venerdì 2 ottobre 2009

PEOPLE

MALIPIERO
Era nato un anno imprecisato dell' inizio del millenovecento.
Non sapeva nè leggere, nè scrivere, solo lavorare sapeva.
Disagiato, fu costretto ad andare a lavorare in Africa, nelle nuove terre conquistate dal duce.
La famiglia lo diede per disperso, egli non scrisse mai a casa, anche se i famigliari si erano raccomandati, a braccia in croce, di rivolgersi a qualcuno che sapesse scrivere.
Invece, dopo qualche anno ritornò.
Non aveva dato sue notizie, perchè aveva perso il cartoncino col suo indirizzo di casa.
Iniziò il duro lavoro di bracciante, aiutato da una cooperativa rossa.
Si sposò, ebbe un figlio, campò.
Rimasto vedovo e solo, iniziò a portare sempre una maglia rossa, e ad affiggere una copia fresca di giornata dell' Unità, la sua bibbia, alla sua porta di casa.
Salutista, si cibava dei prodotti del suo orto. Il suo più grande successo, era una vigna nata spontaneamente dai suoi escrementi; infatti, svuotava metodicamente il pitale nell' orto, con grande sprezzo dal vicinato.
Decise di risposarsi.
Si rivolse ad un sensale, questi organizzò un pullman, con altri uomini nelle stesse condizioni di Malipiero, che partì per l' Abruzzo.
Tornò con una sposa.
Ridenti, chiassosi ed allegri, gli sposi viaggiavano su un' apecar.
Lui alla guida, lei seduta in poltrona sul cassone del veicolo.
Erano molto amati dai bambini del luogo.
Poi lei morì per un tumore.
Lui intristì.
Non lo si vide più.




Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.




14 commenti:

stella ha detto...

Teo stamattina anch'io pensavo a te...
Telepatia o sono intervenuti gli Angeli Custodi?
Ho letto il brano e mi piace un sacco...
Breve, incisivo e senza fronzoli.
Continua tesoro, continua!
Ti abbraccio forte forte.

stella ha detto...

Teo hai visto i due brevi video sul mio post : "dal virtuale al reale" ?

teoderica ha detto...

Cara Stella,grazie del tuo commento......sappi che ho preso forza e consapevolezza anche da te.
Un beso.

teoderica ha detto...

Non ho visto i video, ma rimedio all' istante.
Ciao.

stella ha detto...

Teo, insieme si costruisce...

Annarita ha detto...

Teo, hai chiesto il mio parere e te lo lascio molto volentieri. Penso che non è facile condensare una storia in un testo breve come hai fatto tu. Possiedi quindi una capacità di sintesi eccellente. Il tuo stile narrativo è personale e non banale. Mi piace. Continua a scrivere. Hai molto da riversare nello scrivere.

Tenerissima l'immagine. Complimenti sinceri. Sei una bella persona con molta ricchezza interiore.

Ti auguro un buon week end e ti abbraccio con affetto.
annarita

Anonimo ha detto...

Complimenti mamma. Mi piace tanto.
Mirko

Floriana ha detto...

Cara Teo, la tua storia mi è piaciuta e mi ha emozionato. Mi ha fatto tornare in mente i racconti di mio padre, i suoi protagonisti somigliavano al tuo Malipiero. Complimenti, la tua creatività non ha limiti, già una volta ti ho descritto come una farfalla che guarda la realtà da una visuale più "alta", non mi ero sbagliata.... un abbraccio
floriana

pietro d. perrone ha detto...

Allora Paola, eccola la tristezza.
Naviga dentro di noi, veleggia nella nostra anima senza che ce ne accorgiamo.
E' quella forza che ci costringe a scegliere alcune determinate sfumature di colore più scure, più opache, più grigie.
Il tuo Malipiero ha un destino terribile, vasto quanto è vasto il mondo, ineludibile come solo il destino sa essere.
In ogni terra ed in ogni tempo la vita si è accanita contro di lui, fino a sfinirne la fibra, la materia che compone le sue cellule, che decidono, alla fine di ammalarsi e morire.
C'è la luce, che traspare da qualche anfratto, da qualche pertugio, da qualche abbaino. Ma l'oscurità non riesce a rischiararsi intorno a lui.

Gli hai dato la vita, una vita disperata. e la morte. Come le Parche hai reciso il suo esile filo sempre in bilico fra la Fortuna e la Disgrazia.
Gli avrà dato sollievo non avere più l'atroce compito di restare in vita per animare la scena di una tragedia che non ha altra fine che quella decisa da te.

Ma nel comunicargli la destinazione finale, nel tagliare il suo ultimo filo, Paola mia, hai deciso soprattutto di dargli la vita.
Senza di te, senza le tue parole, Malipiero non sarebbe mai esistito.
Se lo hai sentito nascere e crescere dentro di te, se il percorso della sua esistenza ha avuto per te il significato di arricchire la tua vita, di farti percepire una qualche sfumatura dell'esistenza cui mai avevi prestato attenzione prima, allora lui è debitore a te della vita eterna che gli hai donato.
Nessuno potrà più cancellare Malipiero dall'esistenza, neanche dopo che hai scritto il finale della sua storia.
Perchè questo è il potere dell'arte, di donare la vita. Non la morte.
Marat non potrà mai più morire nell'arte di David. Sarà eterno, incorruttibile, immortale. Anche dopo morto continuerà a vivere una vita senza fine, nella quale rappresenterà il ruolo di quello assassinato. Ma la sua morte sarà irriproducibile, irrealizzabile.
La mano di un artista non ha il potere di donare la morte.
Neanche distruggendo la sua creatura.

Così, Malipiero adesso vive, vive per sempre. Vive della tua vita stessa. Vive dentro di te. E sono sicuro che la tua vita, la vita di ogni giorno, con i suoi alti e e suoi bassi, le sue banalità e le sue vette assolute, i suoi dolori e le sue gioie saprà nutrirlo come una madre perfetta.

E lui un giorno si risveglierà, se tu lo vorrai. Perchè tu hai il potere di farlo, se soltanto lo desidererai. Si risveglierà e compirà un viaggio straordinario in tutti i luighi della terra. E andrà a riscuotere la sua dose di felicità, quella che la prima vita non ha potuto donargli.
E, se tu lo vorrai ancora, lui potrà sfiorarti con una carezza, per ringraziarti. Grazie del suo primo viaggio sulla terra. Grazie per la sua terribile esistenza. Grazie per la dolorosa fine. Grazie per il potere che tu hai su di lui e sugli elementi. Grazie se volgerai il mondo a suo favore. Grazie se vorrai donargli di nuovo la vita. E grazie anche se non vorrai.

teoderica ha detto...

Cara Stella, insieme si costruisce.....ho ben visto cosa sei riuscita a fare col tuo blog.....lo hai reso relale, ogni bit è diventata una persona.
Ciao.

teoderica ha detto...

Annarita,Floriana, Pietro, sono venuta da voi, entusiasta, felice come una bambina in cerca di approvazione.
E voi siete venuti subito e mi avete dato un caldo abbraccio.
Vi voglio bene.
All' improvviso, di getto, ho scritto una ventina di storie "People", così come disegno, sono nate quasi da sole.
I personaggi, a voi lo dico, sono ispirati a realtà, anche se elaborata, lo ho cercato di entrare dentro di loro.
Ad ogni personaggio ho dedicato un disegno.
Pubblicherò i racconti ogni tanto inframezzati ai post soliti post col titolo di "People"
Vi ringrazio tanto, perchè senza di voi, io non avrei mai iniziato questo progetto che mi sta coinvolgendo con molta passione.
Lo so che non dura, ma sta assaporando attimi di felicità.
Con affetto, Paola.

teoderica ha detto...

Caro Mirko, i complimenti di un figlio sono sempre speciali.
In questo momento sono felice, i miei personaggi escono così all' improvviso.
Ci sono stati segni di auspicio molto favorevoli, lo so che tu sei molto razionale e non vuoi sentire queste sciocchezze, te ne racconto una però:- Papà, mi ha fatto trovare in un pacchetto tutto confezionato bene L'OCCHIO.Questo occhio è un gioiellino d' argento e di swarovski , che io ammiravo dalla vetrina del negozio e più lo guardavo più sembrava fatto apposta pere me. Lo guardavo e pensavo a chi regalarlo, ma l' occhio sembrava fatto per me,non volevo spendere soldi per gioielli, che proprio non ne ho bisogno, lo sai che mi piace la bigiotteria, ma stavo meditando di comprarmelo la prossima settimana.....bè l' occhio è arrivato a casa portato da papà, proprio il giorno del debutto di People.
Con amore mamma.

Gaetano ha detto...

Cara Paola... o Teoderica,

Perché due? Perché occorre essere in due per generare, come la nascita di questo Malipiero. Nato male si potrebbe dire. Ma tu hai la facoltà di essere veggente, entro certi limiti consapevole.

Riassumo il racconto:

MALIPIERO del millenovecento.
Non sapeva né leggere, né scrivere,
solo lavorare sapeva.
Disagiato.
Si sposò, ebbe un figlio, campò.
Si cibava dei prodotti del suo orto.
Il suo più grande successo, era una vigna
nata spontaneamente dai suoi escrementi.
Rimasto vedovo e solo decise di risposarsi.
Partì per l’Abruzzo.
Tornò con una sposa.
Ridenti, chiassosi ed allegri, gli sposi.
Erano molto amati dai bambini del luogo.
Poi lei morì.
Lui intristì.
Non lo si vide più.

Approfondimenti:

Il “millenovecento” è un millennio in prospettiva del nuovo, il Duemila in corso. In questo Duemila, a differenza del millennio passato, in Italia (poiché si parla dell’Abruzzo) tutti sanno leggere e scrivere, ma ci sono molti che rifuggono il lavoro. Per non parlare di quelli dello sport, dell’arte, dello spettacolo e via dicendo, che “lavorano”, ma hanno bisogno di divertirsi: così dicono. Il matrimonio è da stimarsi un optional, si preferisce convivere. Tuttavia il matrimonio, se non con quello religioso, si perpetua davanti al sindaco.
Il disagio: in generale non c’è memoria di quello sofferto dei tempi di Malpiero, ma è una pianta che non cessa di svilupparsi e diffondersi anche dove non dovrebbe.
Il cibo: resta il concetto del mangiare prodotti naturali, cosa però negata per chi si trova in condizioni di disagio economico che, comunque, riescono ancora a “campare” a quanto sembra.
Per finire, il resto della vita matrimoniale di Malipiero e l’epilogo di questi, sussiste ancora oggi, salvo a domandarci quale sia il “messaggio” vaticinato da Paola-Teo.
È nella frase finale, “Non lo si vide più”, quasi a porre in risalto che Malipiero non è morto, come a dire che sopravvive idealmente nel Duemila, risorgendo almeno in pochi: di qui la speranza riposta in essi perché si rigeneri un mondo in declino.
Si tratta di soggetti che sopravviveranno ai cataclismi: quella sposa dell’Abruzzo, attraverso, la sua “dote”, permise di di far tornare sorridente e gioioso il vedovo Malipiero.
Resta solo la cosa saliente che svela il mistero del potere vivificante riposto in Malipiero. Cosa aveva costui, quasi un santo, di tanto prezioso in lui in virtù di questo potere?
Mi piacerebbe non rivelarlo e lasciare la risposta ad ognuno di voi amici di questo blog, compreso te Paola, ma non voglio crearvi imbarazzi poiché vi trascino continuamente, sul piano metafisico, che non piace tanto.
É facile intravedere questo grandioso potere di una vita che si “crea dal nulla”. Intendendo quella della “vigna nata spontaneamente dai suoi escrementi”.
Ecco una certa visione evangelica riferibile a Gesù che afferma di essere la vigna e noi che crediamo in lui, i tralci. Ma se non preferiamo la “strada stretta”, (riferibile agli escrementi) a quella “larga”, non “nasceremo” alla vita eterna.

Gaetano

teoderica ha detto...

Mi basta,quello che hai scritto mi basta, anzi è di più.
Non ho più paura.
Almeno ora.
Domani non so.
Il piano metafisico a me piace tanto, anche se riesco solo a sfiorarlo.
Malipiero,è la parte autentica, è la vita vissuta,è il divino che è in noi,è quello che nasce e riesce a non essere intaccato profondamente dall' artificialità.
E' la natura,che non muore mai,è primavera, estate, autunno, inverno e poi ancora primavera, estate ecc.
GRAZIE.