giovedì 6 gennaio 2011

EPIFANIA TUTTE LE FESTE PORTA VIA

LE STREGHE


Ghiga e Ghega sono maghe,
son megere con le rughe
o, la gente dice, streghe.
Fanno gesti, pappe grigie,
purghe, gemiti e magie,
piogge gelide o roghi,
velenosi sughi ed aghi:
basta solo che le paghi.


ROBERTO PIUMINI


A volte queste maghe
arrivan con le scope
e le chiaman le befane.

3 commenti:

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Paola, la filastrocca di Piumini mi ha ispirato un racconto sulla befana considerato, che, come tu dici, a volte queste maghe arrivan con le scope e chiaman befane.
Ho tratto ispirazione da uno dei tanti racconti sulle streghe (1) ma che si limitano al fatto di essere streghe, mentre io ho pensato di andare oltre...
Gaetano

(1) Vedi qui

LA VERA STORIA DELLA BEFANA E DI BABBO NATALE
Si raccontano tante storie di streghe con la scopa. Una di queste viveva in un bosco, in una casa di legno piuttosto sgangherata. Ma alla vecchietta andava bene così, come il suo abbigliamento fra cappellaccio, scarpe rotte e vestito pieno di strappi qua e là. Gli bastava poco cibo e se lo procurava cercandolo nel bosco che poi cucinava.
La sua magia era il suo passatempo e, a dire il vero, non era poi tanto cattiva al confronto di tante altre streghe come lei. Però c'era una cosa che non gli andava giù, vedere un gatto nero. Non riusciva proprio a sopportarlo. Chissà perché. Eppure i gatti, specie quelli neri sono prediletti dalle maghe e streghe in genere. Per il resto, la solitaria vecchietta, era contenta e soddisfatta della sua esistenza, ritenendo di non aver bisogno di niente da altri.
Così lei credeva veramente, ma state a sentire cosa avvenne di lei in una notte da far morire dal freddo, con lampi e tuoni. Tutto per non aver soccorso un nero gatto randagio, quasi in fin di vita, che si lamentava davanti all'uscio della sua casetta di legno. La strega continuò a dormicchiare al calduccio del caminetto, insensibile ai lamenti del povero felino ridotto come un ghiacciolo. Al ché al povero gatto, non restò che ripararsi sotto un albero lì vicino e sopportare il tormento del freddo.
Il giorno dopo, appena alzata dal letto, la strega cominciò a rassettare la casetta e completare l'opera col pulire anche il piccolo comignolo. Prese una scala in un angolo della sua casetta e la appoggio alla parete esterna e cominciò a salire sui gradini. Sali, sali ma non appena arrivò al tetto e si sporse fu spaventata da un topolino che era lì sul colmo. Gridava, gridava e la sua disperazione era tale da paralizzarla da non riuscire nemmeno a tornare indietro scendendo dalla scala.
Il gatto che era poco distante sotto l'albero, ancora con un po' di forze, non parve vero di gustarsi la scena nel vederla quasi impazzita a causa del piccolo topolino che non se ne andava di lì.
Ma aveva tanta fame oltre che freddo e intravide nel topolino un'occasione d'oro per sfamarsi. In un baleno, raccogliendo tutte le poche forze che aveva, fece un balzo fin sul tetto arrampicandosi sull'albero dove si trovava, e ghermì il topolino e poi lo divorò.
Alla strega non parve vero quell'inaspettato soccorso provvidenziale. Fu tale la gioia da far scomparire in lei la fobia dei gatti neri. E così, pentita di non aver soccorso quel gatto il giorno prima, provvide a dare ospitalità a quel felino promettendogli che poteva stare sempre con lei nella sua casa, per mangiare e dormire. In cambio, però doveva cacciare tutti i topi della zona.

(Continua)

Gaetano Barbella ha detto...

(Continua)

La storia dei due sembrerebbe finita col vederli tutti e due viaggiare anche per aria, su una scopa per uno, e così concludere “e vissero felici e contenti”, invece no.
La strega si affezionò talmente al gatto e così il gatto per lei che cominciò a vederlo come un essere umano al pari di lei. Non solo ma sorse in lei un forte il bisogno di un compagno allo stesso modo di tanti uomini e donne che si sposano e formano una famiglia.
Fu così che, a forza di pensare a questo suo forte desiderio, le venne l'idea di usare la sua magia per trasformare il gatto in un vecchio come lei, ma non di più come avrebbe voluto, ossia avere almeno un bambino da accudire. Allora pensarono di occuparsi dei figli di tante mamma e papà portando loro doni a Natale e al giorno della Befana. E da quel momento lei divenne la Befana e lui, l'antico gatto nero, Babbo Natale.
Restava però nei due vecchi un fondo di tristezza che nessuno in realtà conosceva. La loro solitudine in quel bosco pesava su di loro quasi da morire, anche perché era nato un profondo amore fra i due. Essi, quando dovevano portare i doni nelle feste natalizie, si mescolavano fra la gente senza che qualcuno li riconoscesse. Fra una consegna e l'altra poteva capitare di vederli seduti su una panchina e chissà quanto avrebbero voluto che il mondo sapesse della loro unione, ma nessuno doveva sapere, altrimenti la magia avrebbe trasformato Babbo Natale nel gatto come era prima.

Gaetano

teoderica ha detto...

Carissimo Gaetano, per una volta non mi hai stupito e lo sai il perchè?
Perchè il sito: "Il paese dei bambini che sorridono"è un mondo meraviglioso che non poteva sfuggirmi, un sito anche un po' magico, perchè le favole raccontate hanno un substrato antropologico.
Il marito della Befana( che poi non è una befana)potrebbe essere Babbo Natale ma anche Sant' Antonio, se si va indietro nel tempo c'è un' accavalarsi di miti, riti e simboli straordinari e le filastrocche e le favole hanno in loro qualche rimasuglio.Io ormai sono presa da una specie di spirale per decifrare i simboli, perchè penso che prima della storia, ci sia la storia orale, tramandata in riti, usi, simboli, i quali decifrati sono storia vera, tanto, quanto quella scritta.
Nella storia della Befana e del gatto ( il disegno è stato fatto dopo aver letto il racconto, lo vedi quanto siamo in empatia, siamo finiti nello stesso sito, allo stesso racconto, e pensa che il disegno te lo volevo mandare per Natale, per e-mail)io ci vedo un' epoca matriarcale, in cui non si sapeva bene il ruolo dell' uomo nella nascita,però la donna anche se lo considera ininfluente, ci si affeziona, soppratutto perchè ha bisogno di lui, della sua forza fisica, anche nel proteggere la prole, ed il gatto/uomo col tempo prende il sopravvento e fa diventare brutta la Befana, ed oggi sono le befane che dicono:" l' utero è mio e me lo gestisco".
Caro Gaetano, sarei felice se tu mi rispondessi.