martedì 25 ottobre 2011

TEMI SCOTTANTI E FONDAMENTALI

Riassunto di un articolo apparso sul quotidiano Repubblica sul libro" Che cosa vuol dire morire" che raccoglie sei interviste con Remo Bodei, Roberta de Monticelli, Vito Mancuso, Giovanni Reale, Aldo Schiavone e Emanuele Severino.


" Il rapporto tra storia e destino è al centro degli interventi di Schiavone e Bodei. Dire, come fanno entrambi, che il prodigioso sviluppo tecnologico spinge la vita, e dunque la morte, in un' orbita non più naturale, ma intensamente storica, perchè aperta all'intervento umano, vuol dire che l' epoca iniziata con la comparsa dell' uomo sulla terra, si va concludendo. Senza poter sapere cosa ci riserva il futuro, e senza sottovalutare i rischi che tale trasformazione comporta, per i due autori il percorso verso la liberazione della specie umana dai vincoli della natura è ormai segnato. Nonostante il suo fascino, il problema di fondo, in simile prospettiva non sta tanto nella perdita della dimensione naturale a favore di quella storica, quanto piuttosto in una concezione troppo fluida della stessa storia, cioè della sottovalutazione dei traumi o delle fughe di senso, che troppe volte l' hanno trascinata indietro, quando si è illusa di fuggire verso il futuro, dimenticando la propria origine opaca.
Altra problematica è fra tecnica e fede. Le religioni perdono terreno davanti all' incalzare della conoscenza scientifica. Dopo aver perso la battaglia sia con Galileo, sia con Darwin, la Chiesa Cattolica rischia di perdere la guerra. Tuttavia si osserva un singolare rovesciamento di campo. Come osserva Reale, nell' uso di terapie volte a trattenere in vita i corpi cerebralmente morti è proprio la Chiesa a sostenere le ragioni dela tecnica, rispetto alla spontaneità dei processi naturali. Ma all' altro capo del binomio, come ci insegna Severino, la tecnica a sua volta è diventata una fede, nel senso che ha sostituito la credenza in Dio come argine al nulla che ci circonda.
L' ultima coppia, Mancuso e de Monticelli parla della relazione tra persona e corpo. Entrambi vedono nell' idea di persona ciò che riconduce il fenomeno della vita, nel suo rapporto con la morte, dal piano biologico a quello individuale del singolo essere vivente. Solo nell' esperienza irr ipetibile di ciascuno la vita sperimenta il suo valore, ciò è una verità indubitabile, come indubitabile è la pari dignità di ogni essere umano."


immagine di Teoderica

6 commenti:

cosimo ha detto...

..... cara Paola, su questi concetti la chiesa cattolica ha perso da sempre la battaglia. Sopratutto quando si schiera silenziosamente o apertamente con le ricerche per allungare la vita, chiudendo orecchi ed occhi sulla qualità di vita data da questo tipo di tecnica scientifica. Poichè la chiesa cattolica ha sempre detto che con la morte avviene la separazione tra anima e corpo, perchè va sotto braccio alle tecniche per l'allungamento della vita?
Mistero.
Senza mistero alcuno un beso a te per augurarti vita infinita.
Ciaoooo

teoderica ha detto...

...io ho assistito mio padre e sono contro l' accanimento propedeutico, quando è giunta l' ora, la si avverte e la si respira ed accanirsi è non rispettare la persona che soffre. Io sento tutta la disperazione del tempo, tempo di transizione fra il distacco dal naturale al deux tecnica, quest' ultima deve servire l' uomo e non assoggettarlo invece la nostra paura del nulla e del vuoto fa sì che lo riempiamo proprio con la tecnica...forse era meglio la Chiesa.
Ciao... io vorrei essere immortale, anche se poi vivere sempre può stancare...che ne dici di vivere per 500 anni?

cosimo ha detto...

....siccome a me con te piace dire l'ultima, dico 501 anni.
E tu, cara Paola, sarai sempre così come sei.
Che fortuna!!

teoderica ha detto...

...e siano 501 anni.
Ciao.

pietro d. perrone ha detto...

Tema molto serio, Paolè, questa volta.
La vita e la morte.
La scienza e la tecnica.
La fede e la scienza.

Ieri sera sono andato ad un corso, un seminario sul "Flauto magico" di Mozart, forse te ne avevo parlato, tenuto da Tito schpa jr. Bellissimo. Il corso.
Durante la lezione si è parlato (anche) della visione razionale che ci guida, fondata sulle opposizioni. Opposisioni come quelle di cui abbiamo parlato sopra.
Il Bene ed il Male.
La destra e la sinistra.
Il nord ed il sud.
ecc.

Si parlava della "iniziazione" (il Flauto è anche un'opera di iniziazione), per definire cosa vuol dire questo termine.
Ebbene, si è detto che "iniziazione" vuo, dire uscire da una visione così netta e trovare una strada diversa.
Insomma, che il bianco ed il nero non sono così separati, che l'uno si fonde nell'altro. Ecosì per ogni opposizione.
Ma allora, per la vita e la morte?
L'una si fonde nell'altra.
La vita che entra nella morte e là continua, in qualche modo.
E la morte che entra nella vita e continua di qua.

Può essere vera qualcosa del genere?
Ti dico la sincera verità: non riesco ad escludere con certezza che possa essere vera.

Un abbraccio,
Piero

teoderica ha detto...

Caro Piero,
mi avevi detto delle tue lezioni e ti invidio per questo. Il Flauto Magico mi ha sempre affascinato anche se lo capisco poco, la musica entra in me il senso mi sfugge, forse iniziazione vuol dire smarrimento e incertezza come tu ben dici,io vorrei tanto capire il mistero ma mi sfugge, posso capire il divino, l' unione del male e del bene, della vita e della morte, ascoltando l' Aria della Regina della Notte ma mi sfugge il senso...io credo e allo stesso tempo non credo ...sarò sempre una neofita.
Ciao Piero e grazie per le tue belle riflessioni.