martedì 8 dicembre 2009

EST MODUS IN REBUS / C' E' UNA MISURA NELLE COSE( Quinto Orazio Flacco)

LA COSCIENZA

Nel linguaggio comune, si intende per coscienza la consapevolezza dell’ambiente circostante e la facoltà di interagire con esso; ciò in contrasto all’inconsapevolezza. In alcuni filoni di pensiero, soprattutto religiosi, la coscienza non si estingue dopo la morte ed è presente anche prima della nascita.

IO
L'Io organizza e gestisce gli stimoli ambientali, le relazioni oggettuali ed è il principale mediatore della consapevolezza. Mentre il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all'ambiente, l'Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce sé stessa ed entra in relazione con altre persone (con il "loro" Io), distinguendole come "non-Io".
L’Io ideale ha la sua genesi nella relazione fusionale del lattante con la madre e nella prima infanzia. È l’istanza ideale più arcaica, Freud la definisce il surrogato del narcisismo perduto della prima infanzia.

IL SUPER IO/IDEALE DELL' IO

Entrambi condizionano i pensieri ed i comportamenti del soggetto, il super io spinge all' io ideale, a quel modello introiettato in noi dai genitori e dalle persone da noi idealizzate per tenere a bada gli impulsi primordiali egoistici a scapito del Bimbo della prima infanzia.




CONCLUSIONI

Con ciò ho cercato di spiegare semplicemente ciò che ci dice la psicologia sul nostro essere. Alla luce di ciò possiamo dire che è tutta una questione di equilibrio. La nostra Coscienza, cioè il nostro vissuto, la nostra esperienza deve riuscire a mediare fra il Super Io e la ricerca dell' Ideale dell' Io( terribili censori) con il Bimbo la parte infantile egoistica dell' essere in cui non c'è consapevolezza. Perchè se diamo troppo ascolto all' angelo camuffato che è il Super Io saremmo dei frustrati perchè non riusciremmo mai ad accontentarlo, se diamo ascolto troppo al Bimbo saremmo il diavolo camuffato, saremmo degli egoisti votati all' edonismo più sfrenato ma perennemente in colpa verso al nostro Super Io che prima o poi presenterà il conto.
Abbiamo due orecchi : con uno ascoltiamo il Bimbo che è in noi, con l' altro ascoltiamo il Super Io, mediando con la nostra coscienza.






ORA PER CONCLUDERE IN BELLEZZA PUBBLICO UNA POESIA DI ANNARITA RUBERTO


LA FAMA E' UNA LUSINGA

La fama è una lusinga
eleva agli altari
su un piedistallo
che vacilla.

Offri te stesso
non per rincorrere
il successo.

Incarnare una leggenda
sul nulla
non è onesto.

Accogli
l’appello del futuro
e vivi senza impostura.

Segna ai margini
brani e capitoli
della tua vita.

Cela i tuoi passi
come in contrada
occultata dalla nebbia.

Altri percorreranno
il tuo cammino
orma su orma.

Non spetta a te
distinguere
sconfitta da vittoria.

Mai devi tradire l’Uomo
ma vivere
e soltanto vivere
sino alla fine.


Leggete le altre mie poesie


15 commenti:

Annarita ha detto...

Un post molto interessante, Paola, come sempre. Sui freudiani concetti dell'IO e del SUPER-IO, ci sarebbe molto da discutere, ma lo sai che sono di corsa più del solito in questo periodo, perciò mi limito a farti le mie congratulazioni per la scelta dei temi e a ringraziarti di aver scelto la mia ultima poesia a chiusura del tuo articolo.

Mooooolto suggestiva la tua creazione grafica. Incredibile...

Un bacione
ananrita

paopasc ha detto...

Buongiorno Teoderica
bello il tuo blog. Vi arrivo via Annarita. Siccome mi interesso anch'io, fuggevolmente, di coscienza e altri stati, ti lascio un piccolo commento, senza pretese. Da ragazzo ho letto l'opera omnia di Freud, ma poi me ne sono allontanato. Per riavvicinarmene, cautissimamente, adesso. Freud ebbe indubbiamente delle ottime intuizioni, sul ruolo del sesso nelle motivazioni, sui legami tra le persone mediate da quell'aspetto, e sulla generazione di stress dai conflitti irrisolti, che io ben più modestamente chiamo atti motori impossibilitati. Anche la nomenclatura freudiana andrebbe per me rivista in chiave più neuroscientifica, delineando le fattispecie ontologiche (io, superIo, e via dicendo) più in chiave biologica che filosofica, perchè altrimenti si rischia di girare in tondo.
Io, per esempio, parto dal concetto che il sè che scaturisce dal linguaggio simbolico ne erediti anche le caratteristiche strutturali, quali, ad esempio, quella di raggiungere entità fuori portata fisica. e infatti, questo linguaggio aumenta i livelli intenzionali e permette il rimuginìo interiore, consente di immaginarsi molto di più che semplici aggregati cellulari, e questo in linea con le potenzialità, meno limitate del linguaggio motorio, di questo linguaggio simbolico. Mi fermo.
Un caro saluto.
(ma quanto corre questa Annarita, è un moto perpetuo intellettuale di donna! :)

pietro d. perrone ha detto...

L'io, la psiche...
la visione dell'uomo fatta di materia e spirito, se posso chiamarlo così.
Oggi la scienza sta semplificando l'uomo a una stringa, complessa, molto complessa, di soli geni.
Come se i geni, il prodotto del DNA non fossero una reazione dello spirito dell'uomo agli stimoli esterni, alle culture, alla vita.
I geni vengono dati come fattori decisivo dello sviluppo di un uomo.
Già.
Comprendo anche anche si sta studiando. Che si vuole capire, e la chiave "chimica" sembra aprire tutte le serrature dell'organismo umano.
Ma resta il fatto che ridurre i sentimenti, il prodotto dello spirito (io uso questa parola, ma tu hai descritto la psiche, altri usano la parola anima, altri ancora coscienza, eccetera. Non ne faccio una questione di parole, di definizioni, ma di fatti.) alla sola chimica mi sembra davvero poco.

Non desidero il ritorno ad una metafisica in cui l'anima diventa il vascello che traghetta l'uomo in un al di là - o lo traghetta dall'aldilà all'aldiqua - dominato da uno o più dei onnipotenti e misteriosi, che incombono sulla misera umanità imponendo scelte e rinunce per lo più insostenibili, in cambio dell'immortalità concessa come premio in un futuro proiettato al di là di ogni materiale esistenza.
Quella metafisica, come la magia, come l'esoterismo, come ogni escatologia trascinano e condannano l'uomo all'irrazionalità e alla oggettiva soggezione.

La psicologia anche era nata un pò sessuofobica, macchiata dall'irrazionalismo che dicevo prima. Ma invece di correggere quel tipo di errore, la scienza ha preferito il materialismo assoluto. Che va bene per produrre farmaci. E forse alleviare alcuni dolori nel breve periodo. Ma che non serve per curare il dolore di esistere, l'ansia di finire di esistere, la paura di non esistere abbastanza...

Annarita ha detto...

@Paolo: sei arrivato qui, eh? Bene. Mi fa piacere:)

Annarita ha detto...

@Pietro: non ti piacciono le poesie? Potevi almeno dire che non ti piace. Sempre meglio che ignorarla! Scusa la franchezza senza mediazione.

teoderica ha detto...

Annarita, la tua poesia io la trovo molto profonda, mi ha stupito perchè con mezzi diversi abbiamo "sondato" gli stessi "interni".
Ho riassunto brevemente concetti elaborati da Freud, aggiungendo il Bimbo( Es o quello che si è, senza Coscienza( la quale potrebbe essere l' anima o il DNA generazionale o il linguaggio simbolico di tutta l' evoluzione dell' Uomo)che semplicemente possiamo anche chiamare cultura naturale e cultura artificiale.Da ciò, e sono sempre riflessioni su di me e su chi mi sta attorno, risulta che è tutta una questione di equilibrio, con la tua poesia per me hai descritto con parole musicali( e la musica arriva alle orecchie, ci penetra più della vista)

Non spetta a te
distinguere
sconfitta da vittoria

Mai devi tradire l' Uomo
ma vivere
e soltanto vivere
sino alla fine.

Io ho interpretato ciò con il vivere sè stessi (quello che si era senza l' introiettamento dei modelli culturali, i quali sono relativi al tempo)mediando con il Super Io (dobbiamo comunque vivere insieme agli altri e con i modelli del proprio tempo)insomma facciamo del nostro meglio ma dobbiamo essere anche indulgenti con noi stessi .
Io ho capito così e col mio post volevo dire così anche io, col mio frasario semplice,perchè credo che occorrano più modelli di comunicazione per arrivare a più persone, magari spaventate da un linguaggio troppo alto.
Con affetto.

teoderica ha detto...

Gentile Paolo, grazie della visita, il mio blog è naif, ma sincero.
Atti motori impossibilitati, questa definizione mi piace tantissimo, come mi ritrovo d' accordo per l' eredità simbolica e le strutture collegate a ciò che ci permettono "strane cose" io la chiamo anche cultura naturale.
Io scrivo con la "mia terminologia"perchè cerco di comprendere i concetti base della scienza senza andare troppo a fondo, per non sviare il cammino sperimentale in primis su di me.Non voglio sapere troppo perchè ho "paura" di essere influenzata dai modelli della cultura artificiale e di non sapere più ascoltarmi.
Atti motori impossibilitati dal super Io che ci frustra, a volte va bene anche un sano edonismo.......purtroppo il "68 ha interpretato male Marcuse.
Non prendo alla lettera Freud, prendo solo quello che mi serve al momento.
Poi verrò a ricambiare la visita, perchè mi hai incuriosito.
Sono d' accordo, Annarita è stupefacente un intrigo artistico con una mente netta, bella, scientifica.
La nuova scienza deve certificare ma ciò non toglie che possa anche indagare liberamente in tutto lo scibile, a volte penso pazzamente che Galileo abbia un po' esagerato.
Un caro saluto.
PS Gli scienziati scettici mi addormentano.

teoderica ha detto...

Ma che non serve per curare il dolore di esistere, l'ansia di finire di esistere, la paura di non esistere abbastanza...
Caro Piero " Illuminista", non ti piace la metafisica, ma non ti piace la fredda scienza.
A me piace la matematica, la scienza, la razionalità ( quando non sto bene, ah un antidolorifico ...lo amo....e poi che invenzione l' asciugatrice qua da noi in Romagna con questi nebbioni). Come mi piacciono gli scienziati non dogmatici ( eh sì sono dogmatici anche loro quando dicono ciò è impossibile......esiste anche la storia che li smente)che non negano l' esistenza di Dio, sai che sono in aumento gli scienziati che non si trovano in contraddizzione neanche con la Chiesa?Infatti lo scienziato non può che dire.....oggi vi dico che è così, domani se scopro qualcosa d' altro dirò un' altra cosa.
Io credo che la scienza debba scoprire ancora tanto e tanto ed alla fine forse dirà che esiste Dio, qualunque cosa sia ( potrebbe essere la terra, l' acqua, un algoritmo) e poi spiegami cos' è la coscienza, cioè quella cosa che un giorno ti svegli ( a me è capitato che avevo 2 anni circa)poggi il piede per terra e la riconosci come terra su cui appoggi i piedi.
Un beso .......aspetto le tua risposta.

pietro d. perrone ha detto...

Chiedo scusa ad Annarita e a te Paola; non volevo trascurare la poesia.
Sapete che amo molto la poesia, perchè riesce a dire verità che arrivano dritte al cuore.
Posso farmi perdonare invitandovi a leggere un testo che mi è richiamato dai versi di Annarita?

La poesia che hai pubblicato, Anna, è un invito morale, a guardarsi dalla vanagloria, a rifuggire la vanità, ad essere prudenti, a guardare il futuro... insomma ad essere uomini virtuosi.
Il testo tuo Annarita mi richiama un testo antichissimo, del 2450 a.c., dell'Egitto dei faraoni. Gli insegnamenti di Ptahhotep.

http://cronologia.leonardo.it/antica49.htm

Leggilo cara Annarita. Dimmi se non ci trovi gli echi della tua poesia.
Non saprei fare un complimento più sentito alle parole di un uomo (una donna, in questo caso) che metterle in comunicazione con l'anima immortale del mondo, con lo spirito universale dell'Uomo.
I tuoi versi si intrecciano strettamente con le parole del visir d'Egitto che le scrisse più di 4.500 anni fa.
A lui avevano riconosciuto una vita lunga oltre 110 anni come premio per tanta saggia bellezza.
A te posso solo regalare il dono della lettura di quelle parole immortali.

Paola mia, non devi prendermi per superficiale. A volte riesco a sbagliare con tanta ... bravura che... mi stupisco io stesso.

Solo per dare il senso della mia ignoranza: non avevo capito che Annarita Ruberto fosse... fosse la nostra Annarita. Pensavo a chissà quale Ruberto. Ma non ho provato a capire.
Scusami Paola. E soprattutto tu, Annarita.

sara ha detto...

Ciao Teodorica,
vai da me, ti aspettano i miei Angeli.
Il post devo trovare il tempo, il temo giusto, per leggerlo con la dovuta attenzione, in questo periodo sono stremata dalle tante cose da fare, sopratutto le varie manifestazioni di volontariato a cu do una mano, sono tante, io solo una.
un abbraccio

teoderica ha detto...

Caro Piero,ero sicura,che la tua era stata una svista, so quanto ami la poesia, quanto sai riconoscere la poesia alta, e so che Annarita ha stupito anche me, conoscendola inizialmente per i suoi siti scientifici mi ha stupito per la grande inquietudine che non ti aspetti da animi razionali e precisi, Annarita è la "guardiana" della matematica ma allo stesso tempo è la regina della fantasia,è la metamorfosi più elevata, quindi capisco che vedendo i suoi siti non ti aspettavi che la poesia fosse della "nostra" Annarita.
Due besi.

teoderica ha detto...

Arrivo cara Sara, figurati se mi lascio scappare gli Angeli.
Tanti besi.

Gaetano Barbella ha detto...

Sulla poesia già ci siamo intesi io e Annarita, perciò che aggiungere? che è solenne e non solo fortemente incisiva attraverso la poesia.

Si parla del "bimbo", ma sentite cosa ne pensa una nota psicologa e scrittrice, Teresa Tonna [1], con alcuni stralci tratti da un suo articolo del 2000 sul tema del fiabesco Peter Pan.

«Peter Pan o fanciullo eterno? La nostra societá si interroga sui giovani che non vogliono crescere e che, come Peter Pan, tendono ad evadere dalla realtà; ma esiste un atteggiamento dell'uomo che conserva l'aspetto positivo della fanciullezza, senza che divenga una fuga dalla realtà. [...]».
Ma di lui «ha parlato Giovanni Pascoli: "Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con meraviglia,
tutto per la prima volta".
Chi è il fanciullo? Nel XX secolo, fanciullo è il poeta.
"Perché tu mi dici poeta? / Io non sono un poeta. / Io non sono che un piccolo fanciullo che piange", scrive Sergio Corazzini. [...].
Il fanciullo ha un rapporto con la realtà fantasioso e immediato, è capace di associare i vari piani, di trascorrere da un regno della natura a un altro, sa che gli animali parlano, la luna ha occhi e bocca, dà un'anima agli oggetti ed è capace di immedesimarsi totalmente nel suo gioco. Il fanciullo sa giocare e non conosce la morte, se non nella sua dimensione di resurrezione. In noi tutti tale fanciullo rimane per tutti la vita e il suo sguardo scopre veritá che all'adulto non è dato di conoscere. Ma noi siamo solo capaci di lasciarlo tacere, anzi spesso di togliergli la parola, perché siamo diventati adulti e razionali e sfidiamo l'esistenza con un'angoscia quotidiana che i secoli che ci hanno preceduto ignoravano. [...].
Se parlasse il nostro fanciullo ci direbbe cose inquietanti e meravigliose. Prima di tutto che il nostro cervello è impazzito e ha travisato tutto, perché gli é stata tolta la possibilità di sognare. Ci direbbe che non di solo pane vive l'uomo, ma di sentimenti, prima di tutto d'amore; che non c'è cosa più bella per un bambino di qualcuno che si occupa di lui, facendolo saltare sulle ginocchia e portandolo a fare una passeggiata in un prato. Ci direbbe che la vita è più sopportabile come fanciulli, perché la cosa più importante è vivere, vivere bene è in pace, vivere in compagnia delle persone che si amano, e il denaro, il potere, il successo non riescono a sconfiggere la morte, ma la morte é invece sconfitta dall'amore e dalla fiducia nella resurrezione.
Ma, chissá, forse qualcosa potrebbe cambiare... chissà che nella nuova era il fanciullo, nauseato da questi adulti incapaci di vivere, impasticcati, affannati e fragili, abbia il coraggio di venir fuori da solo. Magari con una astuzia, segno della sua intelligenza, riuscirà ad avere ragione della loro violenza e a riemergere intatto nella sua eterna bellezza. Teresa Tonna».
Vedi un mio post e commento su TellusFolio.

Gaetano Barbella

[1] – Teresa Tonna è una psicologa, docente in materie letterarie presso l'Istituto d’istruzione Superiore "C.Tenca" di Milano. L'articolo è stato pubblicato sul Giornale di Brescia, il 18 gennaio 2000.

Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano, ti ringrazio come sempre del tuo commento, mi dai modo di ampliare il discorso.
Anche perchè aggiungi sempre più testimonianze e quindi più speranza per persone "bambino /vecchio" ( ho rubato la definizione ad una deliziosa amichetta del mare......un bacio Cristina sei la più bella del mondo).
Il bambino/vecchio è un Uomo, è consapevole, è saggio, ma ascolta il Bimbo in lui, questo Bimbo gli fa vedere la bellezza del creato, gli fa ri/scoprire quel tempo di scoperte in cui la morte non c' era.
Io sono una bimba/vecchia,ho ri/scoperto la bambina ed ho deciso che era una bimba buona,lo era per me e ciò mi basta.
Tanto per fare i fanciulli fantasiosi, .....nel "68 doveva iniziare l' era dell' Acquario, l' era dell' amore, ma i calcoli degli astrologi risultarono sbagliati, occorre ancora tempo, ma arriverà.......Herbert Marcuse il filosofo del "68 considerato l' ideatore degli hippie e del libero amore fu travisato, egli intendeva che si allentassero le corde del Super Io, delle regole ferre della società, soprattutto quelle legate all' eros, perchè credeva che l' Uomo fosse in grado di tenersi a "bada da solo".......cosa è successo?.......uomini divenuti solo bimbi e donne che hanno creduto che femminismo volesse dire scopiazzare il maschilismo...ciò non era quello che intendeva Marcuse, il Bimbo ora deve essere anche consapevole perchè ha la coscienza.....E QUI GAETANO TI ASPETTO CON LA DOMANDISSIMA: la Coscienza che appare dai 2 o 3 anni cosa è?
Un besissimo.
PS non sono riuscita a trovare il tuo commento, su TellusFolio.

Gaetano Barbella ha detto...

Per il post è qui, e per il commento (che è riportato in parte da te) qui.

Per la domanda in seguito.

Un abbraccio,
Gaetano