giovedì 10 marzo 2011

VIENI A FORLI' LA GRANDE ARTE TROVERAI LI'


Melozzo degli Ambrogi, meglio noto come Melozzo da Forlì, nacque nel 1438. La sua prima educazione artistica avvenne forse a Padova, al seguito del pittore forlivese Ansuino, ma sicuramente sulla scia di Andrea Mantenga, negli anni precedenti il 1460. Fu infatti quest'ultimo a indirizzarlo a quelle ricerche di prospettiva aerea e di scorcio di 'sotto in su' che saranno alla base della sua scienza pittorica. L'arte di Melozzo trascese i confini della Romagna per divenire astro dominante sulle scuole dell'Italia centrale. Egli può essere considerato il legittimo precursore della grande pittura illusionistica, sviluppatesi nei secoli seguenti e in particolare con l'arte barocca.
La cronologia di Melozzo è alquanto controversa: dal 1460 al 1464 lo troviamo in patria, nel 1465 ad Urbino, nel 1471 sosta a Roma dove lavora fino al 1481, poi a Loreto e Ancona. Durante il soggiorno a Urbino egli venne a contatto con Piero della Francesca, dalla cui arte fu influenzato ma non condizionato. Successivamente lavorò in Vaticano fino al 1481, qui fu 'pictor papalis', e fu tra i fondatori dell'università dei pittori detta di San Luca. Prima di partire da Roma eseguì le pitture del catino absidale della chiesa dei Santi Apostoli, oggi staccate e ridotte a frammenti conservati tra il Palazzo del Quirinale e la Pinacoteca Vaticana (i famosi angeli musicanti).
Tornato a Forlì nel maggio 1493, lavorò per 18 mesi alla volta della Cappella Feo nella chiesa di San Biagio, producendo affreschi straordinari con quello che diventò il miglior suo successore, Marco Palmezzano; affreschi purtroppo perduti nella seconda guerra mondiale. Melozzo muore l'8 novembre 1494 e viene sepolto nella chiesa di Santa Trinità a Forlì.

Dal 29 gennaio al 12 giugno, la sua città natale , Forlì , lo celebra con la più completa esposizione che mai gli sia stata dedicata. Al San Domenico saranno esposte praticamente tutte le opere “mobili” dell’artista, riunendo anche gli affreschi staccati del colossale ciclo da lui creato per l’abside della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma, ciclo disperso tra Musei Vaticani e Quirinale.
La mostra proporrà inoltre capolavori dei grandi, da Mantegna, a Piero della Francesca (in mostra, per la prima volta, dopo il restauro, anche la “Madonna di Sinigaglia”), da Bramante a Berruguete, da cui Melozzo trasse insegnamenti e suggestioni o che, come il Beato Angelico, Mino da Fiesole, Antoniazzo Romano, frequentò nella Roma pontificia.




Infine un ampia sequenza di opere, selezionate per precise affinità, di artisti che a lui si ispirarono, in particolare Raffaello presente in mostra con un nucleo strepitoso di capolavori, e che di lui furono allievi, primo tra tutti Marco Palmezzano.

Insieme a opere di Perugino, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello, a comporre una emozionante carrellata di grandi interpreti di uno dei momenti più felici della storia dell’arte.
“Senza Melozzo, il Cinquecento di Raffaello e Michelangelo non sarebbe mai esistito”. L’opinione di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, rende perfettamente l’idea di quanto il maestro forlivese abbia “pesato” sull’intero Rinascimento.
La mostra sarà visibile sabato e domenica dalle 9,30 alle 20 e dal martedì al venerdì dalle 9,30
alle 19.


immagine : Melozzo da Forlì di Teoderica

6 commenti:

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola, commento qui la poesia di Alda Merini.
Parole di donna sulla donna.
Anche se ha avuto una storia tristissima era un donna vera, piena di passioni e di passione.
Ma, soprattutto, era una donna, una donna che voleva raccontare sè stessa, ciò che di umano c'era in lei, ciò che rende la donna, se posso dire cosi, più umana dell'uomo.
Il dolore, le lacrime, l'amore, la vita.

Meravigliosa scelta, Paola mia.

teoderica ha detto...

Ciao Piero,
che bello vederti, so che sei un po' stanco di blog e quindi ritrovarti è stato proprio bello.
Grazie per avere apprezzato la mia scelta, anch'io trovo la poesia di Alda splendida ma soprattutto VERA.
Ciao Piero.

cosimo ha detto...

Tu non sai che a Forlinpopoli ho un carissimo amico!!....
Buon fine settimana!!

Gaetano Barbella ha detto...

Sono sempre imprevedibile!

Leggo nella lista dei tuoi blog preferiti, quello di Mirko Betti di mamma Paola. Che gran piacere!
Mi viene di fare delle riflessioni su una frase in evidenza nel suo blog (che non mi ha colto di sorpresa), la traduco in italiano:

« Non esiste bellezza più se non nella lotta. No capolavori di più senza un carattere aggressivo. La poesia deve essere un violento assalto contro le forze ignote, al fine di superarli a prostrarsi davanti agli uomini. »

Questa frase, che esprime il pensiero di Filippo Tommaso Marinetti, la vedo perfezionata così:
Ricorro all'idea della bellezza espressa dall'architetto e matematico americano R. B. Fuller. Egli scrisse: - quando affronto un problema non penso mai alla bellezza, penso a come risolverlo. Ma, terminato il lavoro, se la soluzione alla quale sono giunto non è bella sono sicuro di essermi sbagliato -.

Di qui tre cose:
. la prima è il problema dell'innamoramento o desiderio generati dal piacere della bellezza;
. la seconda è quella della "lotta" per giungere alla soluzione del problema;
. la seconda sta di fatto che la lotta implica, tra l'altro, l'uso della ragione che non può fare a meno del calcolo e degli stratagemmi (vedi l'Odisseo). Dunque la matematica in fin dei conti. Ma si può intendere come metafora della matematica in tutta la sua possibile espansione.

Perché allora la matematica è potente e universale? Perché a volte alcune costanti numeriche hanno un ruolo così importante in un ambito anche molto distante da quello propriamente matematico (come quello della sezione aurea, per esempio)? A questo punto appare interessante citare un aforisma del fisico britannico James Jeans: Dio è matematico?

Beh, a voler uscire un tantino dai ranghi dell'uomo cosiddetto perbene, il problema di Amleto porta a dividere Dio in due e uno di questi è la "bestia", quella - guarda caso - dei numeri dell'Apocalisse di Giovanni, dunque la matematica.
Ma in cascata viene fuori l'ordine categorico di Dio di non dividere ciò che egli aveva unito, ossia la donna all'uomo.

Se così fosse, si trattava della sua prima creazione dell'uomo che permetteva di vivere felici e contenti, ma senza una chiara coscienza di essere a causa della solitudine: mancava lo specchio. Capita di riflettervisi e non piacersi: ecco il cattivo a spaventarci. Ma anche il contrario, che porta al compiacimento vanitoso.

Da parte mia, dotato di considerevole esperienza (e anche talento non da poco) nell'ambito delle progettazioni elettromeccaniche, in particolare nelle macchine e impianti robotizzati, mi accadeva (ora sono in pensione) di incantarmi a veder funzionare le macchine dopo averle progettate e perfezionate; a veder luccicare le parti cromate e l'indovinato look delle strutture in movimento cadenzato. Ed era bello vederle muovere, quasi come una danza dei sette veli, e in quei momenti ero assente da chi era vicino a me, contavano solo quelle macchine. Ma c'è di più, perché non ho avuto buona sorte nell'essere ben remunerato per l'ottimo lavoro che svolgevo, tuttavia mi sentivo pago per la gioia che mi recava la bellezza che emanavano quelle macchine.
Altra cosa, oltre alle tre suddette, è che con le macchine non si può "imbrogliare", funzionano se tutto è stato ben progettato e poi realizzato a regola d'arte. Ecco secondo me, il segreto della vera bellezza.

Ad maiora Mirko Betti.

teoderica ha detto...

Ah, Ah e tu non sai che Forlimpopoli dista 20 km da me...qualcosa d' altro che ci avvicina.
Buona domenica Cosimo.

teoderica ha detto...

Caro Gaetano,
la tua frase:"Altra cosa, oltre alle tre suddette, è che con le macchine non si può "imbrogliare", funzionano se tutto è stato ben progettato e poi realizzato a regola d'arte. Ecco secondo me, il segreto della vera bellezza" ecco quello che manca a me per essere un' artista vera sono tutta un divenire , un istintuale e una pastrocchiona...perchè non cambiare , perchè non ne sono capace, io sono difettosa e tutto quello che faccio è un po' mancante, però sono io , forse sono dionisiaca, lunare e da me vengono le menadi e non le muse.
Ciao Gaetano, buona domenica Maestro.