domenica 8 maggio 2011

NARCISO AMA NARCISO


La simbologia del narciso trae ovviamente origine dal famoso mito di Narciso, ragazzo bellissimo ma molto vanesio, mortificava chiunque lo desiderasse. Punito per questo da Cupido, mentre era presso uno stagno desiderò a tal punto la sua immagine riflessa che cadde nell’acqua e affogò. Al suo posto, sulla sponda, nacque appunto l’omonimo fiore. Il narciso, dunque, è sinonimo di eccessiva autostima, esagerata vanità e incapacità di amare.Il narciso è un fiore conosciuto fin dall' antichità. Si trova raffigurato perfino nelle sculture dell' Antico Egitto; quella civiltà ben sapeva esprimere il suo pensiero attraverso i simboli.

Anche Omero cita il narciso nelle sue famose opere e lo si trova pure descritto in altri classici greci. Ci sono numerose varietà di Narciso e giunchiglie. La chiave di lettura del mito è il "rischio del fallimento". Un fallimento genera nell’individuo un sentimento di dolore, che istintivamente egli debella rifiutando di correre questo rischio: c’è il rifiuto della sofferenza, che esclude a priori la possibilità di avere un successo, per non rischiare il fallimento.

La psicologia ha visto in ciò il rifiuto di un confronto con altri volti, e quindi con gli altri, che hanno la capacità di mettere in discussione l’Io che si mette in relazione, distogliendolo dall’amore per sé e focalizzando la sua affettività verso l’altro.

E’ significativo che Narciso si innamorò della sua immagine solo dopo aver respinto l’amore di Eco, la ninfa che non ha l' uso consapevole della parola. L’innamorarsi della propria immagine è interpretato nel mito come una forma di punizione per l’incapacità di amare.

A livello culturale il Narciso può essere inteso: come una perdita di valori umani. Viene a mancare l’interesse per l’ambiente, per la qualità della vita, per i propri simili.

Una società che sacrifica l’ambiente naturale al profitto e al potere rivela la sua insensibilità, per le esigenze umane.

Come vedete il mito di Narciso sembra calzare ai tempi odierni.

Freud parti dall’osservazione che in origine il termine Narciso era riferito a quei soggetti che derivano una soddisfazione erotica dalla contemplazione del proprio corpo, si accorse che molti aspetti di questo atteggiamento potevano essere riscontrati nella maggior parte delle persone, quindi pensò che il Narciso potesse far parte del normale decorso dello sviluppo sessuale. Altri studi più recenti ci dicono che i narcisisti hanno una naturale inclinazione a proporsi come capi, ma che, una volta messi alla prova, non riescono a portare a termine i propri compiti. “Tanto fumo e niente arrosto”: i narcisi non sono efficienti. Il narcisista avrebbe un egoico amore per sè infantile e infruttuoso.
E allora se il narciso è così negativo, come ci dice la psicologia e come è in uso nel linguaggio corrente, perchè il mito punisce Narciso trasformandolo in un fiore stupendo e profumatissimo?
Il narciso ha sei petali bianchi a significare la purezza di un cuore amico e sincero, aperto e disponibile, solidale e fiducioso. Il colore giallo della "corona", rappresenta il colore dell' umanità ; il velo di colore arancio che dipinge sovrapposto la stessa "corona" richiama invece il sole.
Io vedo il narcisista come un' asceta o un monaco, egli non si lascia toccare dalle emozioni più forti, resiste al mondo, all' immediatezza per cercare la conoscenza di sè, rinuncia per rimanere libero.
Il bellissimo mito, ha per me, niente a che fare con la sessualità (Freud), nè con l' amore per sè stessi, e men che meno con l' ostentazione pornografica del corpo di oggi, un fiore talmente bello come il narciso evoca in noi struggimento, dolore/amore per la bellezza del creato che un giorno , speriamo tardi, lasceremo.


immagine di Teoderica


14 commenti:

cosimo ha detto...

Ciao Paola,..
e copiosi complimenti per la tua opera che continui a chiamare immagine.
Il narcisista, nonostante il suo io, è sempre un perdente. Produce da se una sofferenza inutile che diventa distruttiva. Perchè è fatta di un egoismo difensivo che porta anche alla sofferenza dell'anima. Allora meglio il fiore, ricco non solo di profumo, pure di sorrisi sui visi di chi lo guarda o lo raccoglie.
Paola baciotti e baciotti.

pietro d. perrone ha detto...

Bellissimo post, si questo su Narciso.
Invita a sognare, a immaginare mondi sempre più in là.
Narciso è una figura che rappresenta l'animo umano, o almeno una sua parte, in modo perfetto.
E anche la sua storia, dolce, romantica e fatale.
E l'amore rifiutato, l'amore cercato, l'amore sognato.
L'amore egoistico, l'amore assoluto, il sacrificio inconsapevole.
L'amore di sè, il proprio essersi necessari, la dipendenza dal proprio esistere.
La consapevole mancanza e l'inconsapevole pienezza.
La vanità e la dissoluzione.
Il sogno, l'inondabile, il mistero.
Il vuoto, l'asfissia, la dissoluzione, la morte.
Il sempre, il per sempre, il mai dell'amore al massimo grado.
L'inganno, l'autoinganno, la propria distruzione.
Il Big Bang che esplode e la fine del suo Universo.
L'amore del Dio contemplante, l'incarnazione, la crocefissione e la morte.
La rinascita, la Resurrezione, la Speranza, la Fede, la Morte.
Su tutto la morte.
Ma nella morte non si finisce, mia cara Paola.
Noi ci affanniamo a conservarci in sarcofagi di zinco prestando fede ad una immortalità al di là da venire, narcisi ingannatori della propria brama d'immortalità - e non abbiamo il coraggio di ammetterlo, e nascondiamo in ragioni di ... igiene ... questa brama conservativa - mentre invece faremmo bene a seppellirci, cadaveri, nella viva terra, dove ritorneremmo ad essere pra vita.
Anzi, ritorneremmo ad essere Vita nella Vita.
Un abbraccio.

teoderica ha detto...

Caro Cosimo,
perchè il narciso deve essere un perdente, se il mito gli ha assegnato un fiore tanto bello, il narciso ama sè stesso e può amare solo un altro sè stesso, ciò non toglie che possa volere molto bene agli altri, sbaglia chi crede ciò, il narciso è altruista solo non riesce ad amare,non riesce ad amare e scappa di fronte all' amore pechè ne ha paura, paura di soffrire e perciò si fa male da solo e perciò hai ragione il narciso è un perdente...ma perchè poi deve sempre perdere?
Un bacio.

teoderica ha detto...

...Piero un commento a cui non c'è bisogno di risposta, un commento potente, hai scritto ciò che c'è dietro al mito di Narciso, chiaro e tondo SIAMO TUTTI NARCISI, c'è un' ode ai narcisi di un poeta inglese preromantico che ho pubblicato tempo fa , il tuo commento me l'ha ricordata...grazie Piero.
Un bacio.

cosimo ha detto...

Cara Paola credo che il narciso con il passare degli anni cambia da se. E cambia in meglio. E non per chissà quale paura, bensì per quell'opera di limatura che il tempo fa su di noi. Pertanto non si è narciso a vita.
Un beso.

Gaetano Barbella ha detto...

Il mito di Narciso e la consapevolezza del rapporto polare e quindi il piano dei contrari. Ma è una cosa dei saggi... cui stare alla larga?

[...]
La specularità del Tutto

"Rimane solo un discorso sulla Via che è. Su questa Via ci sono segni rivelatori assai numerosi:
che l’Essere è non nato (άγένητον), incorruttibile (άνώλεθρόν) infatti è intero nel suo insieme, immobile e senza fine (ατέλεστον)" (Parmeide)

"Tat tuam asi, Tu sei Quello"
"Colui che conosce questo supremo Brahman,
costui diventa il medesimo Brahman"

I grandi saggi hanno sempre parlato di una fondamentale unicità che sta alla base di tutti gli eventi, di tutte le manifestazioni. Essi non affermano che tutte le cose siano uguali, ma riconoscono invece un’implicita diversità che esiste in tutto il visibile manifesto, anche se sono convinti che tutte le differenze alla fine si risolvano all’interno di un’unità primordiale che tutto comprende.

Mentre per noi occidentali quest’unità delle polarità, in specie degli opposti, è difficile da accettare, essa viceversa costituisce la base principale della filosofia orientale. Secondo la filosofia perenne, o Sanathana dharma, questo senso di unità si può realizzare tramite un’intuizione o attraverso una grande "Comprensione" che si verifica allorché non c’è più un "io" che comprenda; si tratta cioè di uno stato di pura Coscienza in cui soggetto e oggetto, osservatore e osservato, si annullano per far posto ad uno stato superiore di "Conoscenza-Coscienza" al di là delle dimensioni di spazio-tempo. Si tratta cioè di una percezione-non percezione non definibile, o comunque non classificabile nemmeno da coloro che la sperimentano.

Bisogna comunque affermare che il concetto di polarità, o dei contrari, non è altro che un’immagine astratta che fa sempre parte del nostro mentale, o meglio del mondo del pensiero, o "Manas" e, come tale, ad essa si può attribuire solo un valore relativo.

Basta infatti concentrare la nostra attenzione su un qualsiasi concetto per far sì che immediatamente se ne crei il suo opposto. Solo i saggi o coloro i quali hanno trasceso il mondo della concettualità (piano mentale) possono comprendere perfettamente quanto sia relativo il rapporto polare e quindi il piano dei contrari. Costoro sono pienamente consapevoli che buono e cattivo, piacere e dolore, vita e morte, non rappresentano esperienze assolute appartenenti a categorie diverse univoche e separate, ma che esse in realtà non sono altro che due facce della stessa medaglia.

Raggiungere tale consapevolezza (opposti polari facenti parte di una sola unità trascendentale), significa pervenire ad una delle più alte mete di realizzazione coscienziale. Bisogna dire che nel misticismo orientale, come anche nella Grecia di Platone, Proclo, Parmenide, ecc…, tale stato superiore di Coscienza è stato sempre al centro dell’attenzione delle scuole iniziatiche dove ci si abbeverava al fuoco sacro della filosofia perenne.
Diceva Sri Krishna, uno dei più antichiAvatar dell’India:
"Sii eterno nella verità al di là delle opposizioni terrene".

La stessa cosa dicevano i buddisti. L’idea fondamentale era quella di superare il mondo degli opposti, un mondo costruito su fittizie costruzioni mentali, sviluppando la "Comprensione" della non distinzione, la qualcosa avrebbe potuto provocare il conseguimento dell’Unitarietà del tutto. [...]

Tratto da: La diversità dei contrari nell’alchimia dell’Unità primigenia.
di Antonio Gae: clicca qui.

Gaetano

teoderica ha detto...

Cosimo,
tu come sempre sei positivo e fai sì che pure il narciso cambi col tempo e chissà anche a lui sarà dato di amare.
Un abbraccio...e buona giornata.

teoderica ha detto...

Caro Tanino,
tu arrivi e fai ancora più confusione nella mia fantasiosa testolina, adesso il tuo commento frullerà e qualcosa produrrà, intanto avrai capito che io amo i narcisi, perchè lo sono pure io, ma lo sono nel senso di incapacità di amare in modo totale, lo sono perchè mi sento incompleta,lo sono perchè cerco sempre qualcosa e qualcuno, ma non lo sono per la parte egoistica infatti metto le esigenze degli altri al primo posto,io di solito mi metto per ultima...tu dici siamo yin e yang uniti, un po' come Giano o Apollo e Dionisio e quindi ogni uomo ha bisogno della sua donna e viceversa , cioè unione del maschile al femminile la cui unione genera la completezza...meglio che mi fermo che non so più quello che dico.
Ciao Gaetano un beso.

Gaetano Barbella ha detto...

No mia cara Paola. Ti propongo il superamento. Meglio il prosieguo di filosofie che credono di svincolare il rapporto IO-TU, che a sua volta si dibatte nel mondo delle illusioni, cosiddetto Maya, dal "supremo Brahman.
Qui si idealizza il mito di Narciso in un'UNITÀ, così come è esposto dallo scrittore e poeta calabrese Antonio Gaetano, cultore yoga, che ha scritto l'ebook da cui ho tratto il commento. Di propongo di far riflessione sul fatto che, così stante le cose dei "saggi", a che può servire IO-TU che litigano (o che credono di amarsi superlativamente), ossia - mettiamo - io e te e i convenuti qui sul web? Tanto ci pensano "loro" sempre uniti nell'irragiungibile "Brahman" a mettere tutto in pari! Ma nell'IO-TU si concentra l'esperienza umana che è alla radice dell'esistenza cosmica, e dunque anche del "Brahman" cui tutto perviene e coordinato, rettificato, sublimato, trasmutato. Proprio tutto, tutto? O forse resta impigliato nella "terra", dove si IO-TU si protendono "vilmente" con le loro radici, una sorta di "neutrino" che, nell'equazione cosmica del "Brahman" non fa quadrare mai i conti? Pensa quanto è prezioso questo "neutrino" e ogni essere vivente ne ha uno! Si tratta di un "popolo" di zombi umani cui "Brahman" deve sopportare per "essere". Ecco la mia prefigurazione geomantica di Mosca che spiega questo stato di cose. Qui è posto il volto di Budda al centro...
Ciao, Gaetano

hector49 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gaetano Barbella ha detto...

Perfeziono quanto detto in precedenza, avendo citato il "neutrino" per indicare qualcosa di indefinibile e inaccertato che porrebbe - secondo me - l'Uomo sul moggio quale essere al centro del cosmo (fino a che non vedremo supposti altri esseri di natura extraterrestre). La scienza precorre i tempi e in modo analogico sembra mostrarci questo evento proprio grazie a questo "neutrino" oggetto di forsennate ricerche dei fisici della materia.

A suo tempo, il «neutrino», particella senza massa e senza carica postulata nel 1930 da Wolgang Pauli e battezzata da Enrico Fermi, servì per salvare dal naufragio almeno tre leggi di conservazione (energia, quantità di moto e momento angolare). Ma occorre dire che era solo un escamotage perché questa particella rimase per circa trent’anni un utile ed elusivo fantasma al quale i fisici credevano per l’assoluta fiducia riposta nel principio di conservazione dell’energia. Sappiamo che solo nel 1955, Cowan e Reines, mediante una serie di brillanti esperimenti, riuscirono a mettere in evidenza la reale esistenza del neutrino.
Menomale che lo studio della fisica, e in genere della scienza, è quella di non credere mai di essere in possesso di una verità assoluta, ma di procedere sempre verso stadi più elevati di conoscenza. Forse oggi ci troviamo nelle condizioni estremamente diverse dal mondo scientifico, provvisoriamente ancora in auge, cosi come lo sembrava al tempo di Galileo Galilei che si apprestava a rivoluzionarlo con le sue nuove concezioni scientifiche. Forse, in questo millennio, appena all’inizio, non meraviglierebbe affatto il profilarsi di qualcosa di nuovo, in condizioni estremamente diverse del nostro mondo, tale da farlo apparire ad un tratto limitato e costringerlo a subire, suo malgrado, la violazione di ciò che le era vitale, quel principio di conservazione dell’energia cui credeva ciecamente.

Ecco che spunta il metaforico "neutrino", idea di un uovo che ad un certo momento cosmico si dischiude e mostra di sé l'Adone nel suo splendore nascente. Ora, se lo si potesse intravedere, appare avvolto da tristezza indefinibile nel volto al centro della mappa geomantica di Pavia [clicca qui]. Un fermento si vede a ridosso di una nave-arca ormeggiata e tanti esseri che sembrano uscire o entrare - non si capisce ancora - dal suo cervello. Mi sovviene la mitica Città laziale, Roma, che si stava popolando alla sua origine.

Oggi, 11 maggio 2011, i media del web diffondono la previsione di un terremoto a Roma, ma è un evento che potrebbe anche essere immaginato come qualcosa di rivoluzionario, riferibile ad un mondo interiore ancora ignoto alla reale coscienza umana...

Mi disse qualcuno che aveva la "vista" lunga, "... lei vede cose che appartengono al mondo astrale e che l'Uomo d'oggi non vede... questa è la verità. Lei ha una visione lucida... ".

Cara Paola devi anche vedere le cose - mettiamo quelle che sono oggetto di tuoi interventi qui sul web - una di prosieguo alla precedente. Questo post su Narciso, che si specchia su sé stesso, potrebbe riguardare la tematica sul poter uscire dal "labirinto della vita epocale" senza "cartina" grazie ad una "maga" o al "gatto con gli stivali" che ti piace tanto...

Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Tanino,
ti dispiace se ti chiamo così Gaetano? Mi sono presa questa libertà.
Bendandi, il sismologo della previsione sul terremoto di Roma, è di Faenza è quindi un romagnolo e qua se ne è parlato molto dell' 11 maggio, ma io non ho dato credito a ciò...però vorrei tanto che fosse un cambiamento epocale riferibile ad un mondo interiore ancora ignoto alla reale coscienza umana...ma forse è perchè sono io che ho un terremoto interno e da come chiudi il commento credo che tu lo abbia intuito...aspettando una maga o il gatto con gli stivali, mi sono ricordata di Raffaele e sto ivocando gli angeli.
Bacio volante per il mio caro amico Gaetano.

teoderica ha detto...

Ettore hai cancellato il commento, ma io ti mando lo steso un bacio ed un saluto.

Gaetano Barbella ha detto...

OK per TANINO