domenica 27 dicembre 2009

PEOPLE

FRANCESCO II e ultima puntata



I carabinieri sono andati alla comunità ad interrogarlo. Una donna del paese vicino, lo aveva denunciato. Il marito era tornato a casa prima, ed aveva visto un' ombra furtiva, scappare dalla finestra della camera da letto. La moglie gli aveva detto che era quel tale che gira sempre, sì, quel tizio della comunità. E lo aveva denunciato.
Un po' strano perchè Francesco non esce mai di sera.
Lo sanno tutti.
Un' altra volta lo avevano accusato di aver rubato un portafogli. Lui lo aveva restituito. Lo aveva trovato per terra, vicino al forno, i documenti non c' erano, solo qualche mille lire, che lui aveva usato per le sigarette e il caffè. Lo avevano sgridato un po', ma non gli avevano fatto niente.
I parenti hanno i loro problemi, qualche volta, raramente, molto raramente, lo vanno a trovare.
Ci credereste?
Quando accade Francesco è così felice, ma così felice che la bocca è sorridente anche quando parla, anche quando beve il caffè. Presenta i famigliari a tutti quelli che incontra.
Poi le condizioni economiche di tuo fratello sono migliorate, ti ha preso con sè.
Sei tornato a trovare gli amici della comunità.
Mi hai raccontato la tua grande avventura.Io Francesco, l' avevo letta sulla cronaca regionale del Resto del Carlino.
Durante una delle tue passeggiate ti eri perso sui colli riminesi. La notte una bufera di neve aveva lasciato una coltre bianca, molto spessa, alta in certi punti un metro. Le ricerche erano durate frenetiche per qualche giorno. Ti avevano dato morto per assideramento. Il quarto giorno la pala dello spazzaneve , in un viottolo di collina, ti aveva raccolto.
Vivo e vegeto. Sei rimasto all' ospedale solo qualche giorno.
Ti eri nascosto sotto la neve al caldo, ti eri fatto l' igloo come gli Eschimesi.
Ora Francesco so che non ci sei più
Io credo che abbiamo perso qualcosa di importante con te.
Tu siedi alla destra della Madre.
Io credo questo.
Gli altri credano quello che vogliono.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.

11 commenti:

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola, molto bello il tuo disegno. Illustra la storia benissimo. Il bianco pallore che volge in azzurro. Il candore della neve che riflette l'azzurro del cielo ingenuo di Francesco.

Sono sempre un pò tristi le tue storie. Ma è giusto così, forse. Le sento piene di vita, anche se finiscono male i tuoi personaggi. Del resto la vita di tutti finisce male, alla fine. Indesiderata arriva la fine, sempre troppo presto e sempre inaspettata.

Ma non è per questo sono molto vive le tue storie. Colgono attimi di vita, colgono gesti, sfumature, esistenze marginali, secondari, emarginati. Ma sono più storie che sembrano disegni. C'è dentro l'essenziale. Mai niente di troppo. Mai il superfluo.
Così è la vita. No?

A presto, Paola mia.

paopasc ha detto...

C'è una cosa strana Paola, che ti paleso, un mio dubbio. Il tuo bel racconto, come lo schizzo di un maestro, disegna in poche battute una situazione, dei sentimenti, delle relazioni.
Nel rapporto con i deboli di mente, almeno quelli tranquilli, noi abbiamo sempre un moto dell'animo (non so se tutti, insomma molti, almeno spero) come dire, di comprensione e tenerezza, li crediamo, un po' come capitava ai mitici pellerossa, vicini alle divinità (se esistono) in grado, appunto perchè scevri della protervia del verbo, di 'parlare' con Dio senza nemmeno saperlo, un po' come si regala un sorriso a tutti se si è felici dentro.
Ma, dall'altro lato della questione c'è il verbo, la presunzione umana. Se il debole è più vicino a Dio, in virtù di questa debolezza, il forte (di mente) ne è più lontano?
Ovviamente non è così: noi concediamo la nostra massima comprensione a chi crediamo essere più indifeso, o indifeso nel fisico, con un handicap qualsiasi, o indifeso nella mente. L'abbassamento delle difese che si attua nei confronti del debole, è un segno della nostra diversità, mediata da quel verbo. Fossimo stati in un gruppo di macachi, il tuo povero Francesco avrebbe avuto vita breve. Tutti quelli che agiscono come quelli del tuo racconto, condannando e odiando, fanno come quei macachi, a cui la parola, del resto, non è stata ancora insegnata.

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Paola, miei cari Pietro e Paolo (che strano...), ho letto tutto. Concordo, ma ora vi parla chi è padre di uno di questi "francesco". Ha da aggiungere delle cose a perfezione, cose che Paola, consciamente o no, ha saputo concepire, e con il disegno e con la grafica dei due post a commento. Sapete di che cosa si tratta?
È LA GESTUALITÀ che solo sul palcoscenico della vita è possibile.
L'uso delle mani è caro ai tanti "francesco", perché per loro è come il contatto con le loro "madri". Essi sono come i "sordi" e i "ciechi". A loro piace giocare come quando si è bambini che si azzuffano similmente ai cuccioli fra loro. Così facevo con i miei figli, fra cui "francesco" in discussione e a loro piaceva da matti. Al mio "francesco" (che si chiama in realtà Andrea) piace ancora oggi, che ha più di trentanni, essere sfiorato dalla mia mano. La sua sofferenza perenne in lui dovuta a insanabile depressione, così facendo è come se si calmasse. Anche lui fu vittima di un grave incidente col rischio di morire. Aveva diciotto anni ed erano gli ultimi giorni del liceo per poi fare l'esame di maturità.
Il parlare, al limite dei poeti, non serve con essi. Serve invece il gesto come si fa con i sordi. Gesto con le mani, gesti con il viso, gesto con il corpo.
E Paola così ha fatto, oltre a trasmettere il racconto ai sani in ogni senso, eccetto uno tante volte...
Il disegno palesa chiaramente la gestualità attraverso le due dita che reggono i fili della comunicazione con i "francesco", ma c'è di più nella grafica delle due parti del racconto. La prima è con caratteri bistream charter 9, mentre la seconda si differenzia con la grandezza 7. Come a mettere in evidenza i due generi di comunicazione. La seconda sente di una leggerezza tale da accompagnarsi alla frase finale del racconto:

«...Ora Francesco so che non ci sei più. Io credo che abbiamo perso qualcosa di importante con te. Tu siedi alla destra della Madre. Io credo questo. Gli altri credano quello che vogliono.»

E qui occorre intravede una successiva fase del disegno: il tenue volto che si invola insieme agli altri, là dove si trova la Madre Celeste. Tuttavia sta a noi saper trattenere la matassa dei fili, perché sono le cose piccole della vita che fanno l'uomo grande. Qui sta l'impresa superna che un padre vi dice con tutta l'anima.
Il pollice e indice uniti indicano le cose piccole appunto.

Gaetano

Annarita ha detto...

Caro Gaetano, non ho niente da aggiungere a ciò che tu hai asserito con il tuo commento. Dico solo che se non ci fossi, ti si dovrebbe inventare.

TVB caro amico...e lo dico con pudore, ma sinceramente.

Paoletta, brava. Concordo con l'analisi di Gaetano.

Un abbraccio circolare
annarita

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Annarita, grazie e ricambio con VVB, compreso Paola e gli amici qui convenuti. Posso aggiungere, se mi si permette (ma sì!), che il bene va sempre rivolto ai "francesco" in noi. Chi sono? Sono, un'amicizia, un matrimonio, un lavoro e via dicendo, che sono in pericolo come sospesi ad un filo e che vale proprio la pena di salvare.
È qui il nostro giusto cimento che vale come contributo per la pace che tanto invochiamo per il mondo.
Prima in "casa nostra", come a imparare a nuotare per poter poi salvare chi sta per annegare.

Forse sconfino, ma non si può mai dire.
Le due dita, il pollice e l'indice che reggono i fili dei quattro "palloncini" del disegno di Paola, uno dei quali è noto (come a rimarcare che ve ne sono altri di "francesco", come anzidetto), mi portano a far riflettere su come ognuno di noi impugna una matita o una penna per scrivere o disegnare (o anche un pennello per dipingere).
Un tempo la maestra o il maestro insegnava agli scolari la giusta postura in merito, cosa che oggi è oggetto di particolare attenzione da parte degli psicologi perchè da qui si risale ad una correzione del carattere dei bambini sin dal momento dell'infanzia.
Capita frequentemente che gli adulti, specie le donne, impugnato la penna in modo abnorme, come a dare l'impressione di una mano anghilosata che ha difficoltà nello scrivere. Peggio ancora nel disegnare.

Sono accettabili due tipologie di prese: a triangolo equilatero e a triangolo isoscele.
Impugnatura a triangolo equilatero:
I tre polpastrelli delle dita medio, indice e pollice si trovano ciascuno su un lato diverso della penna, formando una figura a triangolo equilatero.
Impugnatura a triangolo isoscele:
Il dito medio flettendo l'ultima falange, crea un lato più ampio d'appoggio, formando una figura a triangolo isoscele.
Vedi http://www.peav.it/articolo_03.htm

Si può dire che da qui si possa risalire a cattive capacità di "manipolazioni interiori", magari in relazione a quanto ho argomentato sui "francesco" da salvare in noi? Non si può dire di sì, ma neanche di no.

Abbracci,
Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Pietro, i miei personaggi hanno spunti reali, a me piacciono "certe persone".....ma ciò è reciproco perchè altrimenti non si capirebbe il perchè io ne abbia conosciute tante, fra di noi c'è feeling, io mi trovo molto bene fra loro, li vedo con occhi diversi, non è pietà o comprensione la mia....mi piacciono proprio.
Ciaoooooo.

teoderica ha detto...

Caro Paolo, ho osservato bene la situazione, è vero, c' è comprensione per le persone "deboli", considero macachi anche io chi non ce l' ha, ma c'è qualcosa d' altro......d' altro,se ti trovi alle strette ed hai bisogno di una scappatoia chi usi....il forte? noooooooo usi il debole che non ha la forza di controbattere perchè tocco, drogato, strano,sì dici...poverino, gli fai l' elemosina ma non lo tratti come un tuo pari......e poi fra i drogati, gli alcolizzati,i dementi ho trovato persone molto buone e sensibili, persone con una capacità di sofferenza che mi lascia a bocca aperta.
Ciaooo.

teoderica ha detto...

Gaetano, sono arrivata a te e sono rimasta stupita, il disegno io ho messo le due dita così perchè volevo tenere con delicatezza questi "francesco", tenerli con noi perchè sono importanti,basta andare in un ospedale...non ti importa più di nulla, rimani lì soggiogato come un baccalà, soggiogato dalla sofferenza....ma quale il tuo scopo se non cercare di fare sentire che gli vuoi bene.....so bene come si ricercano le mani in certi momenti......
È qui il nostro giusto cimento che vale come contributo per la pace che tanto invochiamo per il mondo.
Prima in "casa nostra", come a imparare a nuotare per poter poi salvare chi sta per annegare.
.....termino con la tua frase e non dico altro.........................se tu pensi che io col mio "asdrubalo" disegno e racconto ho detto quello che tu scrivi io sono contenta, spero di essere così, almeno ci provo.Un beso.

PS ho messo anche la musica.

teoderica ha detto...

Cara Annarita un beso e sono d' accordo con te un Gaetano occorre che sia stato inventato,ieri, oggi ed anche........domani.

teoderica ha detto...

Gaetano, sono andata al sito che mi hai linkato,molto interessante, io credo che una buona postura delle membra vada a pari passo con le tue intime senzazioni.....esempio io a dieci anni ero la più alta delle mie amichette e quindi tendevo ad ingommirmi( odiavo essere alta) e tale postura mi è rimasta anche oggi che mi piace essere alta....quando adotti una postura è veramente difficile correggerla ......evviva le vecchie maestreeeeeeeee.
Ciaoooooooooooo.

pietro d. perrone ha detto...

Gaetano, quello che hai detto sul gesto, sul calore comunicativo della carezza a tuo figlio, ancora oggi che ha trenta anni mi ha davvero emozionato (direi commosso, se non ti dispiace).
Si, anche a me piace accarezzare mio figlio. A volte lo faccio nei pochi minuti che ancora riusciamo a passare a lettone insieme, la mattina, prima dei ritmi assurdi del giorno. Lui ha sedici anni.
Quella carezza rubata ha su di me l'effetto che tu hai descritto per tuo figlio. E forse lo ha anche su mio figlio.
E sono convinto che lo ha anchee su di te, quando rubi quella carezza. E credo che quell'effetto caldo, che va diretto a tutti i centri di una persona, "francesco", paolo, gaetano, piero, paola, e comunque si chiamino.

Quel calore, che ha più conteuti e significati di qualsiasi parola, più di qualunue discorso, è il gesto dell'uomo. L'uomo naturale, che si nutre di emozioni, di gesti, di carezze, istintività, l'uomo che Paopasc vede a ragione diverso da un macaco. Ma conserverei, a stretto rigore, un dubbio a favore dei macachi, che, come si vede in tivvù, amano anche toccarsi tra di loro e chissà se abbandonano i "franceschi" per pietà e per altruismo oppure per calcolata alterigia.
Mi piace conservare il dubbio. Coltivarlo.