domenica 16 gennaio 2011

I VIAGGI DI GILLES ( racconto incasinato)


IL CALDERONE SACRO 28 puntata


Ci siamo lasciati col calderone usato in Romagna per l' uccisione del maiale ed ho scritto quanto questo rito sia ancora qui molto sentito.
Il calderone per i Celti rappresenta il grembo della Dea , dove tutto nasce. La dea druidica della luna, Cerridwen, utilizzava sei erbe per preparare il suo Greal , pozione (è possibile che la parola Graal derivi da qui), sobbollita nel calderone divino. La pozione doveva bollire a fuoco lento per un anno e un giorno (nel mondo celtico un tempo simbolico che rappresenta la preparazione, lo studio, la pratica che precedono la realizzazione della Magia), e alla fine di quel periodo produceva le Tre Gocce di Saggezza.Il calderone di Cerridwen è un simbolo antico di rinnovamento, di rinascita spirituale, di trasformazione e di abbondanza inesauribile. È il simbolo femminile primario del mondo del pagano e rappresenta il grembo della Grande Dea da cui tutte le cose sono create e nutrite.

Cerridwen corrisponde alla funzione divina del sostegno e del nutrimento; per questo motivo è descritta spesso come un animale magico, la scrofa bianca, che rinasce ogni volta che viene mangiata. Il maiale nella cultura celtica veniva onorato e consumato in modo rituale. La scrofa rappresenta la Dea dispensatrice di vita.
La parola inglese “sow” significa sia scrofa sia seminare: appare così meno sorprendente che Cerridwen sia anche divinità preposta alla protezione del raccolto dei cereali.

Cerridwen nelle sembianze di corvo, spesso stagliato contro la luna, invece, rappresenta il cambiamento e il "centro" da cui emergono sia la luce che l’oscurità, così mostrando il lato di tutte le cose, sia dell’interiorità (l’occulto) che della parte esteriore della realtà (il manifesto).

Nelle immagini compare spessissimo nel suo aspetto di anziana e strega, nell’atto di rimescolare il calderone formando un movimento a spirale nel liquido.
A volte porta un falcetto legato alla vita simbolo della luna, del raccolto e di morte/rinascita.
Dietro di lei un corso d’acqua rappresenta il fiume da attraversare prima della rinascita.E’ il ciclo della vita, colei che detiene i segreti della procedura della trasformazione che una persona deve affrontare per trasformarsi in un tutto. Se continuerà a trasportare interamente il suo vecchio bagaglio non avrà il posto per la conoscenza nuova che verrà (o sarà troppo affaticata dal carico per trovare nuova ispirazione).
Cerridwen ci dice che anche la morte, che sia reale o metaforica, ha la sua funzione solo quando permette di lasciare il vecchio per abbracciare il nuovo.
E’ la madre saggia e non possessiva che alimenta il figlio con tutti gli strumenti della conoscenza, della saggezza e delle arti, poi lo spinge nel mondo: “Non fermarti! Esplora e cogli il cambiamento! Segui la tua meta!”


La Rosa è un altro simbolo di Cerridwen, comune a tutte le dee avaloniane e guarda caso la rosa è anche simbolo della Vergine.

immagine : il calderone sacro
http://www.ilcalderonemagico.it/dee_Kerridwen.html

13 commenti:

la giraffa e la papera ha detto...

Interessante . . .

teoderica ha detto...

Grazie...
del commento e del passaggio.
Ciao.

sara ha detto...

Ciao Bella,
grazie dei tuoi passaggi dalle mie parti, anche se io passo poco da qui, troppi impegni a cui badare e ...comincio a diventare anzianotta!
(hai poi letto "Maddalena?"

hector49 ha detto...

Io al massimo so di ...Maradona, ciao a presto

teoderica ha detto...

Ciao Sara,
certo che ho letto Maddalena, avrei voluto farne una recensione, ma non ne ho avuto tempo, per le feste ho avuto un ospite molto importante: mio figlio che vive in Canada.
Ma mai dire mai, appena ho l' ispirazione scrivo un post sul tuo interessante romanzo.
Tu anzianotta...mai, te lo impedisce lo spirito.
Grazie del passaggio:)

teoderica ha detto...

Ettore caro,
diffidare sempre da un uomo che non ama il calcio ...sai ho amici acculturati che sghignazzano su chi segue il pallone, non hanno capito niente, tutto è cultura se c'è passione.
Io poi non capisco un c.zz. di niente ma mi intrigano tutte le cose della vita.
Ciao:) e continua ( più spesso) a scrivere gli articoli( mi sa che scrivo una lettera alla Voce per richiedere altri tuoi artcoli).

pietro d. perrone ha detto...

Molto simbolismo in questo post.
Graal/utero, spirale/eterno ritornmo, fiume (o acqua)/vita...
Per me le simbologie sono tutto fascino, meraviglia, scoperta.
Ma non riesco a prenderle come un messaggio nascosto, come un contenuto "coperto".
Per me sono solo "una possibilità", "un'alternativa", "una via altra".
Una verità alternativa. La necessità di non fermarsi all'aspetto superficiale delle cose, dei discorsi, delle apparenze.
Andare sotto, al di là, oltre, vedere cosa c'è dietro...
Ecco.
E poi, come sai, si scopre anche che, andando, per strada, non esistono confini, la strada è fluida...
E così, andando alla ricerca dei contenuti del dire, nascosti sotto le sembianze di un qualcosa che vuole nascondere ... si può procedere senza soluzione di continuità da ... un mondo ad un altro ... da una dimensione ad un'altra ...
Ma non è questo il fascino del raccontare ? Il fascino del vivere?

Gaetano Barbella ha detto...

@ Pietro

Come primo impatto, senza dubbio, conta l'attrattiva grazie al "fascino del raccontare", come tu riconosci Pietro, ma ammetti di non essere in grado di andare oltre, chissà, per intravedere "un messaggio nascosto, come un contenuto 'coperto'". Però ti viene da supporlo razionalmente.
Ma si tratta di un sacrificio pagano che tanto ci porta a tutte le "macellerie" perpetrate dall'uomo nel corso della storia fino ad oggi di cui è di attualità la questione della biodiversità in degrado. Ecco una razionale riflessione che ne può derivare.
Su questo tema c'è tanto da rilevare ed è toccante ciò che ci dice in proposito G. W. F. Hegel, in “Lezioni sulla filosofia della storia” (Firenze 1941, pag. 57 e seguenti):

La storia è come il banco del macellaio

Se consideriamo questo spettacolo delle passioni ci poniamo innanzi agli occhi, nella storia, le conseguenze della loro violenza, della irragionevolezza che è connessa non solo ad esse, ma anche, e ci si potrebbe persino dire soprattutto, a quelle che sono buone intenzioni, scopi giuridicamente legittimi; se guardiamo al male in ogni sua forma, al tramonto dei regimi più fiorenti che lo spirito umano abbia prodotto... non possiamo concludere se non nel compianto per questa universale transitorietà ed anzi – giacché questo tramontare è opera non solo della natura ma anche della volontà umana, nello sdegno dello spirito buono... per simile spettacolo. Con quei risultati si può comporre uno dei più terribili quadri senza necessità accentuazioni oratorie, solo mettendo insieme esattamente le calamità sofferte da quanto di più splendido è esistito in fatto di popoli e di stati, di virtù private e di innocenza, e in tal modo si può spingere il sentimento sino al più profondo e inconsolabile cordoglio, che non è compensato da nessun risultato conciliante, e nei riguardi del quale noi organizziamo la nostra difesa o ricuperiamo la nostra libertà, solo pensando: - è andata così, è il destino; non c’è nulla da farci... Ma pure quando consideriamo la storia come un simile mattatoio, in cui sono state condotte al sacrificio la fortuna dei popoli, la sapienza degli stati e la virtù degli individui, il pensiero giunge di necessità anche a chiedersi in vantaggio di chi, e di quale finalità ultima, siano stati compiuti così enormi sacrifici .

Ma cosa ci insegna il sacrificio pagano, che lezione ci viene dal passato?
Vediamo da vicino la questione riferendoci alle pratiche sacrificali della Grecia arcaica.

• La violenza e le pratiche sacrificali

L’ordine della Grecia arcaica si fondava sulla connessione funzionale tra la pratica rituale religiosa e la narrazione mitica. Secondo alcuni studiosi appartenenti alla scuola francese di sociologia,tra cui Renè Girard ,la pratica rituale religiosa si basa sulla pratica del sacrificio.
Il sacrificio inteso come rinuncia o eliminazione volontaria di un oggetto, di un animale o di un essere umano, ha la funzione di rimuovere l’innato istinto di aggressione di componenti della comunità,liberandone costruttivamente le energie. La violenza ritualizzata e controllata diventa così presupposto dell’ordine e sua forza portante.

Continua
Gaetano

teoderica ha detto...

Continuazione

Sigmund Freud affermava che le usanze religiose implicano una sorta di "osto" in termini libidici e di felicità. La teoria freudiana è del resto riconducibile alle teorie moderne, in quanto l’energia libidica e le pulsioni sessuali degenerano in manifestazioni violente.
Lo stesso Freud aveva affermato che "l’uomo è una creatura tra le cui doti istintive è da annoverare un forte quoziente di aggressività" e che le pulsioni sono di due specie:quelle che uniscono (Eros) e quelle che dividono e distruggono (Thanatos).
Inoltre la violenza è causata, secondo il filosofo, dalla volontà di identificazione con il modello cioè con il padre. Il figlio desidera la morte del padre e il congiungimento fisico con la madre. Per questo le tradizioni religiose sono il "male minore", anzi una società senza sacrifici sarebbe destinata ad autoannullarsi.
Freud era convinto che non fosse possibile dirigere l'evoluzione psichica dell'uomo per contrastare la psicosi della distruzione e dell’odio ma che si potesse solo tentare di dominarla. Il sacrificio dunque protegge la società dalla violenza indiscriminata e dall'irrazionalità colpendo una vittima "sacrificabile" e operando un transfert collettivo (secondo definizione di Freud) su coloro che assistono al rito.
Il sacrificio, così come tutte le pratiche rituali religiose, ha quindi una funzione sociale in quanto ha un effetto catartico, sublima i rancori e le tensioni interne.
Quando il vero colpevole non può essere punito si sostituisce al colpevole una vittima
predestinata, "sacrificabile", come l'abbiamo chiamata, che assume su di sé tutte le colpe della comunità. È proprio questo principio di sostituzione che spinge Medea, nell'omonima tragedia di Euripide, ad uccidere i figli al posto di Giasone che l'ha tradita. Tra l'altro l'infanticidio si iscrive spesso in un quadro rituale, sia nella cultura greca sia nella cultura ebraica.

• La vittima sacrificale nella Grecia arcaica

In Grecia la vittima sacrificale era chiamata farmakos. Questo per essere sacrificabile non deve appartenere alla comunità: può essere quindi un prigioniero di guerra, uno schiavo, una vergine adolescente, un invalido.
La vittima sacrificale non deve appartenere alla comunità per non esporre i suoi componenti alle rappresaglie di altri individui quali, per esempio, i parenti della vittima.
Per non attirare la vendetta di altri individui o della divinità, vendetta che avrebbe vanificato la funzione del sacrificio, coloro che compivano il rituale si scusavano dell'atto che stavano per compiere, si dolevano per la morte della vittima, la piangevano come un parente. Le chiedevano perdono prima di colpirla. Se la vittima era un animale si rivolgevano al resto della specie come ad un vasto clan familiare per supplicarlo di non vendicarsi del danno che gli avrebbero causato nella persona di uno dei suoi membri (Hubert e Mauss, Essai sur la nature et la function du sacrifice).
Il sacrificio è allo stesso tempo azione vergognosa e azione sacra, legittima e illegittima.
Il rituale sacrificale per essere efficace, deve evitare sia la vendetta sia la contaminazione della comunità, contaminazione che in greco si dice miasma.
La vittima sia perché esclusa dalla comunità sia perché destinata è impura o almeno così deve essere considerata per giustificare l'uccisione.
Creonte, al verso 775 dell’Antigone di Sofocle, dice: "la condurrò in un luogo non calcato da piede umano e la chiuderò viva in una grotta rupestre, somministrandole quel tanto di cibo che basti a non commettere sacrilegio o a evitare che l’intera comunità ne sia contagiata". Egli si preoccupa quindi di non uccidere di propria mano Antigone per non attirare su di sé o sulla città la vendetta divina e per non essere contaminato fisicamente dalla vittima.
Vedi Tesina-Liceo-2002.

Gaetano

Ciao, Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Piero,
io non credo che tutti sentano questo mistero, non lo credo proprio e forse è meglio così.
Io scivolo nel simbolo perchè mi piace, da lì mi interrogo, penso, cerco, finchè scopro un filo rosso che lega questi simboli e allora sono felice, sì ho veri attimi di felicità quando scopro un barlume di presunta verità.Nel simbolo ci sono milioni di anni di vità, almeno così la penso io,e il simbolo è vivo e ti parla,ogni simbolo è un racconto...ma tu lo sai bene, tu scrivi coi simboli, tu a volte usi una scrittura da scriba, anche tu ami i simboli.
Ciao.

teoderica ha detto...

Caro Gaetano,
sono d' accordo su quello che scrivi, ma parlando dell' oggi sono contraria al sacro/sacrificio.
Posso sottomettermi al sacro, fino ad un certo punto, e cioè fino a che non va contro la mia coscienza.
Al sacrificio sono contraria, lo accetto solo quando è dato per amore, ma in questo caso non è più un sacrificio , è un regalo o ancora meglio un dono ed ha il sorriso e non il pianto.
A volte poi, anche se si segue la strada retta per il sacrificio, il sacrificante può aver sbagliato vittima ...e allora come la mettiamo...il sacrificio diviene inutile e quindi contaminato.
Ciao Gaetano.

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Paola,
ma è la stessa perplessità di Hegel (della mia risposta a Pietro) quando dice: « [...] Ma pure quando consideriamo la storia come un simile mattatoio, in cui sono state condotte al sacrificio la fortuna dei popoli, la sapienza degli stati e la virtù degli individui, il pensiero giunge di necessità anche a chiedersi in vantaggio di chi, e di quale finalità ultima, siano stati compiuti così enormi sacrifici. ».

Tuttavia la storia dell'antico scenario sacrificale arcaico ha l'attenuante di stimare la vittima sacrificale come essere sacro cui si era riverenti e pieni di gratitudine. E solo ai sacerdoti, per dignità, e solo loro, era derogato l'inumano e ingrato compito dell'atto sacrificale (per i Celti i sacerdoti erano i druidi). Ovviamente non tutto era così onorevole. Il cristianesimo ha spostato l'oggetto del sacrificio ad un piano superiore e se prima lo scopo era di trascorrere una vita amabile, con essa lo scopo diventa la salvezza dell'anima e la vita eterna.

Fatto è che oggi il rispetto per la vittima votata al sacrificio è stato smarrito.
E se neanche ci soddisfa la promessa di Gesù dei Cristiani di una secondo mondo dopo di questo fra i beati e santi della Chiesa, in virtù della fede, allora è segno che è giunta l'ora di battersi per ottenere in noi la risposta alla domanda di Hegel. E allora si è soli con la nostra coscienza con la quale dobbiamo confrontarci. Essa è l'angelo con il quale Giacobbe biblico combattè fino allo stremo di entrambi. L'angelo è il nostro specchio.
Ogni arte è buona e preziosa per questa immane battaglia, qualsiasi cosa e ognuno usi i talenti che ha in sé in maggior misura e non altri che non ha e che vorrebbe avere.

La mia carta surreale di Ravenna ti può essere utile in questa impresa. Vi sono segni che non ho disegnato, ma che si rilevano dalla mappa geografica, che puoi tradurre in simboli che ti sono congeniali, simili a chiavi per aprire e/o chiudere porte, facendovi meditazione.

Ciao, Gaetano

teoderica ha detto...

Grazie per la precisazione...e se lasciassimo che gli eventi andassero per il loro percorso?
Impossibile vero?
Oggi come oggi credo che il massino che ognuno di noi possa fare , sia raggiungere l' equilibrio e dopo tutto salvo la Chiesa, forse ancora di più della luce della ragione.
Le tue mappe Gaetano, mi hanno fatto lievitare nel mondo fantastico con spirito allegro ed entusiasta, con la scoperta di un presunto intrigo internazionale : la morte di Gastone de Foix.
Ciao Gaetano.