lunedì 21 dicembre 2009

LA DOMANDA

DAL LIBRO " LA RAGAZZA DELLE ARANCE" di JOSTEIN GAARDER

Georg ha quindici anni e scopre che il padre, morto quando lui aveva quattro anni, gli ha lasciato una insolita eredità: una lettera. Questa contiene una storia d´amore vissuta in prima persona dal padre quando era ancora una matricola universitaria. Racconta dell´incontro, avvenuto in un tram ad Oslo, con una ragazza che teneva tra le braccia un sacco pieno di arance: sua madre. Georg scopre aspetti del padre che non conosceva, e soprattutto l´origine di certi suoi comportamenti ed interessi. Georg dovrà rispondere ad una difficile domanda che il padre gli rivolge in questa lettera.

LA DOMANDA

"Cosa avresti scelto, Georg?Avresti scelto di vivere un giorno una vita sulla terra , breve o lunga? Oppure avresti rifiutato di partecipare a questo gioco perchè non accettavi le regole?Devo essere onesto con te, Georg. Io stesso avrei rifiutato l' offerta di una visita panoramica fulminea della grande favola, e se la pensi come me, mi sento in colpa per quanto ho contribuito a mettere in moto, mi sono lasciato sedurre dalla ragazza delle arance, ma Georg se tu rispondi che nonostante tutto avresti scelto di vivere, anche se solo per un breve momento, allora io non ho il diritto di desiderare di non essere nato. Ho un' ultima domanda: posso essere sicuro che non c' è un' altra esistenza dopo questa? Posso essere del tutto convinto che non mi troverò in un altro luogo quando leggerai questa lettera? No, non posso essere sicuro al cento per cento. Perchè, se c' è il mondo, allora le frontiere dell' improbabile sono già state scavalcate. Sono già così pieno di stupore per il fatto che esista un mondo, che non avrei spazio per altro stupore se dovesse rivelarsi che esiste anche un altro mondo dopo questo. Io non ci credo, proprio no. Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamano speranza."


13 commenti:

paopasc ha detto...

Una sorta di giustificazione a posteriori dei propri atti, una giustificazione demandata al giudizio di un altro. E se Georg per rispondere alla domanda del padre scrivesse a sua volta una lettera per un suo futuro figlio, allo scopo di giustificarsi e giustificare la richiesta del padre? Non mi sconfiffera. Le nostre scelte possiamo imputarle alla nostra natura, all'episodicità degli eventi, alle stranezze del caso, ma non possiamo pretendere una giustificazione dei nostri atti chiedendola al risultato di questi atti: quel che fatto è fatto, giusto o sbagliato che sia.
Sul prosieguo della vita. Beh, una vita dopo la vita già c'è: è il ricordo. Non dobbiamo essere ingabbiati in una visione della vita unicamente come di un individuo con un metabolismo, che emette rumori e produce scorie riciclabili. Anche il proprio ricordo, le cose scritte, le opere, sono una forma di vita, di quella poi che sembra più appagarci, quella spirituale, quel mondo parallelo che entra in contatto con noi solo attraverso corpi. In chi mi ricorderà io vivrò per sempre.

giardigno65 ha detto...

non si può non domandare...

Gaetano Barbella ha detto...

Il norvegese Jostein Gaarder, l'autore del libro in esame è un filosofo. Ma al grande pubblico difficilmente arriva la filosofia, limitata a specifici cultori. Però coraggiosamenter Gaarder si cimenta a modo suo in questa impresa attraverso episodi, scatole cinesi tradotte in fiaba imperniate una di seguito all'altra sul mistero della vita.
Sia col titolo del libro che in altre due occasioni, nodi cruciali del racconto, la "ragazza" è messa in stretta relazione con le "arance", che la "casualità" per mano maldestra del giovane studente, il padre di Georg Røed, fa cadere per terra. Nel secondo incontro, lei è seduta in bar. I due si guardano intensamente per circa un minuto tenendosi la mano, ma l’atmosfera viene interrotta da un'altra buffa gaffe del giovane studente, dopo la quale la ragazza va via con le lacrime agli occhi, portando con sé il solito sacco di arance. Perché lei ha sempre un sacco pieno di agrumi? Perché piange?

Alla fine giunge la domanda del padre e figlio, ovvero di una sorta di "doppio della coscienza umana" (una palese) del filosofo autore del libro. Ma, con questo post, la domanda la fa sua, l'amica Paola e così la pone agli avventori del suo blog, dopo l'estenuante dialogo intorno ad un'altra domanda: "Religione della libertà o religione dell'amore?" e ancor prima su Don Chisciotte.

Ella è alla ricerca di sé stessa, ma anche i suoi amici che qui convengono sono presi, chi per un verso e chi per un altro a fare "domande" poste in scatole cinesi. Una di queste, quella di Paolo, nel suo blog, è "Il libero arbitrio: una definizione possibile?".

A questa mi sarebbe piaciuto rispondere ma mi sono mancati appigli, ma conto sempre sulla sorte per trovarne uno ed infatti, con il libro in questione è venuto fuori alla grande.

La spiegazione che è del sagace briccone di Jostein Gaarder che ce la dà ( a mio avviso) in modo velato, menando il lettore come “il can per l’aia”. Ma chi ha occhio abituato alle indagini poliziesche (il libro in esame è anche un giallo) coglie i vuoti di fatti assolutamente ignoti che non hanno spiegazione..., eccetto a far capo all'inconcepibile caro ai filosofi della metafisica.

Il primo incontro del padre di Georg avviene in un tram ad Oslo, con una ragazza che tiene tra le braccia un sacco pieno di arance. I due si guardano e, quando il tram fa un movimento brusco, lui, temendo che la ragazza perda l'equilibrio, corre verso di lei per sorreggerla, causando invece la caduta del sacco pieno di agrumi.

Il secondo è quasi una fotocopia del primo, e l'ho già descritta in precedenza. Resta da decodificare questi due fatti e si risponde, prima di tutto, al perché lei aveva sempre un sacco pieno di agrumi? Perché piangeva al secondo incontro?

Ma benedetto Iddio! perché la ragazza rappresenta per l'autore la filosofia che riversa ai lettori comuni (e non agli addetti ai lavori filosofici) e sa che la dispone al sacrificio perché pochi o nessuno riconoscerà in lei la sua magnificenza. Per Jostein Gaarder, filosofo, è come dare perle ai porci della famosa raccomandazione evangelica. Ma ce di più perché lui è speciale, e come dire l'angelo della sorte, della fatalità.

Ed è proprio l'accettazione di questa versione, probabilmente intesa da Gaarder a rispondere implicitamente alla domanda posta dall'amico Paolo Pascucci, "Il libero arbitrio: una definizione possibile?" No, afferma categoricamente il detective in Gaarder. La pretesa libertà è inquinata a ragione o causa del "brusco movimento del tram" del primo incontro, senza il quale i fatti avrebbe avuto un altro decorso. Ma nel secondo appello (incontro al bar) si ripete la goffagine del giovane studente: nulla da fare, come dire "questo matrimonio si deve fare".

Ed allora, alla domanda del libro cosa rispondere? Semplicemente, niente è scontato e non resta che LA SPERANZA.



Gaetano

teoderica ha detto...

Anche il proprio ricordo, le cose scritte, le opere, sono una forma di vita, di quella poi che sembra più appagarci, quella spirituale, quel mondo parallelo che entra in contatto con noi solo attraverso corpi. In chi mi ricorderà io vivrò per sempre.
Caro Paolo non molto tempo fa la pensavo come te, ora non più. Non mi interessa il ricordo io voglio e siccome lo voglio con tutta me stessa ritrovare l' altro nella "scompaginazione"( come ha chiamato il destino Gaetano nel suo commento).
Certo il ricordo è importante, ma accadono "cose" aldilà del libero arbitrio, cose che noi non riusciamo a vedere normalmente, perchè ancora la scienza non ci ha spiegato........ricordiamocelo con gli anni di vita che ha l' uomo, la scienza è molto giovane, per quanto possa credere di avere scoperto molto è ancora in fasce.
Ci sarà tra poco la risposta di Georg.
Ciaooooooo.

teoderica ha detto...

Ciao Giardino, la cosa più bella è rimanere con la curiosità dei bambini......hai presente, ti chiedono.....perchè, perchè, perchè.......
Ciaooooooooooooo.

teoderica ha detto...

Gaetano, ho un post pronto da tempo, ma che non trovo sia mai il momento per pubblicarlo, si intitola.....tutto prima o poi annoia......perchè te ne parlo.......eh, perchè mi stupisci sempre.Tu conosci l' autore, lo hai letto e me ne dai una spiegazione che io sentivo ma non riuscivo a spiegare.L' autore fa una domanda al figlio che è la mia stessa, perchè se il figlio risponde sì alla vita con tutto ciò che di brutto può capitare, se il gioco è per tanti breve e doloroso, se il figlio risponde sì, io sono a posto, non mi spaventa più ciò a cui io ho dato inizio......e così come dice Paolo ( ma non lo sconfiffera)anche il figlio lo chiederà al figlio come in un feedback, un eterno ritorno.
Gaetano io non avevo capito che le arance erano le perle date ai porci, quel libro capitatomi per caso tra le mani, credendolo un libro d' arte, mi ha preso nella sua rete, ho voluto ricopiarne alcuni pezzi (presto ci sarà la risposta)per donarlo agli amici del web, sperando che desse le stesse emozioni che ha dato a me.
Ciaooooooooooooo.

Pier Luigi Zanata ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Pier Luigi Zanata ha detto...

Mi (ri)avvicino in punta di piedi e entro timidamente nel tuo blog, solo perche' sono stato lontano da te e dagli amici, anche se eravate e siete sempre nella mia mente.
Interessante questo tuo post, soprattutto per lo scrittore che proponi.
Jostein Gaarder, professore di filosofia, e' uno scrittore molto controverso, soprattutto dopo la pubblicazione nell'agosto 2006 dell'articolo "Il popolo eletto da Dio". L'articolo, scritto in relazione alla guerra
del Libano del 2006, condannava alcuni aspetti della politica Israeliana e del Giudaismo, ma era anche contro il riconoscimento dello stato di Israele nella sua forma attuale.
Per questo mi chiedo se come egli dice:
''Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamano speranza.''
Come si puo' avere speranza quando si vuole impedire che un popolo abbia la sua Nazione.
L'articolo venne accusato di essere promotore di concetti antisemiti, in particolare nella descrizione del Giudaismo come "un'antica religione di un popolo in guerra", contrapponendola all'idea "Cristiana" che "il regno di Dio è nella compassione e nel perdono".
Afferma ''Sono già così pieno di stupore per il fatto che esista un mondo, che non avrei spazio per altro stupore se dovesse rivelarsi che esiste anche un altro mondo dopo questo.''
Credo che gli individui, le persone debbano amare questo mondo se si vuole che esso, all' apparenza vtanto banale, si spalanchi a mostrare le sue meraviglie.
Al Nasafi, filosofo e maestro Sufi, scriveva: La maggior parte dell' umanita' non sa quel che e' suo interesse sapere. Aborre quanto alla fine le gioverebbe''.
Jostein Gaarder mi sembra non sia dissimile dalla maggior parte dell' umanita'. La speranza e' il suo fine perche' si sente sperduto a causa del mondo e di quanto contiene. Ha paura di diventare quel che si puo' diventare.

Colgo l' occasione per augurare a te e ai tuoi ospiti felici e radiosi Natale e Anno Nuovo.
Vale

Angel ha detto...

Non si può non domandare ma si può anche non rispondere. Io continuo a domandare e a domandarmi. E sono viva, questo mi sembra un gran risultato. Nel resto del tempo cerco la mia verità nascosta dentro apparenti inganni e menzogne.
Grazie per il tuo delicato commento al mio da Zen zero. Grazie per la sensibilità.
A presto spero e felice natale
Che la gioia di questi giorni possa essere spalmata lungo tutto l'anno.

teoderica ha detto...

Caro, carissimo Pier Luigi, grazie per la tua visita,pure tu sei nei miei pensieri e siccome mi piace fantasticare mi è piaciuto immaginarti in mezzo alla natura e ai monti, contornato dalla tua ampia famiglia, vezzeggiato dalla tua bella moglie con lunghe tavolate e lunghe chiaccherate.
Jostein Gaarder, io non ho letto "Il popolo eletto da Dio" ma ritengo che la creazione di Israele sia stato uno sbaglio delle Nazioni per liberarsi dai sensi di colpa dell' Olocausto.Ti rammento che la Palestina fu conquistata con le armi da Giosuè, e che i Palestinesi vi si stanziarono tanto tempo fa, gli Israeliani in quanto eletti da Dio, dovrebbero essere accettati in ogni Paese, come piccoli stati, tipo San Marino, se tu dici che un figlio è migliore dell' altro, il primo lo sarà ma avrà anche più sacrificio, più responsabilità, quindi io vedrei tanti piccoli nuclei di Ebrei in ogni Stato come esempio di cittadini, perchè vedi io penso che uno che si sente migliore, alla fine poi lo sia, perchè si adopererà con convinzione ad esserlo.
Sono già così pieno di stupore per il fatto che esista un mondo, che non avrei spazio per altro stupore se dovesse rivelarsi che esiste anche un altro mondo dopo questo.
Io in ciò vedo solo ......lo stupore verso la bellezza del mondo, talmente enorme da non lasciare spazio per immaginarne un altro.....ma ciò non toglie che esista, siamo noi che non abbiamo altra immaginazione.
Pier Luigi, auguri di cuore di Buon Natale in tutti i giorni dell' anno........tanti besi.

teoderica ha detto...

Angel, le verità nascoste, mi piacciono queste due parole, è quasi un ossimoro......anche io cerco le verità nascoste e sai a volte sono simili alle verità nascoste degli altri, io ho imparato tanto dalle verità nascoste degli altri.......e quindi grazie anche a te che poi le sveli nei tuoi commenti o post ...............un abbraccio,il tuo Natale sarà ricco come lo sei tu.
BUON TATALE A TE E AI TUOI E CHE SI AVVERI CIO' CHE VUOI.

Annarita ha detto...

Ciaso Teo. Passo ad augurare un sereno Natale a te e ai tuoi cari. Che possa essere l'augurio per tempi meno duri, all'insegna della serenità, della tolleranza, e della buona volontà.

Un abbraccio.
annarita

teoderica ha detto...

Annarita, BUON NATALE A TE E AI TUOI PERCHE' SI AVVERI CIO' CHE VUOI.
Un abbraccio e grazie.