli eventi, sia buoni che cattivi, ovvero con pacatezza e lievità, consapevoli che i giorni lieti non durano ma, non durano neanche quelli grevi, consapevoli che dietro la Crocifissione c’è la Resurrezione. Questo canto mi ha sempre attratto per questo particolare motivo della “leggerezza” confidando in Dio, ma anche perché da Molfetta, in provincia di Bari lo ritroviamo anche nella mia terra, la Romagna, dove ha un altro nome ma l’intento è lo stesso, festeggiare nel periodo natalizio la Pasqua, perché per la Chiesa e quindi anche per i suoi fedeli, è La Pasqua la festa più felice… Infatti, si dice son felice come una Pasqua (lo scrivo perché io credevo fosse il Natale la festa più bella). Così in Romagna i pasqualotti sono gruppi di persone che nel periodo dell’Epifania girano di casa in casa a cantare la Pasquella, (con chiaro riferimento alla Pasqua) con l’accompagnamento di strumenti musicali. Di norma si inizia il canto all’esterno della casa con formule di saluto, una volta ottenuto il permesso di entrare, i pasqualotti, proseguono cantando gli eventi e i personaggi del Natale, poi si passa alla richiesta insistente, ma in toni scherzosi, di offerte di vino e cibarie, in particolare di prodotti derivanti dalla lavorazione del maiale. (La lavorazione del maiale è molto sentita in Romagna, ancora oggi ci sono famiglie che acquistano un maiale intero, per poi conciarlo e avere salsicce, salumi e prosciutti nella cantina di casa per tutto l’anno). Questa antica tradizione della Pasquella stava scomparendo, ma a metà degli anni ‘70 è tornata in voga. Il dipinto presenta un volto di donna sorridente, col volto dalla pelle chiara, diafana, quasi perlacea, fresca quasi come bere un bicchiere di latte, i capelli neri e setosi quasi come accarezzare il manto di un gatto. Gli occhi sono grandi, chiari come l’acqua fresca dei fiumi di montagna, con la pupilla dilatata dall’immenso piacere. A cosa è dovuto questo piacere? Ce lo indica la donna raffigurata con l’indice rivolto al cielo in un gesto carico di spiritualità e non solo. Di nuovo mi ispiro a Leonardo, e al suo meraviglioso Battista che con quel dito indice puntato in alto, invita a cercare il divino, a seguire un cammino di ascesa, verso la trascendenza. La vita è un viaggio, si cade, non importa quante volte si cade, importa il rialzarsi guardando verso Dio, che ci tenderà sempre una mano, sta a noi faticare un poco per afferrarla ricordando il capolavoro di Michelangelo nella Cappella Sistina, dove il dito del Padreterno tocca la mano di Adamo trasmettendo la divinità stessa dal Dio alla sua creatura.

venerdì 20 settembre 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello



People I di Paola Tassinari Il titolo di questa tela ad acrilico è “People I”, misura 50x60 cm., è del giugno 2016, fa parte di una serie di tele simili, con ritratti di persone realizzate in maniera simbolica, ispirate dalle immagini bizantine e attualizzate attraverso un linguaggio quasi fumettistico e con colori accesi, segnando una svolta nel mio esprimermi, occhi grandi enormi e i volti in primo piano sono la caratteristica di tutti i miei lavori ad acrilico, dal 2016 all’inizio del 2020. Continuo, con grande divertimento e passione anche con l’Arte Digitale creo immagini soprattutto per libri di favole o per stampe su t-shirt. L’immagine di quest’opera, come di tutte le altre di questo periodo, è in primo piano,  perché mi focalizzo sul volto? Non so se a questo sono stata spinta dalla fisiognomica, materia che mi attrae, una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, non so se questo sia completamente vero, ciò non toglie che certi atteggiamenti dal volto siano ben riconoscibili. Sia un pittore che uno scrittore descrivono bene i volti per far capire anche la psiche, l’allure, il tipo, ecc…; ad esempio, una persona dai capelli neri sarà considerata mediterranea e una coi capelli biondi nordica, nonostante i rimescolamenti della popolazione, certi topos rimangono. Il volto è il fulcro del nostro corpo, così come lo è il muso di un’animale o la corolla di un fiore… ecco per me è così, lo stelo è il corpo e il volto è il fiore. Perché gli occhi così grandi? Non solo  perché sono considerati lo specchio dell’anima, in quanto sono la parte più sincera del volto, non essendo controllabili, se ci piace qualcosa o siamo interessati, le pupille si dilatano e se abbiamo paura o se qualcosa ci provoca ribrezzo o rabbia, le nostre pupille si restringono e se ci annoiamo restano “normali”. Gli occhi fotografano la realtà, il nostro cervello decodifica, “solo il 10% delle connessioni neurali riguarda la visione; il restante 90% è per lo più costituito da una rete interna, che lavora incessantemente per dare un senso all’informazione proveniente dall’esterno!” Detto questo sono del parere che nell’occhio rimanga la verità, ovvero quel 10%, ciò che ha fotografato e non è stato mediato o addolcito dal 90% da parte del cervello, che decodifica anche tramite i nostri pregiudizi e credenze. In questo dipinto, il volto è in primo piano, su fondo giallo acido, come una spremuta di limone senza zucchero, è il volto spigoloso di una donna con i capelli neri ben squadrati, la bocca rossa, chiusa e un po’ amara che guarda lo spettatore con occhi verde bosco, occhi interrogativi e un po’ spaventati, ma decisi e con dentro un’affermazione. Cosa vogliono dire questi occhi? La risposta è nell’orecchino che ha al lobo, una perla con un cuore rosso… nonostante tutto (la perla simbolo del pianto) questa donna sarà mossa solo dall’amore (il cuore rosso). Il dipinto è attraversato da tutta una serie di linee diagonali equidistanti, volendo rappresentare simbolicamente delle linee di confine/limite, in quanto è stato creato per il Festival delle Arti di Cervia del 2016 il cui tema era, “Schengen ostaggio delle politiche internazionali“. Lo Spazio Schengen (cittadina in Lussemburgo, nella quale è stato stipulato l’accordo) è una zona di libera circolazione dove i controlli alle frontiere sono stati aboliti, aderiscono 22 Stati su 27 dell’Unione europea. Contrariamente a quello che credevo teoricamente, la realizzazione delle linee/confine non hanno deturpato il volto della donna, come se inconsciamente non fossi sicura che il confine sia in fin dei conti negativo associandolo al limite. Il termine limite deriva da due differenti sostantivi latini: limes e limen. Il primo ha il significato di termine, confine, il secondo di ingresso, quindi il confine chiude o apre la porta? Il confine è una fine o un inizio? Il limite/confine/porta è un tema molto profondo che associo al divino e putacaso nel Vangelo di oggi 23/08/2020, le parole centrali sono legate alla fondazione della Chiesa: “Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Matteo 18,18). Un qualcosa che ha che fare…, che fa riferimento con l’aprire o il chiudere, infatti, nell’Apocalisse (3,7) si legge: “Così parla il Santo, il Veritiero, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude, quando chiude nessuno apre”

martedì 10 settembre 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello

 Torna a Volare di Vito Coviello 

Ad una donna che ha dimenticato

 di se stessa è di saper volare. 

Le dico semplicemente 

che non è quello che gli altri credono sia 

né quello che lei crede di essere, 

ma è un’anima, un cuore, una mente e,

sicuramente, due meravigliosi occhi 

grandi, dolci e belli, 

praticamente, una meravigliosa donna. 

Allora che torni a volare 

come farfalla, rondine o angelo, 

ma che torni a volare alta 

in questo cielo di primavera. 

Buona primavera Donna.  


Sei tornata a Volare di Vito Coviello 

Ti ho dato le ali e come angelo

 sei tornata a volare alto 

nell’azzurro cielo. 

Ora, io uomo devo darti le ragioni 

perché tu rondine di primavera 

possa tornare: 

amore, rispetto, sostegno, fiducia 

e ancora tanto amore 

proveniente da un cuore 

strabordante di gioia e allegria.

domenica 1 settembre 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello



Coniglio di Paola Tassinari Gli anni del 2016/17 sono un periodo strano per me, surreale e imprevedibile come un film del terrore. All’inizio del 2015 inizio a scrivere il romanzo “Lo spaventapasseri”, una storia d’amore che finisce male, i protagonisti si chiamano Paolo e Francesca non a caso. Francesca è una giornalista che indaga su un filo rosso pieno di mistero e arcano che lega le stragi italiane degli Anni Ottanta, in particolare su Ustica e Bologna, scopre cose incredibili ma possibili, cose che non possono diventare pubbliche, alla fine viene internata in manicomio, l’unico modo che ha Paolo per salvarle la vita. Paolo che è in realtà un agente segreto. Per scrivere questo romanzo mi sono immersa nel fango del male, ho 203 cercato di capirlo, di immedesimarmi, ho sofferto e testardamente ho continuato a scavare, a scavare sino agli albori dell’umanità, sempre a chiedermi perché, alla fine sono arrivata a un punto finale… il fine giustifica i mezzi è salvabile chi fa il male con intenzioni non egoistiche, in quanto solo il Signore può conoscere il senso di ciò che accade e quindi ciò che oggi ci appare male, domani può essere un bene, il punto finale è di non pensare solo a sé stessi, ma anche al bene degli altri. Per scrivere questo libro mi sono sfinita, saltando i pasti e il sonno per mettere nero su bianco le ipotesi che mi arrivavano in mente, ore e ore al computer con la paura che le idee fuggissero via, ore e ore di studio sulla numerologia, la gematria, gli atti processuali e i documenti, l’alchimia, i miti e l’esoterismo di Dante, di 204 Guenon e di Evola. Alla fine mi è venuta l’insonnia, non ero capace di staccare, il cervello continuava a macinare mille perché e mille ipotesi anche di notte, alla fine sono finita in un reparto psichiatrico, come Francesca la mia protagonista e qui l’assurdo come se a forza di pensare e di cercare di capire il “male”, l’abbia come richiamato: sono finita in un incubo, non in un reparto ospedaliero regolare ma provvisorio, che non era quindi controllato, era completamento allo sbaraglio e ho così vissuto scene da incubo, scene che non credevo reali, ne sono uscita con dignità e a testa alta, mi sono salvata grazie alla Fede. Non sto a raccontarvi gli obbrobri, non mi capacitavo del perché poi ho pensato che dato che non c’erano controlli potevano effettuare esperimenti sui degenti per scopi scientifici, ciò non 205 toglie che eravamo persone ammalate da curare non da vivisezionare. Ho capito che si cade dentro al male piano, piano, senza accorgersene, ci si abitua perché tanto fanno tutti così, ma quando ho iniziato ad occuparmi io delle condizioni degli ammalati, chiedendo agli infermieri, sempre col sorriso, sempre per piacere, aiuto per loro, senza farli sentire colpevoli, qualcosa è cambiato, piano piano, molto è cambiato. Questo mi ha aiutato a capire che più una persona viene colpevolizzata, anche con tutte le ragioni del mondo, più si rivolterà e continuerà in quello che sta facendo, ma, sarà diverso, se le andrai incontro dicendogli… va bene hai sbagliato, lo hai fatto non volendo, non preoccuparti, puoi aiutarmi per favore, ho bisogno di te? 206 Il dipinto in questione, misura 50x50 cm, è intitolato “Coniglio V” fa parte di una serie di tele ad acrilico in cui compare a figura intera, a mezzo corpo o solo il muso, di un coniglio. Questa tela ha lo sfondo multicolore, anche il muso del coniglio. Sull’angolo a destra, in basso è dei medesimi colori ed è popolato da una moltitudine di simboli, frecce, triangoli, linee, punti, fulmini e altro, è attraversato da un filo nero pieno di spine. Vuole rappresentare il caos della vita, il nostro disordine interiore, l’impossibilità di mettere ordine nello scibile umano, l’impossibilità nostra è il mio caos/caso che devo affrontare per trovare una strada e quel coniglio sono io, perché vorrei fuggire ma, invece, resto lì con le orecchie lunghe in ascolto, resto lì impaurita… Avete mai preso un coniglietto in braccio? Se lo avete fatto vi 207 ricorderete come all’improvviso il cuore del coniglio batteva all’impazzata.

martedì 20 agosto 2024

CON GLI OCCHI, CON LE MANI, CON IL CUORE (la fotografa, la pittrice, il poeta) di Annamaria Antonelli Paola Tassinari Vito Coviello



Madonna nera di Paola Tassinari Negli anni dal 2013/15 se sul fronte dell’Arte Digitale avanzo spedita, con un messaggio deciso, nelle tele ad acrilico, nella pittura invece sono titubante, realizzo ritratti intrisi di un profondo esistenzialismo. L’Esistenzialismo, termine coniato dal cattolico francese filosofo Gabriel Marcel a metà degli anni ‘40, è una variegata e non omogenea corrente di pensiero che si è espressa in vari ambiti culturali, soffermandosi sul valore dell’esistenza umana individuale e collettiva con l’impegno del singolo nella ricerca del significato e delle possibilità dell’esistenza. Purtroppo, non ho inizialmente ben capito questo movimento, che è stato pubblicizzato popolarmente solo 196 nella sua eccezione negativa, quella atea e negativa di Jean-Paul Sartre e io, ce ne ho messo del tempo per capire perché non mi piacevano Sartre, Cioran e Camus, a lungo mi sono adagiata sull’Esistenzialismo negativo e pessimista prima di arrivare a quello positivo, non riuscendo a capire che certuni li ho amati intensamente e altri li detestavo, perché? Ce ne ho messo del tempo per capire, ma ve lo svelerò con un altro dipinto. Se ho amato Franz Kafka e Fëdor Michajlovič Dostoevskij, antesignani dell’Esistenzialismo non ho certo apprezzato Cioran e Camus, non sono riuscita neanche a leggerli, lasciando i libri a metà, per me risultando troppo pessimisti e nichilisti. Mentre con gli esistenzialisti italiani, Alberto Moravia, Dino Buzzati, Primo Levi mi sono crogiolata col loro dolore, soffrendo con loro 197 nella loro solitudine, vi trovavo comunque un raggio di speranza. Gli artisti, i pittori esistenzialisti che ho amato di più sono, Giorgio Morandi, Alberto Giacometti, Edward Hopper e Alberto Burri e poi, anche il regista Michelangelo Antonioni mi ha affascinata e soprattutto i Beatles mi hanno coinvolto… sì i Beatles erano esistenzialisti, fu Paul McCartney, a proposito dell’importante trasformazione di stile e comunicazione visiva del gruppo che contagiò migliaia di giovani che disse successivamente allo scoppio della Beatles/mania: “Gli esistenzialisti avevano un aspetto fantastico con quelle giacche di Pierre Cardin scure e senza colletto che diventeranno il simbolo dello stile Beatles. Prendemmo un sacco di cose da loro, perfino il taglio dei capelli”. 198 Infatti, gli esistenzialisti avevano un look che ancora oggi sporadicamente si ritrova, essendo diventato sinonimo di tristezza/intellettualità/fascino. Gli esistenzialisti erano ribelli, giocavano a fare i falliti, vestivano di nero in senso di lutto e di morte. Dimenticavo, che grandi mostri sacri come Schopenhauer, Leopardi, Kierkegaard e Nietzsche, sono considerati antesignani dell’Esistenzialismo. Potevo mai scampare all’Esistenzialismo? L’opera in questione è stata realizzata nel 2015 è un acrilico su cartoncino, misura 50x50 cm. “Madonna del fuoco” è il titolo, doveva essere la copertina per il mio romanzo “Sono bruna e sono bella” dedicato all’enigma delle Madonne Nere, cioè le raffigurazioni della Vergine col volto scuro a cui sono legati miracoli e misteri. La devozione alla 199 “Madonna del Fuoco” è molto sentita nella mia famiglia, che è di origine forlivese. Nel 1428, nella notte tra il 4 e il 5 febbraio, a Forlì, scoppiò un incendio che distrusse una scuola, si salvò solo una xilografia, cioè un disegno stampato che raffigurava la Madonna circondata da tanti Santi. Da allora la “Madonna del Fuoco” è venerata a Forlì ed è considerata la protettrice della città, in realtà nella xilografia la Madonna ha il volto bianco, ma la simbologia delle Madonne Nere non si riferisce solo al colore. Nel dipinto, uno sfondo bianco/argento illumina la donna da tergo, ha gli occhi luminosi, il volto scuro, i capelli neri legati a coda di cavallo con un cordoncino rosso, un maglioncino nero a collo alto, le mani inguantate di nero e tra le dita una sigaretta accesa. 200 Col titolo di questo dipinto non voglio essere irriverente, ho solo immaginato una madonna ai giorni nostri, intendendo madonna come il titolo onorifico attribuito nel Medioevo alle donne, che significava mia signora che se messo in maiuscolo diventa Madonna… Ho giocato per far riflettere, credo che ci sia tanto da pensare su questa cosa e su certo femminismo spinto all’estremo.